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Spillatore birra: l’esperienza The SUB

The SUB è lo spillatore birra che porta a casa il piacere della birra alla spina.

Giammai avrei pensato di accogliere uno spillatore birra dentro le mura domestiche. Finché Beerwulf mi ha offerto la possibilità di provarlo sul campo. Perché no? Si tratta di un ritrovato della tecnologia birraria che incontra le esigenze del consumatore moderno, troppo pigro – o troppo impegnato – per andare al pub, ma che non vuole rinunciare al piacere della birra fresca come al banco.

Ovviamente il messaggio che passa tra le righe è che il pub non è più indispensabile. Ma non c’era bisogno del Coronavirus e della segregazione casalinga per capire che anche in Italia, pur meno che in Inghilterra o in Germania, il pub è un’istituzione immortale. Certamente posso spezzare una lancia in suo favore: lo spillatore birra ha il suo fascino.

Spillatore per birra: come funziona.

Sul mercato ce ne sono di tutti i tipi. L’offerta è ampia ed è facile andare in confusione. Provo allora a elencare le caratteristiche utili per orientare la scelta. Prima di tutto è bene chiarire una cosa: non c’è niente di cui avere paura. A differenza di un impianto di spillatura professionale, lo spillatore di birra non richiede corsi o pregressa esperienza. E’ un prodotto commerciale e come tale accessibile a tutti.

La prima cosa da considerare sono le dimensioni: può essere un semplice complemento d’arredo oppure occupare mezza cucina. Ognuno ha le sue esigenze e, soprattutto, i suoi spazi. Il The SUB è il giusto compromesso e grazie a un design moderno diventa materiale da esposizione.

Perché, diciamoci la verità, chi acquista uno spillatore birra casalingo lo fa anche per mostrarlo agli amici. Ve ne sono di tradizionali e di moderni, alcuni retrò e anche un po’ british. Ovviamente qui la differenza è puramente estetica ed è questione di gusti e arredamenti.

Ci sono poi le dimensioni dei fustini. Quelli del The SUB si chiamano TORP, il che significa che siamo in regime di tecnologia proprietaria. Ognuno contiene due litri di birra. Sono i volumi giusti? Secondo me no: l’ho utilizzato durante un pranzo con amici ed è terminato a metà pasto. Perfetto invece per il consumo di coppia. Aperto il fusto si consiglia di consumarlo entro 15 giorni ma lasciami dire che non ha senso acquistare uno spillatore birra se poi occorrono due settimane per fare fuori 2 litri.

Altre tecnologie utilizzano fustini da 3 o 5 litri. Se 2 sono pochi, 5 sono sicuramente troppi, eccezione fatta per le serate con ospiti e i barbecue in giardino. Secondo me 3 è il numero perfetto, anche perché al crescere del volume si abbatte il costo.

Infine c’è lui, il comandante sovrano di qualsiasi logica d’acquisto: il prezzo. Il The SUB si aggira poco sopra i 100 euro, sotto la media per prodotti entry level (130 euro). Il che è un punto a suo favore. Maggiore tecnologia e accessori sono possibili ma fanno lievitare velocemente il prezzo oltre i 300 euro.

Perché uno spillatore e non la solita birra in bottiglia?

Be’, come in ogni somministrazione, sia essa di cibo oppure bevande, la modalità di servizio incide sull’esperienza gustativa. Lo stereotipo sulla birra alla spina è che sia più buona e fresca di quella confezionata in bottiglia o lattina. Ma la freschezza non dipende dalla temperatura, che è uguale a quella del frigo casalingo.

Dipende invece dalla carbonazione, dalle piccole particelle di anidride carbonica disciolte nella birra, dalle bollicine che stuzzicano il palato e rendono la birra “frizzante”. E rinfrescante. Lo spillatore dà alla birra una marcia in più. Normalmente sarebbe anidride carbonica o carboazoto, nel caso the The SUB si tratta di aria compressa – normalmente l’ossigeno è assolutamente da evitare -, il che mi lascia dubbi in merito ai 15 giorni di termine minimo di consumo.

C’è poi la temperatura di servizio. Lo spillatore abbassa la temperatura di conservazione a 2 gradi, quella di servizio a 3/4 gradi centigradi. Va certamente bene per alcune birre ma non per tutte. Nel mio caso è andata benissimo per una Session IPA (Brand), mentre avrei fatto volentieri a meno di assaggiare una Oatmeal Stout (Fourpure) quasi ghiacciata.

Un limite del The SUB sta quindi nell’impossibilità di adattare la temperatura di servizio. Ma questo è un limite diffuso alla stragrande maggioranza dei pub, soprattutto quelli con impianto in comodato d’uso. E non può essere regolata neppure la pressione di servizio, che inevitabilmente favorirà alcuni stili a svantaggio di altri.

C’è poi da considerare il ridotto impatto ambientale, che rende lo spillatore birra un prodotto ecologico rispetto a bottiglie e lattine. Al consumatore medio la cosa non importa, a me sì: sto diventando sempre più sensibile all’argomento e, pur consapevole che si tratta di una leva di marketing, apprezzo le aziende che ne sono portavoci.

Ovviamente, se di impatto ambientale si parla, bisogna considerare anche il rovescio della medaglia: il consumo energetico. Ma questi sono spillatori pret-a-porter e viaggiano con motori di raffreddamento da 70 W. Quanto incidono questi consumi in bolletta? Praticamente nulla, anche lasciando lo spillatore birra acceso a oltranza. Ovviamente il discorso non vale per gli spillatori pieni di luci stroboscopiche. La luce The SUB adotta logica binaria. E’ rossa? Attendere, prego. E’ verde? Si aprano le danze!

