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Schuppenboer Tripel Birrificio Het Nest

Schuppenboer Tripel è la prima di una serie di birre maturate in botti diverse.

Si torna a parlare del Birrificio Het Nest. La Schuppenboer Tripel l’ho assaggiata in molteplici versioni: quella barricata in botti ex Rum (Winter 2018) e quella in botti ex Calvados (Grand Cru) . Stavolta faccio un passo indietro per assaggiare l’originale Tripel come birrificio l’ha fatta.

Ci troviamo nella città di Turnhout, a nord di Anversa, dove ha sede il Cartamundi Group, società belga leader internazionale dei giochi da tavolo, delle carte da gioco e da collezione, con tanto di museo nazionale dedicato. E sulle carte da gioco il birrificio ha costruito la propria immagine, trasferendola nella grafica delle etichette.

Het Nest, ovvero “il nido”, nasce quasi per gioco come beer firm nel 2007. Per l’approfondimento alla storia del birrificio vi rimando a questo articolo. Adesso è il momento di assaggiare la Schuppenboer Tripel, una birra che in sede di concorso si è classificata terza tra ben 92 Tripel.

Rientra a pieno titolo nel novero delle Abbey Tripel ma si concede la licenza brassicola del luppolo statunitense Cascade, non concepito dagli esemplari tradizionali, insieme all’aggiunta di coriandolo. Per questo motivo molti la chiamano Tripel Grand Cru, per sottolinearne il carattere peculiare e il profilo più dolce di una tradizionale Tripel.

Il birrificio la consiglia in abbinamento a: carni grigliate, pesce, formaggi stagionati a pasta dura, dessert alla frutta.

Bottiglia da 33 cl, 8% ABV, lotto con scadenza 09/2020. In vendita su Cantina della Birra.

Aspetto

Versa con l’esplosività e l’esuberanza di uno champagne, con tanto di visibile frizzantezza. Il colore è dorato carico, quasi aranciato, sormontato da un denso cappello di schiuma biancastra e pannosa.

Aroma

L’olfatto si apre sotto l’effige dei frutti, soprattutto quelli a pasta rancio con tanto di nocciolo (pesca, albicocca, nettarina) ma passa anche attraverso memorie di agrumi, in particolare mandarino. A dirla tutta c’è anche frutta più matura, quale banana e mela varietà Fuji.

Alla frutta si affiancano le spezie, un gradino di intensità leggermente più basso ma comunque in grado di reggere il confronto: candido pepe, chiodi di garofano, memorie di noce moscata. Fa da corredo una verve erbacea, sottile ma vibrante, che gradualmente, man mano che la birra si scalda, si confonde agli effluvi di alcol, creando l’effetto immaginifico di un amaro alle erbe. I malti chiari sono marginali e si limitano ad apportare note di pane, brioche e pan di spagna ubriaco.

Gusto

Corpo pieno, carbonazione medio/alta, sensazione tattile avvolgente, voluttuosa ma non propriamente cremosa. Immediata la carezza etilica, ben inferiore all’alcol dichiarato in etichetta. E’ un invito ad affondare le labbra piuttosto che un suggerimento a berla con parsimonia. Sotto l’alcol ci sono morbide note di malti chiari che trovano esatta corrispondenza con l’aroma, ricordando anche l’arancia candita e il miele di acacia.

Seguiranno la frutta, ben matura, e le spezie, di calde tonalità pepate. Il profilo della birra è però più dolce del previsto, pur tuttavia lungi dall’essere stucchevole. Nonostante l’abbondanza del corpo termina piuttosto secca, frutto del contrappeso amaro dato dall’unione di luppoli, spezie e alcol. Finale caldo e quasi piccante di spezie e alcol. Retrolfatto di pane.

Schuppenboer Tripel: conclusioni.

Dolce ma non troppo, Schuppenboer Tripel è una Tripel insolita. Un esemplare che nonostante la complessità riesce a farsi apprezzare nelle diverse sfumature grazie a una pulizia eccezionale.

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