paolo erne accademia delle birre

Paolo Erne: pater ACCADEMIA DELLE BIRRE

Paolo Erne è deus-ex-machina del gruppo Facebook “ACCADEMIA DELLE BIRRE”. Non è birraio ma di birra ne produce a fiumi.

Paolo Erne è uno di noi. No, non è un coro da stadio. Lo dico per sottolineare che, nonostante la sua produzione birraria sia comparabile a quella di un microbirrificio, Paolo non è birraio ma “semplicemente” un birrificatore casalingo. Uno di quelli che botti di maturazione, bollitori e mestoli hanno reso schiavo della birra artigianale, insomma.

Paolo Erne è un homebrewer. Ma è un homebrwer di razza.

Per lui produrre birre non è solo un hobby. E’ qualcosa per la quale vale la pena studiare come se non ci fosse un domani. Finché, rapito dalla smania di conoscere, su di lui è calata la saggezza infusa e, come risultato, è nato il Paolo Erne che tutti conosciamo: il fondatore del gruppo Facebook l’ACCADEMIA DELLE BIRRE – sì, tutto in grande e al plurale.

Sei curioso di conoscere meglio questo bislacco personaggio? Seguimi!

Buongiorno Paolo e benvenuto su Birramoriamoci. Partiamo con una curiosità degli ultimi giorni. Ci spieghi meglio cosa è accaduto alla pagina Accademia delle Birre?

Matteo per spiegarlo in modo semplice un gruppo con oltre 5900 iscritti può essere una bella vetrina per farsi notare nel mondo brassicolo, mettici vicino gli hacker conquistatori ed iconoclasti ed il gioco è fatto. Ma essendo da sempre un costruttore ACCADEMIA DELLE BIRRE (scritto in grande e al plurale) è stata rifondata, volutamente nella immagine è stata messa una Fenice fiammeggiante. Ma veniamo a cose più importanti.

Nel tuo passato la birra artigianale è sempre stata una passione. Non ti è mai venuto in mente di mollare tutto e passare al mondo dei prouttori?

Certamente in passato ho pensato più di una volta a passare tra i pro, cosa mai avvenuta anche se ne avevo la possibilità economica, perché per me il poter fare le birre che vuoi senza dover rispondere a nessuno è troppo bello. Poi io non sono e non sarò mai un commerciale e per aprire un birrificio bisogna esserlo.

Rappresenti più di una “vecchia” generazione di homebrewers. Secondo il tuo punto di vista qual è la differenza tra il birrificatore casalingo di ieri e quello di oggi?

Gli homebrewer pre 96 avevano uno spirito diverso da quello d’ora perché si dovevano trovare o auto prodursi le materie prime (pure in modo clandestino) penso al malto che mi producevo nel forno di casa o ai luppoli selvatici raccolti lungo gli argini dei fiumi. Non si sapeva nulla di alfa acidi e si segnava l’amaro con una x o due o tre XXX. Gli homebrewer ora comperano on line prodotti con tanto di scheda tecnica magari arrivano dagli antipodi, poi per informarsi oltre ai 100 libri ci sta internet ed i media.

Da quando ho cominciato poco più di quarant’anni fa ad oggi son passati anni luce per le cose che son cambiate perché una volta tutto era un punto di domanda ora si ha il confronto in tempo reale.

La tua passione per le fermentazioni spontanee è celebre ma la tua conoscenza brassicola spazia a 360 gradi. Di quali ingredienti si compone la tua formazione birraria: homebrewing, libri e?

La mia formazione birraria nasce negli anni 70 dalla enciclopedia (Treccani) poi da chiacchierate con il Mastrobirraio Corsi della Dreher poi Moretti vero padre della Moretti Rossa (quella vera di allora). Qualche visita ai birrifici in Austria (Villacher), libri non esistevano poi è arrivato Nicola Fiotti mio amico e primo allievo ma eravamo già negli anni 90 e lui ha scritto il primo libro “la birra fatta in casa” ediagricola.

Accisa Nera, Rinnegata, Godzilla. Sono tre capolavori brassicoli che ti appartengono. Di quali altre creature ti senti particolarmente orgoglioso?

La rinnegata e Godzilla sono mie Accisa Nera è invece di Emanuele Beltramini (come ricetta) anche se ha avuto la mia verifica. L’idea di accisa nera è mia. Ma la birra che io amo di più e che rappresenta il mio modo di essere brassicolo è Black Lamb ovvero un Lambic di tre anni e poi colorato a freddo con malti scuri. Nessuno lo aveva fatto prima e non ha l’astringenza tipica delle stout o porter acide. Insomma una Gentle Black Lambic, ma non voglio esser eretico o superbo. Vedremo se il tempo mi darà ragione e chi in futuro si prenderà le medaglie. Son cose che a me non interessano, ai concorsi preferisco un sorriso ed una bevuta con amici.

Dai un consiglio tecnico a chi vuole iniziare a produrre birra la domenica.

Compratevi un impianto piccolo da 10 litri così potete fare più birre diverse migliorando di poco ogni cotta. Dopo un poco avrà doppia esperienza versus chi ha un impianto di molti litri.

Domanda jolly: qual è il tuo luppolo preferito e perché?

Amo in modo particolare il EKG luppolo classico per elezione perché è stato il mio primo luppolo comperato, il salto con quelli spontanei è stato enorme, non lo dimenticherò mai.

Domanda bonus: qual è la tua botte di maturazione preferita e perché?

La mia preferita è emotivamente un caratello da 40 litri dove ho messo a maturare il mio primo Lambic è siglata con il numero 1 . Invece organoletticamente la botte di secondo passaggio della Godzilla un meraviglioso caratello di ciliegio che dona un sentore di frutta unico.

Paolo Erne è un po’ l’emblema della vecchia scuola birraria italiana. Una sorta di enciclopedia vivente della birra vivente ma con la fanciullesca curiosità da homebrewer in erba.

Conoscevi già Paolo Erne? lo hai mai incontrato di persona? hai avuto il piacere di assaggiare le sue birre?

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