the sheaf view sheffield

Sheaf View: la baita, il Belgio e le bottiglie

Sheaf View è un pub che unisce il fascino della location al piacere della buona birra.

Già prima di entrare allo Sheaf View rimango sbalordito. Mi accordo della sua presenza in cima alla strada non appena sbuco fuori dallo stretto sottopassaggio. Quello che mi trovo  di fronte è uno scenario suggestivo. Il pub è lì, tronfio, sentinella a guardia del fiume di cui porta il nome. Sembra quasi attendermi. E io, con un misto di trepidazione e reverenza, mi accingo a varcarne la soglia.

Vengo accolto da una collezione di bottiglie di birra.

L’ingresso dà su una sala che si sviluppa a lungo, a mo’ di corridoio. Gli elementi presenti sono tatti e ci vuole un po’ ad abituare la vista. Una volta presa confidenza si ha l’impressione di trovarsi in una baita. Sono i dettagli a dirlo: pavimento, tavoli e sedie in legno. Alle pareti si sostituiscono grandi vetrate che consentono alla luce esterna di penetrare con facilità, dando un tocco romantico all’ambiente. Un angolo della medesima stanza è costruito in mattonato e custodisce un camino, il migliore amico dell’inglese infreddolito.

Un uccellino mi dice che allo Sheaf View si beve bene.

I dettagli sono in tinta con l’ambiente: l’intero corridoio è tappezzata di bottiglie di birra in vetro. Il corridoio termina laddove inizia la sala principale, dove continua la collezione di bottiglie di vetro. Sembra di entrare in una sala comune, un grande quadrato attorno al quale si sviluppano i posti a sedere. Un angolo di questo quadrato ospita il possente bancone, che si sviluppa a forma di “L”. Arredano la sala il tappeto in tessuto verde – che diventa pavimento piastrellato in prossimità del bancone – mentre l’intera stanza è abbellita dai fantastici passaggi in legno di faggio con vetrate colorate.

L’offerta birraria si conferma all’altezza delle aspettative.

La bellezza del luogo è confermata da un’offerta birraria all’altezza. Così è stato. Diversamente dal solito la cosa che più mi impressiona sono le spine. Non per il numero, bensì per le etichette: Bitburger, Früli e Bacchus Kriek. Il tutto corredato da una buona selezione di prodotti in bottiglia. Una selezione che privilegia la scena europea, Belgio in primis. Il perché è presto detto: il publican dello Sheaf View ha origini belghe. Va bene che stiamo parlando di prodotti di ampia diffusione ma la presenza di queste birre mostra una particolare attenzione verso il panorama birrario internazionale, cosa più unica che rara nel tradizionale pub inglese di quartiere. Le vie si suddividono tra 12 spine (di cui 2 sidri) e 8 handpump. Prendo posto a sedere. La cosa curiosa è che mi sono casualmente seduto al tavolo di un vecchio habitué, a giudicare dalla targa commemorativa a lui dedicata. La cosa mi onora e al contempo mi trasmette una sensazione di tristezza… Bando alle ciance, non v’è tempo per essere tristi: è tempo di assaggi!

Brewer’s Gold by Pictish Brewing Company, Pale Ale, 3.8% abv.

Cappello di schiuma all’inglese, densa e cremosa al punto da poterla mangiare col cucchiaino. Colore oro antico e riflessi dorati, aspetto completamente limpido. Fare birre monoluppolo è un classico di questa brewery e approfitto dell’occasione per estrapolare l’essenza del luppolo in questione (Brewer’s Gold). E’ un luppolo statunitense ma non tanto arrogante quanto i suoi simili. Prima annusata: delicato fruttato da agrumi (arancia, mandarino). Seconda annusata: confermata la presenza fruttata, qui quasi zuccherina, accompagnata da sentori erbacei e umidi, di prato bagnato. In fondo ci sono una vena speziata e una punta di legno. A giudicare da questo assaggio il Brewer’s Gold sembra il luppolo del bosco. Stemperandosi emerge anche un leggero sentore di diacetile (burro), un classico per le Ales inglesi.

