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Tra i migliori birrifici americani: Founders Brewing

La storia di oggi, dalle stalle alle stelle, è dedicata a uno dei migliori birrifici americani.

Lo posso dire: ho visitato uno dei migliori birrifici americani. Un birrificio grande e grosso, uno dei più grossi degli Stati Uniti, noto (e bevuto) anche in Italia, come del resto in Europa e nel mondo. Mi riferisco a Founders Brewing. Quello della Breakfast Stout, per intenderci, una birra che ha indotto generazioni di appassionati a rivedere le proprie abitudini a colazione.

Due fondatori, un solo destino: fare la birra.

Dopo essermi lasciato alle spalle Cleveland raggiungo a Grand Rapids, nello stato del Michigan. La storia inizia molto tempo fa, quando Mike Stevens e Dave Engbers – i Founders, ovvero “i fondatori” – si incontrano alla festa di orientamento delle matricole del Hope College di Holland. Destino volle che finissero nella stessa confraternita scolastica. Quel che Dave ancora non sapeva è che presto Mike lo avrebbe introdotto a una “setta” molto più particolare: quella dei domozimurghi, ovvero coloro i quali fanno la birra in casa.

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La lunga parete che racconta la storia del birrificio a partire dal 1997, con annessa crescita delle botti

Un breve distacco dopo il diploma non impedisce loro di rimanere in contatto e alla fine il fantastico duo decide di riunirsi per aprire un birrificio. Correvano i primi anni ’90. A quei tempi la birra artigianale era già nota in Michigan, dove la Bell’s Brewery si stava affermando come birrificio regionale. Ma lo stato del Michigan è enorme e i due ritengono che ci sia posto per tutti.

Nel 1996 decidono che il momento è catartico. Prima acquistano la John Panell Brewing e ne cambiano il nome in Canal Street Brewing. Poi, nel 1997, aprono la prima taproom su Monroe Street – nel cuore del vecchio distretto della birra di Grand Rapids – e decidono di mischiare nuovamente le carte. Nasce così Founders Brewing, il terzo nome di una stirpe di birrai casalinghi.

Founders Brewing, un nome che è un ritorno alle radici.

Le bottiglie di Canal Street Brewing riportavano in etichetta un quadro in bianco e nero raffigurante alcuni dei vecchi birrai del birrificio, con sopra la scritta “Founders”. Il riferimento non era ai ‘fondatori’ del birrificio, bensì a un nuovo modo di intendere e fare la birra. La storia è andata perduta e oggi il significato di quel termine è cambiato ma Mike e Dave hanno voluto prendere l’eredità e dargli un nuovo seguito.

1997-2017: 20 anni di birra, 0 rimpianti.

Mike e Dave se lo sono dovuti sudare il novero tra i migliori birrifici americani! E’ difficile crederlo ma all’inizio erano solo in due a occuparsi di tutto, sia dietro che davanti il bancone. Alla fine dei conti il birrificio è diventato la loro casa, dove spesso e volentieri si sono fatti la doccia prima di crollare dal sonno dopo estenuanti cotte lunghe 18 ore.

Non sono mancate le difficoltà economiche: a un certo punto hanno dovuto vendere la macchina per il filtraggio per monetizzare e pagare alcune bollette. In compenso sono diventati i pionieri della birra artigianale non filtrata negli Stati Uniti – nel Vecchio Continente era invece la prassi già da circa mezzo secolo.

Non è così semplice diventare uno dei migliori birrifici americani.

Alle difficoltà interne si aggiungono quelle di mercato: nonostante l’incremento esponenziale di birrifici i consumi di birra artigianale in Michigan erano rimasti al palo. Molti nuovi birrifici già nel 1999 stavano chiudendo i battenti. Founders sembrava destinato alla stessa fine.

