Una nuova birra nasce sotto la stella Interbrau: Birra Antoniana

Già in passato si aveva avuto modo di discutere della capacità che contraddistinguevano i fratelli Vecchiato (Sandro e Michele), meglio noti come fratelli Interbrau, che nell’omonima azienda si occupano della distribuzione e commercializzazione di un elevato numero di birre Premium da ogni parte del globo, prevalentemente di carattere industriale, ma in parte anche artigianali.

Già famosi su queste pagine in passato per l’aver acquisito una storica fabbrica di birra tipo Barley Wine, la Thomas Hardy’s Ale, i promettenti fratelli si lanciano sul mercato con una nuova, entusiasmante iniziativa, che li catapulta in prima persona nel mondo della birra, coinvolgendoli più di quanto abbiano finora fatto o semplicemente immaginato: l’apertura di una propria fabbrica e la produzione di una nuova birra.

La neonata avrà il nome di Birra Antoniana, e già il nome vuole sottolineare il profondo legame tra la proprietà e la terra padovana. Perfino l’etichetta è un omaggio alla città di Padova, sulla quale vi sono riportati due simboli classici della città: il Gattamelata, ideato da Donatello e terminato nel 1453, e la Basilica di Sant’Antonio da Padova, che custodisce le reliquie del santo patrono.

L’idea solleticava i due fratelli già da tempo, ma si è solo recentemente concretizzata, partendo dal 2011 con la fondazione della società, avente sede prezzo la cittadina di Villafranca Padovana (PD). La scelta della forma societaria è ricaduta su quella di società agricola, per la quale la produzione di birra è solo parte integrante dell’attività dell’azienda agricola. Quindi, l’investimento è proseguito con la ricerca del terreno più adatto per la coltivazione dell’orzo, con scelta ricaduta sui campi di Marano Lagunare (UD), che sembra essere particolarmente portata per questo tipo di colture.

Ma quanto rende maggiormente interessante il nuovo progetto Interbrau è l’intenzione di avviare un processo destinato alla completa autoproduzione: non solo l’orzo appena citato, saranno autoctoni anche gli ingredienti che per tradizione accompagnano la produzione birraria: il luppolo ed il lievito.
Per quanto concerne il primo (luppolo), Birra Antoniana e l’Università di Parma costituiscono i partner del progetto HOPS, finalizzato all’individuazione di una tipologia di luppolo in grado di possedere quelle caratteristiche che meglio si prestano ad una specifica tipologia di produzione, sia sotto il profilo del gusto, che sotto quello dell’aroma.
Per il secondo (lievito), questa volta la ricerca è condotta in partnership con Veneto Agricoltura, e come prima finalizzato alla produzione in proprio di uno o più lieviti adatti alla produzione birraria.
La birra è stata presentata per la prima volta, ufficialmente, nella giornata del 2 Settembre scorso, in occasione de “La città della speranza”, quinta edizione della gara podistica a scopo benefico.
Da segnalare che, sebbene il progetto sia appena nato (comunque la nascita è piuttosto recente), i numeri sono già di quelli importanti: l’impianto di produzione ha una superficie di ben 900 mq, con una capacità massima di 4mila hl annui. E non solo, udite udite! L’impianto in questione è solo quello pilota, visto che si pensa ad un impianto ancora più grande, da realizzare nel breve termine, esattamente tra il 2013 e il 2014.
Che dire, piccolo imprenditori italiani crescono. Un esempio di passione e ingegno, la coppia del successo per antonomasia!

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