La metti in bocca e… Spettacolo! Di regola la ricchezza gustativa è direttamente proporzionale alla gradazione alcolica. Ma lei non lo sa e ti riversa addosso una moltitudine di sapori. Intensità, ricchezza, beverinità. C’è praticamente tutto. Carbonazione a terra a eccezione di qualche bollicina, corpo da medio a leggero e mouthfeel denso, simile a quello del latte fresco. All’ingresso si affaccia l’erbaceo, amaro, accompagnato da punte aspre di agrumi (arancia). A tenergli testa sono i malti: crosta di pane, toast, biscotto, pasta frolla. Ma il loro pieno potenziale verrà svelato solo a deglutizione avvenuta. Qui si verifica una rapida successione di elementi sensoriali: amaro erbaceo, cereali croccanti, nuovamente erbaceo con un residuo di scorza di agrumi. Finale non asciutto ma comunque abbastanza secco. Retrolfatto di alpenliebe, retrogusto erbaceo.

Black Forest by Jungle Brewery, Dark Chocolate Cherry Stout, 4.4% abv.

the sheaf view sheffield dark

Cappello di schiuma pari a quello descritto poc’anzi ma di colore nocciola. Colore nero con vaghi riflessi borgogna; aspetto impenetrabile. Ne avevo già percepito qualcosa mentre veniva servita. Avvicino il naso al bicchiere e ne ho la conferma: questa birra ha un aroma zuccherosissimo. Sembra di avere sotto al naso un dolce al cioccolato impreziosito da frutti rossi. Grandissima pulizia, la stessa che consente di spacchettarne le componenti. In testa c’è il cioccolato al latte, meglio ancora il lattosio. Subito dopo un corpo di colore rossonero: da una parte prosegue la componente dolce di fragola e ciliegie; dall’altra arrivano finalmente le tostature (cioccolato fondente a bassa percentuale, biscotto al cacao, polvere di caffè, toast e caffè bruciato). Il cuore è di vanillina.

In bocca si ritrovano le note nere, sostenute dagli zuccheri della frutta rossa. Le tostature sono marginali – qui il torrefatto è praticamente assente –, mentre nel finale c’è la menta piperita, fresca e pungente. Unica variante rispetto al naso è la radice di liquirizia. Carbonazione assente, corpo da medio a pieno, mouthfeel gelatinoso. Retrolfatto di gelatina di fragola. La pinguedine gustativa è un balsamo per la bocca. Per converso determina un difetto di beverinità dovuto al fatto che i sapori non riescono a legarsi completamente.

Rose Wheat Beer by Tickety Brew, Wheat Beer, 4.5% abv.

the sheaf view sheffield wheat

Cappello sottile e cremoso di colore panna, persistente. Colore paglierino e aspetto lattiginoso, con riflessi simili a quelli di una limonata. Rose di nome, rose di fatto: aroma fresco, delicato, suadente, tale e quale a un bouquet di rose. C’è anche una leggera sensazione pizzicante che ricorda il frutto del drago (falso frutto della rosa). Il grano è piuttosto una suggestione. Qualche altro malto chiaro accompagna la bevuta (cereali, pasta frolla). Il finale richiama in causa una delicata speziatura a base di sale rosa dell’Himalaya e chiodi di garofano.

Il percorso gustativo prosegue sullo stesso binario di quello olfattivo. A caratterizzare questa birra sono la freschezza e le rose, queste ultime ancora più evidenti. Forse troppo, visto che sottraggono spazio agli altri descrittori. La freschezza è molto vicina a quella di una bevanda citrica (lime, limone, cedro). Solo nel finale compaiono i malti, croccanti nelle note di crosta di pane, frollino e cereali. Finale sfizioso che chiama nuovamente in causa le rose, affiancandovi le spezie (chiodi di garofano, cardamomo e anice stellato). Carbonazione assente, corpo medio e mouthfeel carezzevole. Retrolfatto di Sambuca, retrogusto erbaceo.

Non potevo chiedere di meglio. In mezzo al mare magnum di pub inglesi, lo Sheaf View si distingue in positivo per aspetto, servizio e selezione birraria. Una gran bella scoperta che mi sento di consigliarti.

Sei mai stato a Sheffield? Hai fatto visita anche tu allo Sheaf View?

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