terrae motus agripub caiazzo

Terrae Motus: terra in movimento e alto godimento

Nel cuore di Caiazzo, provincia di Caserta, la terra vibra con forza. L’epicentro del sisma è Terrae Motus.

La storia di Terrae Motus, locale aperto tra le viuzze del borgo di Caiazzo in provincia di Caserta (Via A. A. Caiatino, 41) potrebbe iniziare con “c’era una volta il pub”. Quello spartano, rustico e un tantino polveroso, decisamente informale. Quello dove il cibo è l’eccezione e la birra la sua unica ragione di vita. Oggi le cose sono cambiate – e non poco. Il consumatore è cambiato. E’ diventato curioso, consapevole e piuttosto esigente, alle volte persino schizzinoso. Oggi la ristorazione tradizionale sta arrancando per stare dietro all’evoluzione dei gusti e costringe a ripensare l’offerta ristorativa tradizionale.

La qualità è imprescindibile ma anche l’occhio vuole la sua parte.

Non importa che tu sia un mago in cucina: oggi per mettere in piedi un business sostenibile nel settore della ristorazione occorre spremersi le meningi e dare vita all’isola che non c’è. A Caiazzo ci sono riusciti, inventandosi una declinazione di pub che strizza l’occhio all’alta ristorazione. Ti lascio immaginare la sorpresa quando, a fine giornata del tour a suon di birra artigianale campana, mi sono trovato di fronte un luogo così diverso da quel che mi aspettavo. Sorpresa positiva, sia chiaro.

Questa nuova forma di vita è stata chiamata Agripub.

Terrae Motus si è autobattezzato agripub. Terrae Motus significa letteralmente ‘terra in movimento’. Il movimento in questione non è tellurico bensì emotivo, una vera e propria scossa al cuore agli abitudinari dell’alimentazione. E’ il progetto imprenditoriale di tre soci: Mario Cipriano, già birraio e titolare di Birra Karma; Vincenzo Coppola, agronomo ed esperto di grani antichi; e Franco Pepe, maestro della farina presso la vicina pizzeria Pepe in Grani, da tutti conosciuto come l’artigiano della pizza di Caiazzo.

La cultura secolare contadina ha trovato casa.

Terrae Motus dispone di circa 60 posti a sedere dislocati su tre diversi piani. Il primo è quello più vicino all’idea di pub, con la cantina delle birre, quella dei vini e degli oli ai lati della sala. In mezzo ci sono i tavoli, tra cui uno chiamato “tavolo comune” dove le persone più “coraggiose” possono riassaporare il piacere di conoscersi. I due piani superiori si avvicinano invece all’ambiente ristorativo, soprattutto al terzo piano e ultimo piano dove si trova la cucina. Da qui, affacciandosi ai piccoli balconi, è possibile osservare i vichi di Caiazzo dall’alto della loro bellezza.

L’arredamento è dominato dal legno con la contaminazione del ferro, espressione di artigianalità. Fantastico il forno, piccola grande fucina e cuore pulsante di un locale che ha fatto del panino artigianale il suo biglietto da visita. Un panino che, al posto della classica cottura in piastra, viene infornato. L’effetto finale è quello di una pagnottella di pane caldo e fragrante, con tutto il buono della farcitura realizzata con ingredienti scelti – la maggior parte dei quali a vocazione territoriale. Poter gustare queste prelibatezze in mezzo ai vicoletti è un’esperienza gustativa da realtà aumentata che va ben oltre la stimolazione dei 5 sensi.

Non è importante cosa mangi ma dove e come lo mangi.

terrae motus bruschette

Mezzo metro di bruschetta in pieno borgo a Caiazzo: esperienza magica

Ho assaggiato il mezzo metro di bruschette con tre differenti gusti, in abbinamento a tre diverse birre. Sul fronte birrario la selezione predilige le birre a marchio Karma ma non mancano etichette di respiro nazionale. Partenza col botto con una bruschetta di ricotta e mortadella con granella di pistacchi e scorze di limone, in abbinamento al nuovo esperimento di bassa fermentazione di Karma, una Keller Pils (5.5% abv). Questa versione è stata prodotta con luppolo tedesco Hallertauer ma il birrificio vorrebbe replicarla modificando a ogni ricetta i luppoli. L’aroma è un po’ artificiale e ricorda il luppolo in pellet. Al retrogusto erbaceo il compito di ripulire la bocca a fine bevuta. Facile beva, gusto e freschezza in un unico bicchiere. Abbinamento riuscito nella misura in cui l’aspro degli agrumi della birra abbraccia la scorza di limone della bruschetta.

La seconda bruschetta è provola e alici con pomodorini insecchiti e origano, per me la più saporita delle tre. Questa volta la birra abbinata è Carminia (IPA, 6% abv). L’abbinamento valorizza l’origano ma non sfrutta appieno il potenziale lattico-sapido. La birra si presenta con un amaro certamente importante ma godibile, smussato negli angoli, capace di insinuarsi in bocca in maniera scorrevole.

L’ultima bruschetta è quella più sostanziosa: salsiccia, funghi e peperoni. Una ricetta intensa che merita l’abbinamento a una birra di pari intensità. La scelta ricade su Regula, Dark Belgian Strong Ale (9% abv), birra zeppa di spezie di non facile classificazione. L’avvolgenza della birra ben si sposa al grasso della bruschetta e per converso la secchezza ne ripulisce l’untuoso, mentre faticano ad abbracciarsi le reciproche componenti speziate, piccanti sulla bruschetta e aromatiche nella birra.

La terra che vibra sotto i piedi fa paura. Ma quando tale scossa arriva dritta al cuore c’è poco da temere. Terrae Motus trasforma grani antichi, alchemiche miscele e ingredienti a vocazione territoriale in pure emozioni. Un modo molto romantico di intendere il cibo. Basterà questo a fare innamorare il pubblico caiatino (e non solo)?

Conoscevi Terrae Motus? Cosa hai assaggiato di buono?

x

Check Also

birra artigianale campana tour

Birra artigianale campana: uno strano addio al celibato. Prima parte

Il mio è stato un addio al celibato non convenzionale: in tour alla scoperta della ...