viaggio al centro della birra matteo malacaria

Viaggio al centro della birra: la mia auto-recensione

Lo scrivo e lo recensisco pure: Viaggio al centro della birra è il mio libro d’esordio.

Io sottoscritto Matteo Malacaria mi impegno, con spirito critico e oggettivo, a recensire Viaggio al centro della birra. Leggere e commentare libri birrari è cosa nota; la novità è che quello di oggi è il mio libro.

Mi preparo pertanto a innescare l’autodistruzione e le invettive degli haters, consapevole della scarsa credibilità del mio giudizio agli occhi del lettore malaccorto. Ritengo tuttavia che valga la pena spendere due righe per quei pochi che, fiduciosi della mia onestà, troveranno equità nelle mie parole. Lasciate perdere ogni ipotesi di complotto voi che leggete.

Facciamo un passo indietro: la genesi dell’opera.

Viaggio al centro della birra è edito in crowdpublishing da bookabook, editore italiano con una strategia editoriale innovativa. La formula in crowd consente all’autore, nonché all’editore, di finanziare i costi di revisione, grafica, stampa e distribuzione, prim’ancora che il libro venga alla luce.

Come funziona? L’autore propone il proprio manoscritto e l’editore, qualora ritenesse che il libro abbia stoffa da vendere, lo lancia in campagna di crowdpublishing. Da quel momento l’autore ha cento giorni di tempo per raccogliere duecento preordini – praticamente due copie al giorno.

Facile, nevvero? Facile un corno! Vendere un libro che non esiste è come vendere ghiaccio agli eschimesi; l’autore deve essere bravo a creare uno zoccolo duro di fedelissimi pronti a sostenerlo, da usare come ariete di sfondamento per invadere territori altrui. Una strategia degna di Risiko dietro cui si nasconde il rischio di finire in gattabuia per accusa di molestie e stalking. E’ andata bene: l’obiettivo è stato raggiunto e persino superato e l’autore è sopravvissuto per raccontarlo.

Tutto chiaro? Bene, adesso inizia il bello!

L’autore e la panoramica dell’opera.

Matteo Malacaria, prim’ancora di completare gli studi, si infatua della comunicazione gastronomica. Nel 2012 scopre la birra e cane nella tana del Bianconiglio: apre il blog Birramoriamoci e inizia a condividere col mondo i suoi primi approcci con la bevanda di Cerere. Ma non gli basta, vuole bere di più.

La sete lo conduce alle più disparate e assetate esperienze: nel 2016 finisce in Inghilterra a lavorare nell’ufficio marketing presso Thornbridge Brewery; nel 2017 dà fuori di testa, molla tutto e parte insieme alla moglie per una luna di miele intorno al mondo, zaino in spalla; più recentemente si qualifica come beer sommelier (Cicerone) e giudice birraio BJCP, dando così un tono alle sue sbevazzate. La sua partecipazione più importante risale a Birra dell’Anno 2020, il più importante concorso nazionale dedicato alla birra artigianale italiana.

Da una prima analisi del manoscritto è lapalissiano lo sforzo esemplificativo dell’autore, che trasforma un personalissimo mix di passione e lavoro in materia ludica e divertente, anche agli occhi del lettore distante dalla materia oggetto d’esame.

La narrazione diventa più arzigogolata penetrando i meandri birrari, con piccole recensioni che mettono a proprio agio il lettore più sobrio, unendo termini astrusi e aggettivi pomposi a metafore rassicuranti. I più curiosi potranno sviscerare il testo fino all’ultima virgola, scoprendo che l’autore, prima di scrivere le recensioni, fa evidente consumo di allucinanti; quello disinteressato potrà saltare impunemente le pagine, senza comunque perdere il filo della narrazione. L’autore ha dichiarato: non si offenderà.

La lettura e le impressioni generali.

Una lettura leggera ma non banale. Non una guida, non un romanzo: Viaggio al centro della birra è una storia che muove su due binari, il viaggio e la birra. Binari paralleli, apparentemente, ma che l’autore riesce a far convergere ripetutamente. Ebbene sì: il turismo birrario esiste.

Con le sue parole l’autore non vuole creare un esercito di invasati di birra a stelle e strisce, bensì invogliare i lettori a gettare uno sguardo oltreoceano; l’autore vuole indurre all’assaggio che dovrà, necessariamente, essere effettuato sul campo. Le agenzie di viaggio ringraziano.

Trait d’union tra i due poli è l’avventura di due giovani scapestrati i quali, assetati come pochi, approfittano di ogni buona occasione per farsi un goccetto. Identico spirito avventuroso permea il testo, che invita implicitamente il lettore a uscire dalla propria comfort-zone, fatta di birre in bottiglia verde, bevute gelate e a canna, relegate alla pizza del sabato sera, per esplorare un mondo di birre artigianali di tutti i colori e per tutti i gusti. Obiettivo raggiunto? Pare che alcuni lettori abbiano querelato l’autore per istigazione all’abuso di bevande alcoliche. Il commento dei più maliziosi: se l’è andata cercando.

La tecnica narrativa.

L’autore condivide con il lettore tutta l’intimità delle emozioni vissute; prende per mano il lettore e lo accompagna passo dopo passo, per 42 giorni di viaggio da New York City a Los Angeles, in un viaggio on the road lungo diecimila chilometri. I primi passi sono sicuri nell’incedere; gli ultimi iniziano ad accusare l’ubriachezza e diventano persino molesti.

La sintassi è pulita, scorrevole, ricercata ma spontanea e naturale al tempo stesso; il vocabolario è ampio, gli obbrobri grammaticali e le ridondanze evitate come la peste. Anche la materia più squisitamente birraria viene snocciolata senza fare ricorso a disquisizioni accademiche.

Sono stati sollevati dubbi circa la veridicità delle recensioni: com’è possibile sentire così tante cose in una birra? L’autore si rifiuta di lasciare dichiarazioni. La verità è che non esiste una risposta univoca. Semplicemente ogni birra ha una storia da raccontare a chi ha orecchie per ascoltarla, con la consapevolezza di essere preso per pazzo.

Viaggio al centro della birra: conclusioni.

Che fosse possibile viaggiare, anche solo con la fantasia, era cosa nota. La vera novità è scoprire che dietro la birra artigianale esiste un altro mondo. Un mondo fatto di persone, di racconti, di aneddoti, di sapori d’altri tempi. Viaggio al centro della birra ci insegna che anche la birra può fare viaggiare, in maniera del tutto legale e a un costo relativamente basso. Il che è merce rara di questi tempi.

PS. L’autore si assume la responsabilità delle informazioni mendaci evidentemente contenute; dichiara altresì di dovere questo articolo ai postumi dell’ennesima sbornia.

Viaggio al centro della birra: 42 giorni negli USA, da est a ovest, beer to beer
di Matteo Malacaria
Edito da bookabook
Pagine: 351
Prezzo: 17€ la versione cartacea, 6,99€ in formato digitale (disponibile anche su Amazon)

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