ritual lab birrificio

Ritual Lab: tra astrattismo, birra e metafisica

Ritual Lab è un giovane birrificio col pallino dell’arte. Le sue etichette sono la fusione tra astrattismo e pittura metafisica.

Rituale. Un termine che evoca ripetitività, metodo, esercizio meccanico di una serie di gesti. E’ proprio guidato dal suo rituale che Giovanni Faenza (il birraio) inizia a produrre birra in un capannone all’età di 21 anni – oggi ne ha circa 27. Inizia così, per gioco, ma con la consapevolezza che le cose, se fatte, vanno fatte come si deve. Il suo spirito della gioventù, la scuola birraria tedesca e il rituale – con tanto di maturazione in cantina di tufo – mescolati assieme in un grande calderone molto simile a quello dello streghe, danno vita a Ritual Lab, birrificio di Formello (RM). Partito come beer firm nel 2014 è diventato nel 2015 birrificio a tutti gli effetti.

3 ingredienti: sperimentazione, coltivazione e formazione.

Sono questi i punti che descrivono la filosofia Ritual Lab. La sperimentazione è strettamente legata alla produzione birraria e consiste nella ricerca di nuovi metodi di produzione e maturazione. La coltivazione si riferisce invece alla produzione autoctona di luppolo, pratica nata nelle mura domestiche degli homebrewer ma che sta ricevendo crescente interesse dai birrifici. Infine la formazione, consistente in corsi pratici di produzione birraria. Il docente è di quelli importanti: Emilio Maddozzo è laureato presso l’accademia Doemens di Monaco di Baviera, titolo che gli consente di essere uno dei pochi a potersi fregiare del titolo di Mastro Birraio.

Bello, bellissimo il progetto Ritual Lab. Ma le etichette?

Bé, caro mio, volevo farti entrare nel clima prima di farti vedere il meglio. Sono quattro, suddivise tra alta a bassa fermentazione, e sono un concentrato all’ennesima potenza di differenti correnti artistiche. Ci sono i manichini della Pittura Metafisica che hanno reso famoso Giorgio de Chirico. Ma ci sono anche i motivi geometrici e i punti che hanno reso unico l’astrattismo di Kandinsky. Il risultato è un’estasi sensoriale a 360 gradi, che parte dal senso della vista per poi dilatarsi nello spaziotempo coinvolgendo naso e bocca. Sublime!

Ed eccole qui, queste piccole opere d’arte!

ritual lab super lemon ale

Super Lemon Ale, American Pale Ale (APA) da 5,3%, birra monoluppolo prodotta con copiose gittate di profumatissimo Citra americano.

ritual lab ritual pils

Ritual Pils è una Pilsner di scuola tedesca da 5,9% abv. La differenza tra la Pils tedesca e quella boema risiede prevalentemente nel punto in cui malti e luppoli si bilanciano: nella prima l’ago si sposta leggermente verso i malti mentre nella seconda l’accento si sposta sui luppoli.

ritual lab la bock

La Bock è esattamente quello che il nome suggerisce: una Bock, birra a bassa fermentazione tedesca, piena di corpo e ricca di malto, moderatamente alcolica (6,4%).

ritual lab black belt

L’ultima nata in casa Ritual Lab si chiama Black Belt. E’ una Oatmeal Stout (Stout la cui astringenza è tenuta a freno dalla morbidezza dell’avena) da 5,8 gradi alcolemici. L’etichetta suggerisce la pratica del silenzio. Tutti zitti, dunque, a contemplare quest’opera d’arte liquida.

Le etichette Ritual Lab non ricorrono a grida strampalate o allo scandalo per farsi notare. La loro presenza è piuttosto un flebile sussurro che solo gli animi più nobili e sensibili sapranno udire.

Conoscevi il progetto Ritual Lab? hai provato le sue birre? e delle sue etichette cosa te ne pare?

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