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Risolatte o Arroz con Leche: ricetta e abbinamento

Risolatte, o Arroz con Leche, è un dolce a base di riso cotto nel latte aromatizzato.

Il Risolatte – preferisco chiamarlo col nome con cui l’ho conosciuto: Arroz con Leche – possiede molteplici interpretazioni. Può essere il dolce di una volta, quello di generazioni senza food blogger, addirittura senza smartphone, di poca apparenza e tanta sostanza, di ricette povere ma deliziose. Per i più audaci, sottoscritto compreso, può essere la colazione dei campioni. Oppure semplicemente, per chi ha visitato l’America Latina, rappresenta un modo per viaggiare anche solo con la fantasia.

Pochi ingredienti: riso, latte e spezie. E basta? Se ho detto che si tratta di una ricetta dei poveri un motivo ci sarà! Un dolce certamente non convenzionale, che agli zuccheri preferisce gli amidi del riso. Golosi siete avvertiti. Ma anche un nuovo modo di intendere il comfort food: dopo anni di brodi, minestre e umami, è giunta l’era dell’amore, quello dolce. 

Ingredienti per 2 persone

  • 100 gr di riso Carnaroli invecchiato Acquerello (Tenuta Colombara)
  • 300 ml di latte fresco intero
  • 20 gr di zucchero (in alternativa, come nel mio caso, miele)
  • 1 scorza di limone
  • 1 baccello di vaniglia o di cannella
  • spezie (sale, cannella o cacao amaro in polvere) q.b.

Preparazione

Tutto comincia laddove finisce la prima pappata: il latte. Una padella di media larghezza, meglio se antiaderente. Latte sul fondo e fiamma a fuoco medio. Il latte deve riscaldare, non bollire. Al latte aggiungere il bastoncino di cannella (in alternativa quello di vaniglia, che io ho sostituito con le proteine in polvere) e la scorza di limone. Niente paura fotografi del cibo: entrambi verranno rimossi a fine cottura. Infine lo zucchero o la sostanza zuccherina prediletta. E un pizzico di sale, sempre benvenuto.

Protrarre la cottura fino a bollore, quindi aggiungere il riso e lasciare cucinare sempre a fuoco medio per mezzora. Durante questo lasso di tempo sono vietati gli spostamenti per casa: il riso va mosso per evitare che i chicchi si incollino ma soprattutto bisogna evitare che si asciughi. Il risultato dev’essere una crema.

Mezzora è il tempo di cottura indicativo, perfetto per chi preferisce sentire ancora la consistenza del riso sotto i denti. Questa è la versione che preferisco. Protraendo la cottura il chicco si rammollisce, diventando più simile al porridge.

Eliminare cannella e limone, quindi servire. Piatto fondo per invitati meritevoli, bicchiere monoporzione per i più fashion. Per entrambi cospargere la superficie a seconda del gusto. Ulteriore cannella, noce moscata, cacao amaro in polvere le soluzioni più gettonate. Rilancio con zucchero di canna flambè, di sicuro effetto scenico e con una crosticina croccante a creare contrasto tra consistenze. De-li-zio-so!

Freddo o caldo? Per me è freddo, tutto il resto è un risotto.

Risolatte: abbinamento consigliato

Il risolatte è dolce solo per metà, pertanto non occorre chiamare in causa birre da pesi massimi. C’è però da considerare la dolcezza dei suoi ingredienti, riso e latte in primis, insieme alla caratterizzazione delle spezie. Per bilanciare gli zuccheri ed evitare stucchevolezza ci sono tre soluzioni: l’amaro, equilibrante; l’alcol, che “disinfetta” gli zuccheri; l’acido, che smonta la dolcezza. Ho scelto una via di mezzo tra le prime due.

La soluzione si chiama Calix Niger ed è la Chocolate Stout del Birrificio dei Castelli, birra scura con robusta gradazione alcolica e fave di cacao addizionali a rafforzare le tostature Difatti la birra sa di cioccolato, rigorosamente fondente.

Latte e cioccolato vanno a braccetto, indipendentemente dalla quantità di cacao presente. Le spezie utilizzate appartengono tutte al “regno oscuro”, esattamente come le note dei malti tostati. Ci sono diversi tratti in comune e questo garantisce alle parti la possibilità di imbastire un discorso. Tovaglia e vettovaglie ci sono. Manca solo la portata principale: il braccio di ferro tra dolce e amaro. Una battaglia golosa e ripulente a tempi alterni, avvincente fino all’ultimo boccone (o sorso a seconda del caso). Non c’è un vero vincitore: durante l’incontro gli avversari scoprono l’amore e dalla loro unione nasce il dolceamaro. Aggiungete un posto a tavolo, dunque, è arrivato il terzo elemento. Buon appetito!

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