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Nicola Ferrentino: Limen Brewery

La “cavia” è Nicola Ferrentino, birraio di Limen Brewery. Con lui iniziano le interviste dedicate ai più eclettici personaggi birrari.

L’avevo anticipato settimana scorsa attraverso la pagina Facebook: il blog sarebbe stato attraversato da frizzanti novità! Ecco a cosa mi riferivo: “Chiedi al Birraio” – questo il nome della nuova rubrica – vuole essere uno spazio dedicato all’incontro con gli eclettici personaggi che ruotano attorno al mondo della birra artigianale. Mi riferisco ai birrai, capaci di dare vita a creature spettacolari rimanendo spesso nell’ombra dei loro birrifici e dei loro ribollenti impianti.

Non ho dovuta fare molta fatica a incontrarne uno davvero in gamba. Sto parlando di Nicola Ferrentino di Limen Brewery. Ricordi? Te ne parlai in occasione della mia visita agli impianti in qualità di collaboratore Slow Food. Chissà come sta il buon Nicola?

Caro Nicola, finalmente riusciamo a realizzare l’intervista di cui ti parlavo. Raccontaci un po’ di te. Com’è nata la passione per la birra artigianale? quale percorso hai seguito fino alla costituzione della Limen Brewery?

Ciao Matteo. La passione per la birra è nata quando ero ragazzo e frequentavo ancora le scuole superiori. Non nascondo che negli anni ‘90 qui in Calabria era difficile reperire birre di qualità, forse unica eccezione erano le birre belghe che più facilmente erano commercializzate nei pub e nei pochi locali della mia zona.
Poi con la nascita su internet di vari siti specializzati e qualche viaggio all’estero, la mia passione ha cominciato a prendere forma, tanto che ho deciso di prendere sul serio il progetto di aprire un Microbirrificio.
Così, per caso, e solo per pura passione, ho iniziato diversi anni fa il percorso da hombrewer, come del resto hanno fatto altri birrai sia in Italia che all’estero, cominciando a lavorare a casa, in garage, inventandomi sia le attrezzature adatte, che reperendo, con grande difficoltà, le materie prime, visto che nelle nostre zone non vi sono negozi forniti per soddisfare le esigenze di cultori di birra.
Successivamente, non demordendo mai, e perseguendo con tanta voglia l’obiettivo, dopo vari fallimenti nel reperire dei contributi o delle sovvenzione sia regionali che nazionali, io e mia moglie, abbiamo deciso di partire autonomamente autofinanziandoci.
Ammetto che le difficoltà sono state tante, non solo dal punto di vista burocratico (pratiche doganali, sanitarie e comunali), ma anche dal punto di vista economico proprio perchè ogni percorso e scelta di acquisto è stata fatta autonomamente e a piccoli passi, investendo i risparmi.

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Secondo me, uno dei modi migliori per creare interesse attorno al concetto di birra artigianale è la produzione casalinga. Qui a Catanzaro manca ancora un movimento in tal senso. Qual è la tua opinione? a Reggio Calabria è attiva una comunità di homebrewers?

Ritengo che la “produzione casalinga” ti spinge a creare interesse, e a formare “comunione”, ricercando nelle sperimentazioni le migliori soluzioni da condividere tra appassionati e cultori di birra, ma è pure vero che ancora in Calabria non esiste un movimento forte, capace di spingersi ad imporre sul mercato, non soltanto locale ma anche nazionale, le proprie birre (anche se di hombrewers nella Locride si contano a decine).
Posso affermare inoltre, che ci sono persone, pur non avendo mai prodotto birra, frequentando i posti giusti, riescono a mandare avanti una passione più indirizzata sulla teoria e sulla degustazione che sulla produzione, apportando un importante contributo della conoscenza birraria.
Dall’esperienza maturata in questi anni, si può dire che, in generale, in Calabria non si riesce a fare squadra ed a creare una continuità sia nel pensiero che nella pratica. Forse questo è giustificato dall’indole innato di noi calabresi, i quali hanno un pensiero molto individualista e trovano difficoltà a condividere con gli altri opinioni o esperienze sia positive che negative. Da ciò deriva infatti, che in molti casi gli hombrewers non si avvicinano ai birrifici pur sapendo che esistono, e allo stesso tempo essi stessi non vengono ben accolti.

Blandino, Gladium, ‘A Magara. Questi nomi birrari calabresi hanno deciso di seguire la scia di birrifici più longevi, legandosi al territorio. Se non ricordo male mi avevi anticipato di voler iniziare anche tu a produrre birra utilizzando ingredienti locali. Orsù, cosa bolle in pentola?

Anche io quando posso, cerco di utilizzare prodotti locali come: grano, scorze di agrumi, miele e altri ingredienti.  Inoltre, dal prossimo anno, ho intenzione di produrre una birra con il luppolo fresco, visto che quest’anno, l’esperimento di coltivare tale materia prima è andato bene.

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In Calabria ci sono pochi birrifici rispetto alla media nazionale – anche rispetto alle regioni più giovani – ma il livello qualitativo è interessante. Hai provato le birre dei tuoi colleghi? cosa ne pensi?

Da appassionato, mi piace sperimentare e degustare le birre, e in molti casi preferisco berle assieme ad altri amici intenditori. In queste occasioni è capitato di giudicare positivamente le birre della concorrenza calabrese, trovando interessanti i gusti, o magari le scelte degli ingredienti. Ammetto che nel contesto calabrese il livello qualitativo è apprezzabile, dimostrato appunto da una forte crescita soprattutto in questi ultimi due anni, ma è pur vero che in alcuni casi è sopravvalutato.

Ultima domanda. Difficile, ma fondamentale. Per incoraggiarti, mi espongo per primo: se mi chiedessero cosa manca al movimento birrario regionale risponderei la voglia di collaborare e fare squadra. Chi fa birra è pago della sua produzione, e poco sembra importargli del resto. Questo ovviamente penalizza la crescita del settore su base regionale – e di conseguenza anche chi la birra la produce. Pensi manchi qualcosa all’attuale scena birraria calabrese? e se sì, cosa?

Confermo quanto detto da te. Sono d’accordo che il punto dolente del mercato calabrese è l’individualismo.  Diciamo che l’interesse sta crescendo, comunque ritengo che manca l’umiltà di fare squadra a partire da noi produttori per finire con gli altri che completano la filiera.

Domanda Jolly: qual è il tuo luppolo preferito, e perché?

Ti dovrei fare la lista di tutti quelli che uso :-).

Ebbravo Nicola Ferrentino! L’ho conosciuto di persona e ti assicuro che è una persona squi-si-ta. E anche con le birre ci sa fare. Lo conoscevi? Presto ti racconterò delle sue fantastiche etichette. E la nuova rubrica, ti piace? Il prossimo appuntamento con Antonio Terzi del Birrificio Indipendente Elav. Stay tuned!

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