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Varietà di luppolo: il pompelmoso Cascade

Non è solo un luppolo: il Cascade ha rappresentato l’inizio di una nuova era per tutta la birra artigianale.

Cascade è il luppolo americano per antonomasia. E’ quello che in qualche modo ha fatto la fortuna di Sierra Nevada. Questo birrificio statunitense, in un clima di generale titubanza, ebbe lo straordinario intuito di utilizzarlo nella sua celebre Pale Ale. In realtà Sierra Nevada non è stato il primo in assoluto a utilizzarlo: prima (1976) ci furono la New Albion Brewing Company e la Anchor Brewing Company, la cui Liberty Ale fu la prima IPA del post-preibizionismo americano, monoluppolo e dry-hoppata.

Paradosso: a scatenare la rivoluzione della birra artigianale fu un industriale.

Se proprio vogliamo dirla tutta il primo birrificio in assoluto a fare ricorso al Cascade fu l’industriale Coors. Il paradosso dei paradossi. Dopo qualche test venne fuori che il profilo organolettico del Cascade era eccessivo per le birre di casa Coors. Il Cascade venne accantonato. Errore madornale. Da lì a poco quello stesso luppolo avrebbe dato inizio alla craft beer revolution americana, convertendo una generazione di bevitori di blande Lager alla pienezza di aromi e sapori della birra artigianale.

La coltivazione di luppolo nello stato dell’Oregon è affare antico.

Il Cascade mette radici nel lontano 1860. Tuttavia inizialmente non ha riscosso grande successo: nonostante gli sforzi i luppoli europei continuavano a rimanere i più ambiti. Oggi sembra impossibile ma a quei tempi tutto (o quasi) il luppolo impiegato sul suolo americano veniva importato dal Vecchio Continente. Ma l’America non ci stava a dipendere dall’Europa. Fu così che, per rinforzare l’indipendenza birraria statunitense, l’USDA (Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti) lanciò un nuovo programma di coltivazione e ricerca. Nel 1935 furono già coltivati il 90% dei 300.000 acri di terreno destinati al progetto. Ma il destino del Cascade era leggermente diverso.

Obiettivo? Produrre luppoli che scoppino di salute.

Il Cascade è frutto del programma condotto dall’Università dell’Oregon. L’obiettivo dei ricercatori era quello di far felici i birrai, regalando loro una nuova varietà molto aromatica. Ma conoscevano bene anche i problemi sul fronte coltivazione. Pertanto desideravano che la nuova varietà fosse anche resistente alla peronospora, grave malattia delle piante che si presenta sotto forma di macchie. A quei tempi, proprio per via delle attività di ricerca lanciate dall’USDA, si stava sperimentando di tutto e di più. Un incrocio particolarmente interessante fu quello tra Fuggle (Inghilterra) e Serebrianker (Russia), che il Dottore Stan Brooks fece impollinare da una varietà maschile a sconosciuta. Lo chiamarono USDA 56013. Nome poco originale? Bene, allora chiamiamolo come la catena montuosa che attraversa gli stati di Washington, Oregon e la provincia canadese del British Columbia. Chiamiamolo Cascade!

Produrlo è una cosa, convincere i birrifici a utilizzarlo un’altra.

Il Cascade viene ufficializzato e successivamente commercializzato solo a partire dal 1971. I suoi primi anni di vita non furono facili: nessuno voleva adottarlo. L’USDA convinse i birrifici a provarlo e a dirla tutta i commenti raccolti furono più che positivi. Ma i birrifici americani avevano timore del cambiamento e preferivano continuare a puntare sulla’affidabilità dei luppoli europei che conoscevano a menadito. Il caso volle che nei tardi anni ’60 la produzione di luppoli tedesca fosse colpita dalla verticillosi (fungo parassita). Fu un’annata disastrosa. Scarsa resa e prezzi alle stelle convinsero i birrai americani a dare una chance alle nuove varietà autoctone. Da quel momento non ne avrebbero più fatto a meno.

Cascade, dopo di lui il putiferio.

I coni hanno forma allungata. La percentuale di alfa-acidi è moderata. A renderlo eccezionale è il profilo aromatico, caratterizzato da elevati livelli di mircene e con un buon apporto di Farnesene. Il risultato è unico: citrico e tendente al pompelmo. Ci hanno provato in tanti a replicarlo: Argentina, Australia e Nuova Zelanda. Tuttavia, come per il vino, il luppolo è colpito dall‘effetto terroir: la medesima varietà, se coltivata in aree diverse, non possiederà mai le stesse caratteristiche. Oggi il Cascade è un po’ come il prezzemolo nella cucina italiana: non manca mai quando si tratta di straluppolate.

Esistono un fottio di varietà di luppolo ma alcune sono più luppolo delle altre. Il Cascade, per esempio: a lungo desiderato e al contempo rifiutato, alla fine ha giocoforza cambiato il destino della birra artigianale.

Conoscevi il luppolo Cascade? Ti piace il suo profilo organolettico?

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