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Varietà di luppolo: il Columbus

Il Columbus è una varietà di luppolo super-Alfa che non se la cava male neanche all’aroma.

Tutti a tavola, arriva Columbus! Inizia così una nuova rubrica dedicata alla varietà di luppolo, le stesse che ci fanno girare la testa e vibrare l’anima quando assaggiamo una birra. E siccome chi ben inizia è a metà dell’opera, sono lusingato di dare il benvenuto su questo blog ai ragazzi del Luppoleto Camuno, i quali hanno accettato di percorrere insieme a me questo sentiero didattico fatto di alfa-acidi, umulone e luppolina.

Il Columbus è la nostra prima “cavia”.

Tre erano le navi di Colombo, così come tre sono le ipotetiche persone (Tizio, Caio e Sempronio). Parimenti, il Columbus è famoso come “quello delle tre C”: Columbus, Centennial e Cascade. Non solo. Non c’entra un cono ma viene anche chiamato CTZ, acronimo per  Columbus, Tomahawk e Zeus. Queste ultime due sono altre varietà di luppolo: Tomohawk è praticamente il sosia del primo mentre Zeus gli somiglia tanto da essere considerato coincidente.

Le origini e il suo impiego.

Il passaporto è Statunitense. La sua paternità è quasi universalmente attribuita a Charles (Chuck) E. Zimmerman. Purtroppo il mancato brevetto ne consentirà la diffusione commerciale sotto altro nome, per l’appunto Columbus, fratello del già esistente Columbia.  E’ particolarmente impiegato per la produzione di stili straluppolati (IPA, APA) ma se la cava egregiamente anche con stili di sangue “imperiale” (Imperial IPA, Brown, Red Ale). Volendo fare dei paragoni, è simile a Nugget, Chinook, Target, Northern Brewer e Centennial.

Il Columbus è farcito di alfa-acidi.

La loro presenza (14-18%) lo iscriverebbe di diritto nei luppolo da amaro. E invece si configura come luppolo ambivalente (amaro e aroma) grazie all’elevato contenuto di oli essenziali (0,88% del luppolo in coni), responsabili del profilo olfattivo. Agrumato e leggermente citrico, con note di liquirizia e spezie (pepe nero e curry). Se utilizzato in late o dry hopping consente di rilasciare note ancora più caratteristiche: erba tagliata, prato inglese, terra umida.

Amaro massiccio e aroma sfizioso. Unico difetto? E’ molto sensibile.

Nonostante sia una varietà ambivalente, capace di giostrare come vuole, possiede un tallone d’Achille: tende a decadere con grande facilità. Riesce a mantenere più del 50% degli alfa-acidi per 6 mesi se conservato a 20 gradi centigradi. Ma per evitare ulteriori défaillance dovete prendere alcune precauzioni: conservarlo sottovuoto, sotto lo zero e al riparo dalla luce.

Il Columbus sa farci sognare scaricando cofanate di amaro in bocca. Se questo non bastasse recupera inebriandoci dei suoi profumi intensi e pungenti.

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