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Mosaik: birra, tè, cibo buono e bella gente

Il Mosaik non è il solito pub: qui, oltre alla birra, trovi tante miscele di spezie, tè e stuzzichini gourmet.

Conosci il Mosaik? Si tratta di un pub di Catania (Via Musumeci, 60), punto di riferimento cittadino per quanto concerne la birra artigianale. Aperto nel 2014, ha recentemente compiuto i tre anni di attività. Ne ho seguita l’evoluzione fin dagli albori e finalmente sono riuscito a visitarlo di persona. Il locale è molto piccino ma contiene tutto il necessario. La sala di ingresso ospita il bancone equipaggiato con 6 vie alla spina – c’è pure una handpump ma al momento della mia visita non era montata. Il locale si compone di altre due sale: quella principale, dove vengono esposte le bottiglie di birra (circa 300 referenze) e una saletta interna più intima, perfetta per chi ama la compagnia dei comodi divanetti. E se la birra non è nelle tue corde sappi che qui troverai un sacco di infusi di spezie e tè.

Dal bancone si odono storie assai particolari.

Ogni locale ha la sua storia. Il Mosaik ne ha diverse, almeno tante quanti sono i suoi frequentatori più assidui. Da buon novizio mi sono seduto al bancone, la postazione migliore per sondare il terreno. Non c’è voluto molto perché iniziassi a intavolare discorso con chi mi stava di fianco. Sono passato da impensabili disquisizioni calcistiche sul Catania ai viaggi in Franconia sulle orme di Manuele Colonna e del suo libro Birra in Franconia. Per non parlare delle leggende. Si narra di veri e propri “animali da bancone” capaci di fare fuori 3,5 litri di Tripel. Sei ancora del parere che la birra non sia la bevanda socializzante per eccellenza?

Si dice che il luogo lo fanno le persone. Il Mosaik è così.

Sono fermamente convinto che un luogo sia funzione delle persone che lo frequentano. Questo discorso vale per Paesi, città e anche per i locali. Al Mosaik ho percepito distintamente questa situazione. Per alcuni è “solo” un pub, per tanti è la casa di Dorothea e Fabio, proprietari e publican. Indubbiamente la birra artigianale è il piatto forte ma le portate in menù sono tante. Ci sono il coraggio di aprire un locale in mezzo al nulla – tre anni fa a Catania la birra artigianale non esisteva -, la selezione rigorosa delle materie prime, la voglia di rimanere originali e indipendenti. Dorothea e Fabio guidano la loro creatura con caparbietà, fedeli alla loro filosofia di publican. E i clienti sembrano apprezzare. Ritengo che per un publican, avere avventori disposti ad attendere anche 5 minuti per una mescita corretta, sia l’attestazione più gratificante della propria opera di evangelizzazione birraria. A proposito di birre, è tempo di bere.

Oste, stasera ho voglia di una Saison. Anzi, facciamo due.

Sono partito dall’assaggio di due Saison. La prima si chiama Harrie ed è prodotta dal birrificio olandese Kaapse Brouwers. Una Saison da manuale, la cui speziatura è affidata solo ed esclusivamente al lievito. Il risultato è fantastico: pulito, ricco, intenso. Scorre giù ad ampie sorsate e regala scorci immaginifici da bella stagione. La seconda è Timpa del birrificio ragusano Yblon. Fuori il frumento, dentro il malto acidulato. Il cambio gioca a favore degli esteri fruttati, che emergono maggiormente rispetto alla prima, mettendo la componente speziata in secondo piano.

Non solo bere: al Mosaik si mangia pure.

Per spezzare la fame tra un assaggio e l’altro ho mandato giù qualcosa di solido. Ci sono piadine e toast ma ho optato per un bel tagliere misto di salumi e formaggi. Spero di ricordare tutti i nomi. La selezione prevedeva tre formaggi (Tuma persa, primo sale al pistacchio e Piacentino Ennese allo zafferano) più un delizioso salamino alle mandorle. Per non parlare del lattughino di accompagnamento, tutto fuorché un banale contorno.

Non c’è due senza tre. E quattro, cinque e sei.

La sera piacevole e l’atmosfera piacevolissima stuzzicano la sete. Continuo a bere con assaggi sparsi. Parto dalla Dalibor, Czech Pils del Birrificio Lariano. Un ottimo esemplare di Pilsner di ispirazione boema, capace di unire la fragranza dei malti al prorompente erbaceo del luppolo Kazbek. Assaggio la Koral di Hammer, una Pacific IPA il cui solo assaggio trasporta in Nuova Zelanda, sulla cresta della più fresca ed entusiasmante delle onde oceaniche. Arriva poi l’inevitabile momento della birra scura. E’ Panty, Stout dell’olandese Oedipus. Le note torrefatte non sono esagerate, anzi. La birra privilegia le più delicate tostature e l’acidulità del caffè. Ne viene fuori un campione di beverinità che dire rinfrescante è poco. Si chiude in bellezza con il sontuoso Barley Wine (Barrel Project #11/2017 maturato in botti ex Porto) dell’olandese Kees. Una bevuta perfetta per augurarsi la buonanotte.

Che la birra ti piaccia o meno amerai il Mosaik. Tè di ogni sorta e chicche gastronomiche sapranno sedurti. Se poi ti piace la birra, beh… caschi a fagiolo.

Sei mai stato a Catania? Conoscevi il Mosaik? Hai assaggiato qualcuna di queste birre?

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