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La mia settimana della birra artigianale in Toscana. Parte seconda

La mia Settimana della Birra Artigianale non è certo finita! Continua il viaggio alla scoperta dei birrifici artigianali toscani. Oggi tocca agli altri due. Chi sarà stato così (s)fortunato da ricevere la mia visita scomoda?

Ieri ci siamo lasciati a un birrificio e mezzo, ovvero esattamente a metà della mia Settimana della Birra Artigianale. Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati. Sono da poco passate le 13, e io ho appena preso il treno di ritorno verso Pisa. Prima però si fa scalo a Viareggio, per una visita al Birrificio degli Archi. Questa volta non è stato necessario camminare più di tanto, perché il birrificio si trova a un tiro di schioppo dalla stazione. Buono a sapersi, soprattutto in previsione di una possibile capatina al prossimo festival locale, Il Senso della Birra. Avevo già avuto modo di conoscere Michele Menchini – il birraio – grazie a quel fantastico strumento che è la Rete. Tanta era la voglia di incontrarlo che non ho avuto dubbi ad aggiungere il birrificio all’itinerario.

Incontrarlo è stato a dir poco elettrizzante!

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Il Birrificio degli Archi è in piedi da un sacco di tempo, addirittura dal 2008. Ne sono proprietari 8 soci i quali, a metà strada tra il piacere e l’investimento, hanno deciso pro tempore di mettere su un birrificio. Peccato non averci mai creduto più di tanto quando il mercato era praticamente vergine, perché oggi avrebbero goduto di un abbondante raccolto. E’ la conferma che la bontà delle birre artigianali è giocoforza incatenata alla sua figura paterna, il birraio. Michele Menchini, dopo aver raggiunto l’imbarazzante traguardo di 700 litri al mese di produzione casalinga, e dopo aver letteralmente inondato Viareggio delle sue creaturine, è stato chiamato in causa a risollevare le sorti del birrificio.

Un compito ingrato, che sta riuscendo a portare avanti alla grande.

Merito, tra le altre, delle Single Pub Beer. Nel momento in cui lo incontro 2/3 dei fermentatori sono occupati da queste particolari ricette, a cavallo tra le collabrewation e le birre commissionate in esclusiva. E’ la cifra professionale adottata da Michele, che oltre a essere “l’amico di tutti” – purché si tratti di birra – vanta un bagaglio esperenziale e conoscitivo non indifferente, grazie al quale spazia con ammirevole facilità da uno stile all’altro. L’amicizia con l’amico grafico, Dario Frattaruolo, riesce poi a fare il resto, imprimendo alle nuove creazioni una loro identità anche sotto il profilo dell’immagine.

Michele smanetta su di un impianto “romantico” – giusto per utilizzare un eufemismo.

Dimensioni da 10 hl e totalmente manuale, ricavato da vecchi tini utilizzati per mescere la birra nei pub anglosassoni nei lontani anni ’60, incamiciati – rivestiti all’esterno – da legno. Si affiancano tre fermentatori di medesima dimensione i quali, visto l’andamento produttivo, sono già diventati stretti. Per fortuna produrre su commissione per i pub consente di lavorare molto coi fusti, riducendo notevolmente i tempi di smaltimento delle nuove produzioni.

Tra le novità avremo presto modo di bere una collabrewation a 6 mani – la prima realizzata di una serie – con Marco Meneghin di Stavio e Lino Lucarelli di Beer People, una beer firm di prossima apertura a Palestrina, Roma. Chiamata Hands on Face, sarà una Brown IPA da circa 6 gradi alcolemici. Arriverà poi una Red IPA, “uno stile sottovalutato”, assieme alla brew firm La Staffetta.

Ultima giornata, degna conclusione di una Settimana della Birra Artigianale me-mo-ra-bi-le!

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Visita al Birrificio Brùton. Qui conosco Apo, Andrea e Alessio, che mi accolgono con le facenzie tipiche dei fannulloni. Mi basteranno un paio di ore per scoprire che è la loro filosofia, e che a discapito delle apparenze la qualità non risponde all’etichetta dell’impiegato d’ufficio. Subito la bomba: entro fine anno il birrificio cambierà impianto. Apo mi confida che i volumi di produzione attuali (10 hl) non sono più sufficienti a soddisfare la domanda. Si passerà così a un 20 hl -con tanto di imbottigliatrice isobarica annessa – senza tuttavia allontanarsi troppo dalla posizione attuale. Questo consentirà di produrre annualmente birre attualmente stagionali, nonché di offrire spazio in bottiglia anche all’unica ricetta alla quale è stato finora negato il vetro, la Eva. E’ finita qui? Certo che no! Domani concederò un altro po’ di spazio ad Apo, che si racconterà attraverso la mia intervista. Stay tuned!

E insomma, la Settimana della Birra Artigianale è così volta alla conclusione. Adesso sai come l’ho trascorsa. Ma tu, cosa hai combinato di bello? dove sei stato, e quali – e quante – birre hai bevuto?

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