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Paname Brewing Company: fiumi di birra e cuoricini

Alla Paname Brewing Company ci sono produzione birraria, cucina a vista e tutto il romanticismo di un locale situato sul fiume.

Paname Brewing Company (41 bis Quai de la Loire) è uno dei locali parigini figli della craft beer revolution. E’ situato sul fiume, una location molto romantica. L’esterno sembra quasi una zattera ormeggiata sulla sponda del fiume. L’esterno è illuminato a festa, mentre la presenza di qualche fungo riscaldante incoraggia a cenare all’aperto. L’interno è molto bello, figo oserei dire. Arredamento ibrido tra lo street e l‘industrial, molto di moda ultimamente. Domina l’elemento legno. Assieme a lui tanto metallo e numerose lavagne a gesso. Il risultato piace ed è evidente: in serata il locale è pieno zeppo.

Paname Brewing Company non è solo un birrificio: è un brewpub.

Al suo interno è possibile vedere l’impianto di produzione, consumare le birre e persino mangiare. Nel menù trova ampio spazio lo street food di respiro mondiale. In particolare vi sono contaminazioni italiane (pizza) e mediorientali (kebab, falafel, hummus). Le birre (14, tutte spine) si distribuiscono su un bancone che scorre sull’intero fianco sinistro del locale. L’offerta birraria prevede cinque birre base corredate da numerose birre stagionali.

Doppiamente romantico: cena con vista sull’impianto di produzione.

La cucina a vista è romantica e rappresenta sicuramente un valore aggiunto. Sia la griglieria che la pizzeria sono a vista. Ancora più romantico è l’impianto di produzione, situato in fondo al locale e ben visibile da qualunque posizione. E siccome ero in vena di tenerezze mi sono fermato al piccolo tavolo antistante e me lo sono mangiato con gli occhi. Dopodiché, mosso da incontenibile sete, ho ordinato da bere.

Mi è stato servito (quasi) tutto l’arsenale.

A rompere gli indugi ci ha pensato Ceil De Buche (Pale Ale, 4.6% abv, luppoli Willamette, Chinook, Cascade, Simcoe e Centennial). Naso ovattato dal quale è emerso qualche preoccupante sentore sulfureo. In bocca è fortemente carbonata, fresca, dolce e fruttata. A sorreggere il tutto un discreto tappeto maltato. Retrogusto aspro di scorza d’agrumi (arancia). Si prosegue con Baron Rouge (Rousse, 4.7% abv, luppoli Amarillo e Hallertau Blanc). Naso caramellato con punte di zuccheri e canditi. Gusto altrettanto caramellato, tendenza dolce e lungo residuo zuccherino. A deglutizione avvenuta la lingua rimane piacevolmente solleticata dalla presenza pepata. Retrolfatto tra il bubblegum e lo zucchero candito. M’è sembrata una floscia imitazione di una Dubbel belga.

Si prosegue all’insegna dei luppoli.

Tocca a Callisto (Exotic Pale Ale, 4.6% abv). Aroma esotico come da etichetta ma poco pronunciato. Prevale il lato dolce: mango, arancia, passion fruit, ananas). In bocca ha impatto vivace, seguito da generosa presenza di cracker e frollino. Dopodiché ritorna la frutta esotica e non va più via. Finale asciutto e lungo retrogusto amaro, aspro (curaçao). Retrolfatto di mango e biscotto. La quarta birra si chiama Septimo (Pale Ale, 5% abv, luppoli Amarillo, Summer, Galaxy e Rakau). Estremamente aromatica, “dolce” di miele millefiori con delicate note di camomilla. In bocca è sovracarbonata, maltata (pane, cereali, frollino) e dolcemente fruttata (arancia in polpa, pesca). A metà corsa il brusco cambio di registro che si conclude con un finale amarissimo.

Non c’è riposo per gli eroi: ancora bere.

Casque d’or (Saison, 5.3% abv, luppolo Aramis) conferma la scarsa interpretazione degli stili belgi da parte della Paname Brewing Company. Vediamo se capisci di cosa parlo: aroma di banana e bubblegum, bananosissima (frappè) anche in bocca. L’hai riconosciuta? Ebbene sì: sembra tale e quale a una Weizen. Di amaro e spezie, elementi dominanti in una Saison, rimane solo l’anice. Per fortuna l’abbondante dolcezza viene tenuta a bada da un’efficace attenuazione e dal robusto tappeto maltato.

Tocca alla Bête Noire (Black IPA, 6% abv, luppoli Cascade, Citra, Nugget e Amarillo). Altra debacle. Il naso è quasi interamente dolce, seppur tostato (caffè, cioccolato, chocolate cake, frutti rossi). Il filone dolciastro continua in bocca, dove i luppoli sono solo un vago ricordo. Abbondanza di caffè in chicchi, cioccolato fondente, brownie e biscotto al cacao. Retrogusto amaro e retrolfatto di goloso brownie al caramello.

Infine, in cerca di riscatto, affondo le labbra nella Pere Fouettad (Winter Ale, 6% abv). Per fortuna questa volta l’interpretazione di uno stile-non-stile belga (Kerstbier) riesce positivamente. La speziatura è variopinta, figlia della Coca-Cola con divagazioni a base di liquirizia, anice e cannella. Gusto dolce, abboccato.

Paname Brewing Company mi ha spezzato il cuore. Da una parte c’è il locale, stupendo; dall’altra le birre, mediocri. In mezzo si colloca un’offerta gastrofighetta che attira orde di amanti della vita notturna.

Conoscevi già la Paname Brewing Company? Che te ne pare delle sue birre?

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