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Panil Divina Birrificio Torrechiara

Benvenuti nel regno della fermentazione spontanea! Ebbene sì, perché la Panil Divina del Birrificio Torrechiara è una birra che si ispira al mondo dei Lambic – birre di origine belga inoculate spontaneamente dai lieviti presenti nell’aria. Con lo stesso nome, ma nel generoso formato da 75 cl, trovi la versione barrell aged – se non erro la Panil DiviNatale.  Che sia stata la prima birra di questo particolare stile prodotta in Italia? Così dicono. Io non me ne curo e vado avanti. La stappo, dunque. Inizio a versarla nel bicchiere. Chissà cosa mi aspetta…

Bottiglia da 37,5 cl, 5,5% abv.

Colore

Birra di un bel colore oro carico tendente all’arancio, con riflessi ramati. Aspetto opalescente, traspare una piccola ma costante frizzantezza.

Schiuma

Chapeau di schiuma non particolarmente generoso, sia durante la mescita che a riposo. La schiuma, anzi, tende rapidamente a scomparire, lasciando appena una traccia del suo passaggio. Bassa anche l’aderenza. Trama fine e ben compatta, dall’aspetto pannoso, colore ocra. Dubbi? Non preoccuparti, per questo stile va benissimo così.

Aroma

L’intensa nota acetica e leggermente aspra è la prima cosa che percepirai al naso. E’ uno dei miei primi assaggi in stile, e non ti nascondo che mi ha fatto storcere il naso. Ma niente di allarmante: tutto rimane nei limiti dell’armonia e del pulito. Rincuorato, proseguo nella degustazione. Il percorso olfattivo prosegue con note di uva acerba e mela verde, cui seguono sentori di pesca, albicocca e ananas (a tratti sciroppate), kiwi. Più defilate – ma comunque evidenti – le eleganti e suadenti note di biscotto, mou, caramello, amaretto, zucchero filante, frutta candita, uva passa, liquore (denso, quasi palpabile, mi ha ricordato la melassa). Dulcis in fundo – suggestione a parte – odore di sughero pregno di alcol. Hai presente l’odore che respiri stappando una bottiglia di vino? Esattamente quello!

Gusto

Grande Giove! In bocca è gioia e tripudio. L’acidità e l’asprezza regnano sovrane, ma non ti siano di timore queste parole: il tutto si sviluppa in un mix piacevole, godibile dal primo all’ultimo sorso, capace prima di saturare il palato e poi di ripulirlo completamente. Regala freschezza e netta il palato, disseta la gola per poi nuovamente ri-assetarla. L’ingresso è leggermente ruvido e quasi spigoloso, consistente, seguito da passaggio robusto, lento ma non vischioso. Carbonatazione accentuata, corpo medio mantiene una forma impeccabile, non oscillando o mostrando segni di presenza watery neppure per un secondo. Fino al finale, dove invece arriva di scatto fino a metà corsa, per poi aprirsi in tutto il suo splendore al fortunato bevitore.

Il gusto, al pari dell’aroma, inizia con note di uva e mela verde, con richiami acetici tipici dell’aceto di mela. Arriva poi il fruttato, leggermente esotico: ananas, kiwi, melone retato, pesca. Solo nel retrogusto arriva il contributo delle note di malto, finora assenti: biscotto e caramello. Non mancano note fenoliche quali mandorla amara, nocciolo di pesca, frutta rossa sotto spirito (lamponi e ciliegie). La birra non sembra aver subito passaggio in botte ma la sensazione etilica, in questo caso spiccatamente vinosa, si sente eccome.

La Panil Divina è una birra fuori dagli schemi, non convenzionale ma neppure estrema, considerando la tipica “spigolosità” tipica del Lambic. La potremmo definire una gateway beer delle birre a fermentazione spontanea? Una birra poliedrica, adatta a ogni momento: in abbinamento al cibo (soprattutto piatti grassi/untuosi, cruditè di pesce o insalate varie) o per la preparazione dei piatti. A te l’imbarazzo della scelta. Ti confesso un segreto: anche solo berla “in solitaria” è da orgasmo!

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  • Aroma
  • Gusto
3.7
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