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Questione di Pinte: libretto in quattro sorsi

Questione di pinte è un libro che semplifica la birra e la vita di chi la beve.

Questione di Pinte si è fatto aspettare per qualche settimana. Evidentemente anche il corriere si è attardato nella lettura, approfittando della scritta sul piego di libri recante la dicitura “aprire per ispezione postale”. Fortunatamente conoscevo a priori il suo contenuto, altrimenti chissà cosa avrebbe sospettato mia moglie.

Ricevo e recensisco con piacere il libro d’esordio di Daniele Cogliati dall’eloquente sottotitolo “libretto in quattro sorsi”. Attenzione: il sostantivo non deve essere qui interpretato in chiave riduttiva, anzi. Piuttosto è un’anticipazione sul breve ma intenso contenuto, una fotografia della sua snella silhouette, un indizio sulla trama di facile fruizione che non impallidisce al cospetto di tomi ben più pesanti, fisicamente e non solo.

L’obiettivo dichiarato, confermato poi dalle prime pagine, è avvicinare alla bevanda di Cerere chi ancora non la conosce e contestualmente offrire ai suoi seguaci un ludico passatempo. Riuscirà l’autore a NON scrivere il solito libro sulla birra?

L’autore e la panoramica dell’opera.

Incontro Daniele Cogliati per la prima volta presso l’Abbazia di Sherwood, in occasione del Campionato Nazionale per Homebrewers 2019 organizzato da MoBI. Di lui intuisco due cose: è riservato ma non necessariamente timido. Lo incontro nuovamente in occasione della giornata didattica con il kit di analisi sensoriale Lallemand, questa volta tra mura domestiche, dove lontano da occhi indiscreti mantiene il suo profilo defilato ma si scioglie un po’, mostrando il suo carattere pacato e amichevole.

La seconda cosa è che svolge il mestiere di bibliotecario. Un mestiere antico,desueto, quasi anacronistico. Ed è tra i libri, prima ancora che tra le birre, che realizza la sua formazione. In mezzo c’è la passione per la Franconia, terra cara ai birrofili anche grazie all’opera di divulgazione di Manuele Colonna.

Va bene leggere ma anche scrivere vuole la sua parte. Daniele contribuisce ai magazine Birra Nostra e Fermento Birra, curando altrettante rubriche dedicate alla birra da leggere. Dal 2018 è autore di Beerbliophily, blog dedicato alla recensione di libri birrari, con alcune chicche provenienti da oltreconfine.

Questione di Pinte è la sua prima avventura editoriale ma fin dalle prime pagine si evince il suo trascorso dentro e fuori la carta stampata. Conosce i testi e i suoi lettori, ergo tira fuori un’opera fatta apposta per incuriosirli una pagina dopo l’altra. Finché… Trac! Lettore ammaliato. L’autore utilizza un approccio professionale ma disinvolto, esemplificativo. Ecco, esemplificativo: tale descriverei il testo con un solo aggettivo.

Il libretto racconta la birra sulla falsariga di tanti altri: storia, stili, degustazione, abbinamenti, falsi pregiudizi e rotture di stereotipi. Potrebbe quindi sembrare l’ennesimo testo nella pletora di opere già esistenti nell’universo birrario.

Tuttavia, come dicevo prima, esemplifica, facendo esattamente quello che dovremmo fare tutti noi cultori della bevanda: portarla al grande pubblico con un linguaggio diretto e senza fronzoli, pur in maniera romantica. Perché la birra piace, bisogna solo convincere il consumatore scettico ad assaggiarla. Questione di Pinte riesce nell’intento, forse non in quattro sorsi ma certamente in meno del doppio.

La lettura e le impressioni generali.

E‘ un libro ma uno dei punti di forza sono le illustrazioni. Semplici ed efficaci, in alcuni casi geniali. Aiutano a fissare i concetti e soprattutto i soggetti, vestendoli di ironia ed esasperandoli. Una logica coerente con il metodo mnemonico Golfera.

Le pagine scorrono via veloci, veramente ad ampi sorsi. Tuttavia non si tratta di un fiume in piena quanto piuttosto di un placido fluire, come sbocconcellare un lauto pasto godendosi ogni singolo boccone.

Questo libretto funziona alla stessa stregua del motivetto di un tormentone estivo: non c’è bisogno di concentrarsi affinché, subdolo, si insinui nella mente. A fine lettura avevo un chiodo fisso nella testa: “lo stile è un modo semplice per dire cose complicate”. Credo che ne farò un mantra.

La tecnica narrativa.

Quando dicevo che Daniele conosce i libri e i suoi lettori volevo sottintendere che conosce il mondo dell’editoria e i suoi editori. Ha fatto centro: Teka Comunica ha dato un contributo sensibile al prodotto finale. Ho letto il testo in maniera critica, cimentandomi nella correzione di bozze, e sono riuscito a trovare sì e no un paio di refusi.

Tecnica impeccabile ma non didattica, affilata ma non leziosa o tantomeno aulica. Linguaggio semplice per approccio dabbene. Punto. Per fortuna nella birra semplice non fa rima con banale e Questione di Pinte ne è la conferma. Poteva essere un libro dei tanti. Ha scelto di essere diverso. Per farlo si è sottoposto a una dieta ferrea a base di tagli netti, sintassi corte e punteggiature dosate, talvolta incalzanti. Il risultato è un libretto dalla forma smagliante, a certa prova costume, da esibire sotto l’ombrellone di questa estate.

Questione di Pinte è stato scritto a prova di web per la nonna. Linguaggio lineare, ficcante e con spunti divertenti che strappano il sorriso. Perfetto in abbinamento a una o più birre contro il logorio della vita moderna.

Questione di Pinte, libretto in 4 sorsi by Daniele Cogliati
Edito da TEKA Edizioni
Anno: 2020
Pagine: 176
Prezzo: 12,00 euro (in vendita su Amazon)

 

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