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Paulaner Salvator Doppelbock

Paulaner Salvator è la prima e una delle principali espressioni dello stile birrario tedesco noto come Doppelbock,di colore ambrato e alcol accentuato.

paulaner-salvator-doppelbockRitorniamo a parlare di birra tedesca, e questa volta il viaggio birrario nella Germania brassicola merita un importante approfondimento storico. Il nome Paulaner dovrebbe essere nooto a tutti, essendo uno dei birrifici maggiormente legati alla tradizione birraria tedesca, uno dei pochi e fortunati birrifici selezionati per la produzione di birra Marzen durante il classico Oktoberfest, ed una birra comunque diffusa in tutto il mondo grazie alla diffusione commerciale che la caratterizza.

Meno noto, forse, lo stile doppelbock (una bock “doppia”, non effettivamente parlando ma quantomeno sotto il profilo alcolico, che risulta essere decisamente più corposo), caratterizzato da una colorazione intensa e profonda, la quale spazia dall’ambra al marrone scuro, con una componente etilica piuttosto spinta ed un basso profilo aromatico.
Simpatica la storia che portò alla nascita della Paulaner Salvator, bandiera dello stile. Una nascita, tra l’altro, accidentale e fortunata.
L’origine della storia conicide con la fondazione del monastero di Neudeck ob der Au, presso Monaco di Baviera, da parte dei monaci Paulaner, intorno alla prima metà del 1600. La relazione tra monasteri e birra rappresenta la più antica forma espressiva di tradizione birraria e cultura alimentare. La cultura dei monaci prevedeva infatti uno stile di vita ed un’alimentazione abbastanza rigida e controllata, in cui la birra era uno degli elementi principali, vista la sua composizione organolettica e la funzione nutritiva. Era usanza, dunque, consumarne piuttosto in abbondanza durante tutto l’arco dell’anno. Nei periodi di digiuno assoluto, poi (coincidenti con la Quaresima antecedente la Pasqua), la totale mancanza di cibo solido era compensata dal consumo di una birra particolarmente corposa, dal maggiore tenore alcolico, prodotta per l’occasione. Inoltre, era credo monastico considerare la birra come una “bevanda purificatrice”, nel corpo e nell’anima, e maggiore era il suo tenore alcolico, maggiore era il suo effetto purificante.
I monaci Paulaner, di profonda tradizione birraria, e interessati come pochi alla qualità delle proprie birre, decisero di sottoporre ad alto giudizio la loro nuova cotta, inviando un barile di birra direttamente al Papa. Purtroppo le conoscenza del tempo in materia di trasporti e conservazione di un liquido così delicato erano piuttosto remote, e durante il viaggio dalla Baviera a Roma  il barile subì numerosi maltrattamenti. Inoltre fu esposto a temperature abbastanza elevate, assolutamente non adatte alla sua conservazione, che ne causarono il deperimento. Quello che infatti giunse a Roma non fù neppure classificabile come birra, trattandosi di un liquido dal sapore abbastanza acidulo. Tuttavia, ciò rappresentò proprio la sua fortuna, in quanto il Papa stesso ritenne che una sostanza del genere fosse assolutamente adatta per la sua funzione purificatrice, dando la propria benedizione ai monaci ed autorizzandone la produzione.
Inizialmente destinata ad esclusivo consumo interno, fù lentamente commercializzata a livello locale per l’alimentazione delle persone bisognose.
Il birrificio interruppe la propria produzione nel 1799 quando, con l’avvento dell’impero Napoleonico, alla Chiesa fù vietata qualsiasi pratica commerciale. L’interruzione durò un’abbondante decade, sino al 1813, quando venne acquistato da Franz Xaver Zacherl. La nuova vita del birrificio ebbe però un inizio alquanto travagliato, a causa delle numerosi citazioni in giudizio che gli vennero mosse, motivate da ragioni di malcostume e disturbo della quiete pubblica causata dalle persone ubriache. In un’udienza del 10 Novembre 1835 comparve scritta per la prima volta la parola Salvator.
Il permesso definitivo alla produzione della birra venne accordato nel 1837 dall’imperatore Ludovico I, il cui apprezzamento per questo specifico stile portò nel tempo tutti i birrifici di Monaco a inserirla tra le proprie produzioni stagionali. Il problema fù che tutte le doppelbock vennero chiamate con lo stesso nome, ovvero Salvator appunto. Per risolvere qualsiasi pretesa circa i diritti di impiego del nome, i fratelli Schmederer, che succedettero a Zacherl nella guida del birrificio, decisero di ricorrere al brevetto del nome nel 1894. Tutte le altre produzioni furono costrette a modificare il proprio nome, scegliendone uno che terminasse col suffisso –ator, a richiamo di quella che è stata, ed è ancora, il primo ed eccellente esemplare dello stile doppelbock. Oggi, di doppelbock tedesche, ne esistono circa 200, e quasi tutte sono facilmente riconoscibili dal suffisso.
Il colore è ambra scuro, dal corpo opaco e profondo.
La schiuma è alta, compatta e cremosa, con bolle fini, in sede di spillatura. Colore ocra. Successivamente, a riposo, scompare sino a divenire inconsistente.
L’aroma è piuttosto caratterizzato, mantenendosi tuttavia spento e poco pulito nel suo complesso: malto biscotto, frutta secca (mandorla), liquore, un nonniente di affumicato, speziature del luppolo sul finale.
Il gusto si caratterizza per un corpo mediamente tondeggiante, con profilo intensamente amarostico e lievemente liquoroso. Buona persistenza amarostica, prolungata sin oltre l’ingoio. Le note in bocca richiamano quelle percepite al naso: a biscotto, affumicato e mandorla si aggiunge una traccia dolce di caramello. Il percorso dall’imbocco all’ingoio è sempre godibile, con l’alcool che accompagna il passaggio, riscaldando la bevuta per l’intera sua durata senza però mai mettersi in evidenza. Bella, infine, la chiusura, che lascia una sensazione piena e consistente in bocca.
In bocca, insomma, la birra guadagna i punti persi al naso (la cui mancanza di pulizia sembra essere caratteristica distintiva dello stile), regalando momenti di piacere caldo, corposo e ben equilibrato. Ottima birra per allietare le fredde giornate invernali, ed ottima “interpretazione” dello stile.

Chiudo l’elogio alla consistenza della Paulaner Salvator, e al suo corpo intenso citando le parole di un amico, secondo cui “questa birra sà di kebab”!

Paulaner Salvator, bottiglia da 33 cl (provata presso il Mediceo Pub, Pisa). Titolo alcolometrico 7,9% vol. Scadenza 01/13. Servita nel Tulip.

Su RateBeer il riscontro da parte del pubblico è quello di un entusiasta 95/100.
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