Fu all’orlo del collasso, proprio come nelle migliori favole imprenditoriali, che Mike e Dave decidono di tentare il tutto per tutto, abbandonando gli schemi e affidandosi all’istinto. Finiva così la breve era della birra pensata a gusto dei consumatori e iniziava quella della birra concepita a gusto dei fondatori. Una filosofia eloquentemente racchiusa dal motto “prodotta per noi”.

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I giganteschi silos all’esterno del birrificio

Contro ogni legge di mercato,cessando di produrre birra di largo consumo e iniziando a produrre birra per pochi eletti, si sono salvati. Fu una scelta drastica e nessuno sapeva quali conseguenze avrebbe avuto. Leggendaria è la storia delle cesoie che Dave teneva a portata di mano qualora gli agenti di esproprio fossero venuti a chiudere le porte del locale.

Oggi quei giorni di terrore sono un brutto ricordo ma le cesoie sono ancora lì, appese nell’ufficio di Dave, in memoria delle difficoltà superate e sprono a non mollare mai. Quelle stesse cesoie sono finite nell’etichetta della Bolt Cutter, un Barleywine il cui nome significa appunto “cesoie”.

La fortuna aiuta gli audaci e quando non c’è la fortuna ci pensano i vicini di casa.

Come molte altre realtà birrarie degli Stati Uniti, anche Founders aveva i suoi aficionados, un gruppo di dirimpettai innamorati del loro “birrificio di quartiere”. Furono loro a sovvenzionare il birrificio, aiutandolo nel momento del bisogno. L’aneddoto è quello di un mecenate che omaggiò Dave di chicchi di caffè espresso ricoperti di cioccolato, dai quali è nata la famosa Breakfast Stout, oggi birra di bandiera.

Fu il giro di boa, da allora è stata una strada in discesa. Arriva un altro birraio, Jeremy Kosmicki, che finisce col prendere le redini della produzione. Fu lui a introdurre quella che è diventata la firma delle birre di casa Founders: l’invecchiamento in botte, un altro concetto oggi di pubblico dominio ma che a quei tempi, alla soglia del terzo millennio, era piuttosto ambizioso.

Ancora una volta galeotta fu la Breakfast Stout, i cui sapori sembravano adatti alla maturazione in botte. La celebre Distilleria Jack Daniels trovò l’idea interessante e decise di fornire le botti di Bourbon. Nacque così la Kentucky Breakfast Stout (KBS), la prima di una lunga serie di birre affinate in legno. Paradossalmente, proprio quando la moneta smise di essere un problema, lo iniziarono a diventare le botti.

Nessuna cantina è sufficientemente grande per ospitare 3.500 barili. E allora che si fa? Si va nelle caverne, a 85 piedi sotto la città, dove c’è una vecchia miniera di gesso abbandonata. Visitare queste caverne è un privilegio raro che viene concesso esclusivamente ai fortunati vincitori di un concorso a premi.

Gli anni recenti e quel che sarà.

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Negli ultimi anni non sono mancate le soddisfazioni. Nel 2007 arriva l’apertura di un ristorante all’interno di un vecchio deposito di camion e nel 2010 la nomina di quarto tra i migliori birrifici americani (sul podio c’erano Cigar City, Alesmith e 3 Floyds), cui seguiranno gli argenti nei due anni successivi.

Recentemente l’affare commerciale con il birrificio/colosso spagnolo San Miguel ha fatto gridare allo scandalo: Founders ha venduto il 30% delle sue quote ed è stato incolpato di aver venduto l’anima al diavolo. In cambio gli americani hanno raggiunto la proclamazione internazionale, ampliando una distribuzione già massiccia che oggi coinvolge 37 Stati e 19 paesi.

Ci è voluto parecchio ma alla fine i sacrifici sono stati ricompensati. Oggi Founders Brewing può fregiarsi a merito del titolo di uno dei migliori birrifici americani e possiede dalla sua etichette davvero niente male.

Conosci anche tu il birrificio Founders? Quali delle sue birre hai assaggiato?

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