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Moor Stout Moor Beer Company

Moor Stout è una birra di sostanza, delicatamente tostata e asciutta, da bere ad ampi sorsi.

Ci sono birre che non sopportano i giri di parole e vanno dritte al sodo: Moor Stout è una di queste. Già il nome sottolinea il suo fine minimalismo, quel less is more tipicamente inglese. Un parallelo liquido con la cucina italiana,fatta di pochi ingredienti resi perfetti dalla tecnica. Ecco, Moor Stout è una Stout. Punto.

E’ il 1996 quando Arthur e Annette Frampton fondano la prima versione del birrificio Moor. Come sede scelgono la cittadina di Glastonbury nella contea di Somerset nell’Inghilterra Sud-Occidentale, all’interno del quartiere Levels and Moors, da cui il nome. I locali sono quelli di un ex caseificio. gli impianti pure – debitamente adattati al nuovo scopo.

Il vecchio birrificio Moor è una parabola: il successo delle prime birre fa schizzare la domanda alle stelle ma l’idea di demandare a terzi la produzione si rivela un passo falso, cui segue un drastico calo della qualità. E dei consumi. Con una produzione a singulti il birrificio si trascina fino al 2005, quando cessa definitivamente la propria attività.

La nuova era era firmata Justin Hawke.

Nel 2007 arriva Justin Hawke, carismatico birraio di piccola statura. Lui, californiano di San Francisco, si appassiona alla birra artigianale per trasmissione paterna, ereditando il culto della buona birra dagli insegnamenti di Michael Jackson.

Durante un viaggio in Inghilterra scopre le Real Ale. E’ amore a primo assaggio. Quando ritorna negli Stati Uniti il Paese è cambiato e la birra artigianale è diventata realtà. Adesso tutti vanno matti per le birre luppolate. Com’è che si dice? Prendi l’arte e mettila da parte. Lui fa esattamente così, esportando la cultura americana per le birre straluppolate in Inghilterra. Questo unitamente al sacro rispetto verso gli stili tradizionali, lo stesso che ancora oggi gli vale il riconoscimento da parte del CAMRA (Campaign for Real Ale).

Costanza qualitativa e grande beva sono il marchio di fabbrica delle birre Moor. Ogni birra unisce l’eleganza british ai profumi delle luppolature moderne americane. Una combinazione unica nel suo genere per la quale viene coniato il titolo di Modern Real Ale.

Nel 2011 l’espansione del birrificio e l’inserimento della nuova linea di imbottigliamento, nel 2014 il trasferimento del sito produttivo in un’area più ampia con installazione di una lattinatrice – Moor è stato il primo birrificio a produrre Real Ale in lattina – e di una piccola taproom. Infine, nel 2018, il birrificio ha aperto un secondo stabilimento a Londra, nell’area del cosiddetto “Bermondsey Beer Mile”.

Moor Stout viene prodotta utilizzando tre varietà di malti diversi in aggiunta a orzo tostato, luppolo polacco e lieviti autoctoni coltivati in birrificio. Infine l’acqua di Bristol viene ammorbidita aumentando la concentrazione di cloruri, così da arrotondare le curve dei malti.

Una birra prodotta appositamente per il mercato italiano, al quale Justin è molto legato. Moor è una presenza diffusa nel Belpaese e il legame commerciale è rafforzato da quello “fraterno” con Alessandro Belli, titolare dell’Arrogant Pub e dell’omonimo Sour Festival di Reggio Emilia.

Una curiosità: Justin è un appassionato sfegatato di Guerre Stellari e nelle sue birre ci sono molti riferimenti alla celebre saga.

Lattina da 33 cl, 5% ABV, lotto con scadenza 31/12/2020. Disponibile in Italia tramite Ales&Co.

Aspetto

Colore apparentemente nero, di fatto ebano con riflessi rubino, aspetto opaco. La schiuma è di colore beige, fine e compatta, di aspetto cremoso e poco persistente.

Aroma

Al naso suggestioni tostate e accenni torrefatti. Pane scuro, nocciole tostate, brownie, toffee, frappè al cioccolato fanno da sfondo. Il seguito è leggermente più tostato e avvicina la birra al lato oscuro dei malti, coinvolgendo cioccolato fondente a media percentuale, biscotto al cacao e caffè d’orzo.

La frutta (susine, prugne e uvetta) è latente ma svolge ammodo il suo compito: arricchire la scena senza distogliere l’attenzione dal protagonista. Il luppolo? No, il malto. Il luppolo c’è ma non si vede, confinato in un sottobosco fatto di note erbacee, terrose e leggermente resinose.

Gusto

Corpo e carbonazione medi, sensazione tattile pacioccona. Sembra quasi crema. Discrezionale la scelta tra crema di nocciola oppure di cioccolato. In ambo i casi è pura goduria. Mentre i malti tostati passano in secondo piano, al loro posto si insinuano le carezzevoli note dolci di pane scuro, biscotto gelato al cacao, brownie, toffee.

Dopo un intermezzo di liquirizia (mentine) il giocattolo dolce si rompe, i malti tostati annientano la dolcezza e conducono a un dominio di cioccolato fondente, cold brew, caffè d’orzo. Retrolfatto di erba e radice di liquirizia, retrogusto leggermente amaro di nocciole tostate, con un lascito di rinfrescante acidità da parte dei malti scuri.

Moor Stout: conclusioni

Pochi preamboli, tanta sostanza. Equilibrio ed eleganza sono le peculiarità di Moor Stout. Un elogio alle Stout “come mamma le ha fatte”: delicatamente tostate, secche, meglio ancora asciutte, pulite e senza sgradevoli astringenze. Basso tasso alcolico ma alto tasso di bevibilità.

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