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Varietà di luppolo: il massiccio Centennial

Centennial è una delle varietà di luppolo americane più rappresentative.

Columbus, Cascade e Centennial: è la santissima trinità dei luppoli americani. Oggi parlo proprio di quest’ultimo. Il Centennial nasce nel 1974, due anni dopo il Cascade, ma viene introdotto in commercio solo nel 1990 da Charles (Chuck) Zimmerman e S.T. Kenny della Washington State University. Proprio nello stato del Washington è principalmente coltivato, sebbene Oregon e Idaho possiedono discreti appezzamenti.

La ricetta prevede 3/4 di Brewers Gold, 3/32 di Fuggle, 1/16 East Kent Golding, 1/32 Bavarian e 1/16 di una varietà sconosciuta. In quanto a corredo genetico c’è di tutto. Birre del genere Pale Ale e IPA lo prediligono, soprattutto quelle “old school” fatte di un amaro senza voli pindarici. Si trova spesso anche nelle ESB, Barley Wine e Imperial Stout. Insomma, le inglesi in genere.

Centennial: Massiccio è dire poco.

Alto livello di alfa-acidi (7-12%), percentuale di coumulone contenuta (23-27%) e un discreto livello di Mircene (55-65%). In realtà la quantità di AA% non è così esorbitante, oggi siamo abituati a ben altro.

Però bisogna considerare che stiamo parlando della vecchia generazione di luppoli e che nel 1990 l’amaro aveva appena iniziato a essere la nuova droga. Del resto è il luppolo che ha messo la firma su birre del calibro di Pliny The Elder di Russian River e Heady Topper di The Alchemist.

Non chiamatelo Super Cascade.

Il profilo suggerisce una caterva di agrumi, soprattutto pompelmo. Per questo molti lo hanno ribattezzato Super Cascade. In realtà il pompelmo non è così evidente come nel Cascade e a dire la verità oltre agli agrumi c’è di più: divagazioni floreali, erbacee e speziate lo rendono adatto a molteplici impieghi. Il tutto potenziato da un amaro penetrante: il Centennial ha una profondità tale che si fa sentire anche quando utilizzato in percentuali minime.

Eppure, nonostante la simpatia del pubblico, il Centennial se l’è vista brutta, oscurato da altre varietà. La sua colpa è stata nascere in un mondo dominato dal Cascade: i birrai avevano già quello che desideravano e non voglia di giocare a sperimentare nuove varietà. Ma si sa, i tempi cambiano e assieme a loro le abitudini di consumo. E soprattutto l’amaro crea assuefazione.

Dopo fiumi di Pale Ale iconiche firmate da Sierra Nevada, Stone o Rogue, i consumatori diventano dipendenti dall’amaro. Ne sono ossessionati, lo cercano, lo desiderano in misura sempre maggiore. Per soddisfarne il bisogno nascono prima le American IPA, poi le Double IPA. Nel frattempo si fa un po’ di cultura birraria, gli alfa-acidi diventano argomento di pubblico dominio e con loro la sfida a chi ce l’ha più grande. Il quantitativo di alfa-acidi, ovviamente. Oggi il Centennial sta vivendo una nuova primavera e sempre più birrai lo scelgono come loro alleato nella conquista del gusto. 

Alcune birre prodotte con luppolo Centennial:

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