Spillare la birra: consigli per l’uso.

Leggendo qualche recensione sono emerse due cose: la prima è che le persone hanno quasi timore dello spillatore, perché non ne conoscono le modalità d’uso. Provo a eliminare il panico. Immagina il The SUB come il corrispondente birrario delle diffuse macchine del caffè in capsule o in cialde: riduce al minimo le possibilità di intervento e favorisce un prodotto di qualità stabile e standardizzata. Bisogna solo inserire la spina della corrente e il fusto nel suo alloggio. Stop. Leggendo le istruzioni anche mia nonna riuscirebbe a farlo funzionare.

Ovviamente uno spillatore di birra non è un corso accelerato in spillatura, un’arte che richiede anni di studio ed esperienza sul campo. Senza scendere nei meandri della materia, mi limito a dire che temperatura e pressione sono i protagonisti del servizio perfetto. E sono tra loro interdipendenti.

Qui non ci sono rubinetti, freni o manometri da regolare. Per cui, nuovamente, siano tranquilli i profani del servizio perfetto. L’unica cosa da fare è abbassare o sollevare l’impugnatura, che non ammette mezze manovre. In quanto alla schiuma non c’è da preoccuparsi: ne forma e va bene. La schiuma è amica della birra e una birra senza schiuma non è birra.

Che si tratti di uno spillatore birra casalingo o di un impianto professionale non si può prescindere dalla manutenzione. Si va dai pochi accorgimenti per lo spillatore domestico alla manutenzione periodica, addirittura quotidiana nei pub più esigenti.

La birra è un prodotto assai suscettibile a ossigeno, luce e temperatura e il percorso da fusto a bocca, bicchiere compreso, è tanto breve quanto determinante: può valorizzare la birra oppure renderla imbevibile. Chi acquista uno spillatore dovrebbe prendersi la responsabilità di trattarlo bene, quasi quanto un animale domestico. Nel caso del The SUB è tutto più semplice. La propria responsabilità si esaurisce evitando di rimuovere il fusto prima che sia terminato. Punto.

Un dettaglio importante: i fustini.

The SUB, etichettato Krups, è in realtà di proprietà di Heineken. Ammetto il mio iniziale scetticismo nei suoi confronti. Non tanto per l’azienda che lo commercializza, quanto piuttosto per i fusti di birra che lo accompagnano. Heineken, Birra Moretti, Desperados… Non sono certamente nomi affascinanti per un consumatore di birra artigianale.

Per fortuna a questi prodotti Premium Beerwulf ha recentemente affiancato tante belle novità, che pur non artigianali – quale birrificio artigianale si può permettere una tecnologia per il confezionamento in TORP? – sono frutto di ex birrifici artigianali.

La mia esperienza The SUB.

Prima di concludere vorrei raccontare brevemente la mia esperienza diretta con lo strumento. La prima sorpresa è stata l’ottima fattura dello spillatore. Robusto, solido e affidabile, distante anni luce dai giocattoli di plastica che si trovano in commercio. Quando l’ho montato mia moglie, rientrando da lavoro, ne è rimasta subito colpita, ritenendolo adatto al suo arredo. Ancora oggi, nonostante l’assenza di fusti, il The SUB continua a fare bella mostra di sé in salotto.

Montarlo (e smontarlo) è facilissimo: il manuale contiene poche e precise istruzioni. Sinceramente non capisco le recensioni negative in merito alla luce che non diventa mai verde – ergo non raggiunge la temperatura di servizio corretta.

Ho fatto la prova e ha impiegato meno di un’ora per passare da rossa a verde. L’importante è conservare i fustini in frigo, affinché possano essere già freschi prima di essere montati. Ma questo è logico: la birra calda è nemica di sé stessa.

Ho assaggiato due prodotti: Brand Session IPA e Fourpure Oatmeal Stout. Sarò sincero: deludente la prima, blanda e anche un po’ astringente, interessante la seconda.  il fustino arriva con un TMC (Termine Minimo di Conservazione) di soli due mesi. Notevole. Del resto si tratta di un ex birrificio artigianale il cui prodotto è ancora un ottimo compromesso tra artigianale e industriale. Una sorta di gateway beer.

La Session IPA è stata utilizzata per organizzare un aperitivo con amici, in cui ovviamente protagonista è stato lo spillatore birra stesso. Che, a detta loro, sarebbero disposti ad acquistare. La Oatmeal Stout l’ho invece riservata a un pranzo per due a base di polpette al sugo in pane cafone. Una sorpresa! La morbidezza dell’avena avvolge le polpette e ne anestetizza il carattere deciso di pepe nero, formaggio pecorino, aglio e, nel mio caso, un pizzico di piccante peperoncino calabrese. E ovviamente tiene a freno l’acidità del pomodoro. Ma poi, quando si arriva al cuore tenero della carne, i malti tostati e la loro tenue amarezza controbilanciano alla perfezione grassi e tendenza dolce, trasformando il pranzo in un trionfo di gusto.

Assieme ai fustini Beerwulf ha esteso anche la gamma di birre in bottiglia, tra le quali si nascondono vere e proprie chicche. Ecco quelle da me assaggiate:

In conclusione: Krups The SUB è uno spillatore birra dal buon rapporto tra qualità e prezzo. I suoi punti di forza sono semplicità e praticità, mentre il design lo rende un ottimo complemento d’arredo. Vale la pena acquistarlo? Potrebbe. Sostituisce il pub? Assolutamente no.

Ringrazio Beerwulf per avermi dato la possibilità di testare il The SUB, cosa che a mia volta ti consiglio di fare. Oppure hai già il tuo spillatore di birra? Raccontami la tua esperienza!

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