michael jackson beer writer

Michael Jackson: l’uomo che elevò la birra

La vita di Michael Jackson. Ma non il cantante, bensì l’autore birrario.

La birra può provocare piacevoli digressioni e condurre a una vita più felice – Michael Jackson

Oggi ti voglio parlare del personaggio forse più importante della storia birraria recente: Michael Jackson. Il nome è lo stesso ma non sto parlando del famoso cantante, bensì del beer writer per antonomasia. E’ colui che ha contribuito a diffondere il verbo della birra artigianale. Il suo principale merito è stato quello di elevare la birra da semplice bevanda rinfrescante allo status che le appartiene di diritto: bevanda alcolica tra le più autorevoli del mondo.

Da bevanda mondana e monotona a poesia di malto e luppolo.

Ogni suo testo era teso a sensibilizzare il lettore sull’argomento birra e sdoganare qualunque pregiudizio creato ad arte dalle industrie. Il suo scopo era rendere consapevoli le persone che la birra è tanto complessa e preziosa quanto il vino. Il tutto senza mai dimenticarsi di ricordarne le origini e l’identità popolane. Ne fece un fatto di cultura e fu questo approccio a renderlo vincente.

Michael Jackson era conosciuto con tanti appellativi.

L’inseguitore del Whisky, l’esperto del malto, il dottore del dram. Ma l’appellativo col quale è maggiormente conosciuto è paradossalmente quello meno pomposo: beer writer. Michael Jackson era “semplicemente” questo, uno scrittore birrario. Ma che scrittore! Il suo stile era unico e tradiva un passato da editore: frasi concise e prive di ghirigori ma ricche di carattere e spiccato umorismo.

La nascita: 27 Marzo 1942.

Nasce in Inghilterra, a Wetherby, nella contea dello Yorkshire. Il suo parto non è stato dei più facili: la madre concepisce due gemelli ma uno dei due non scoppia di salute. Tutti si sarebbero aspettati che Michael, il più debole dei due, non ce l’avrebbe fatta. E invece fu proprio il fratello a non sopravvivere. Il nonno aveva origini americane, tant’è che il suo cognome originale era Jakowitz. Fu il padre ad anglicizzarlo, tramutandolo in Jackson. Il padre non immaginava neppure che lo avrebbe reso omonimo a uno degli artisti musicali più famosi del mondo.

Il trasferimento a Huddersfield.

Michael Jackson riceve i primi insegnamenti di vita da una madre devota. La sua è una famiglia modesta, a quei tempi alloggiante in niente più che un monolocale. Il padre, assente nei suoi primi anni di vita, diventerà una presenza costante solo a partire dal quarto anno. Michael aveva anche una sorella, Heather, nata nel 1949 quando lui aveva 7 anni. Solitamente le passioni si trasmettono per via ereditaria. Non è il caso di Michael Jackson: nessuno dei due genitori era dedito a velleità alcoliche.

All’età di 16 anni la svolta e gli inizi da scrittore.

Nel 1958 che conobbe il mondo dell’editoria. Ne rimase affascinato e vi si infilò di prepotenza: lasciò la scuola e diventò autore della serie chiamata This Is Your Pub. Col senno di poi avrebbe detto che il suo destino era segnato: 18 anni dopo non avrebbe fatto altro che parlare di pub e di tutto ciò che vi gravita attorno.

Come volevasi dimostrare: nel 1976 il primo libro, The English Pub.

Il libro passava in rassegna la cultura dei pub inglesi. Paradossalmente la birra ci entrava di striscio. L’autore inizialmente designato alla realizzazione dell’opera fallì la consegna e lui ne approfittò immediatamente. Michael iniziò così a percorrere il sentiero che lo avrebbe portato all’altare della birra. Dedicò il libro alla moglie, Maggie O’Connor, che scomparirà in un tragico incidente quattro anni dopo (1980) dopo tredici anni di matrimonio.

La volta successiva tocca alla The World Guide to Beer.

Il testo viene pubblicato sia in Inghilterra che in America. Finalmente la birra inizia ad avere rilievo nella vita dell’autore. Coniò quella che è oggi un’espressione comunissima: stile birrario. Fino a quel momento la birra era classificata per grandi famiglie: Ale e Lager. Per lui tale distinzione era insufficiente. Ogni differenza significativa doveva essere apprezzata e fatta conoscere al pubblico. La prese come una sfida personale: coloro i quali continuavano a ignorare la profondità della birra avevano le ore contate.

Michael Jackson era come San Tommaso: se non vedeva non credeva.

Il beer writer aveva bisogno di sentirla, odorarla e assaggiarla la birra della quale parlava. Questa intima necessità lo costringerà a viaggiare in lungo e in largo alla scoperta di ogni stile birrario esistente. Durante i suoi viaggi non farà mai a meno del fido compagno: il taccuino. A lui affiderà appunti, commenti e pensieri di ogni viaggio. La sua puntigliosità, l’attenzione per i dettagli è disarmante. E così, quello che un tempo era un taccuino, sarebbe diventato una prodigiosa raccolta di aneddoti, racconti e testimonianze.

Nel 1983 è già una figura di spicco del mondo birrario.

Anche se lui non lo ammise mai, Michael era diventato un VIP. Lo dimostrano gli inviti internazionali, che lo portano qua e là in giro per il mondo, soprattutto negli Stati Uniti. Durante una di queste trasferte ebbe un colpo di fortuna. Parlando con un editore del magazine Playboy casualmente pronunciò l’espressione “beer is chic”. L’editore rimase colpito: gli chiese di scrivere un articolo dal titolo “beer chic” in cambio di ben 10.000 dollari. Fu l’inizio di una lunga serie. Il combinato conigliette-birra funziona alla grande: Michael Jackson catturerà l’attenzione dei lettori giocando sui doppi sensi e utilizzando una tecnica narrativa alquanto maliziosa.

I suoi incarichi editoriali si sprecano.

Colonnista di diverse testate inglesi di punta (Independent, Observer); autore occasionale per Guardian, The Times, Washington Post in America. E ancora: GQ, Esquire, National Geographic, Traveler, Travel and Leisure, Wine Enthusiast, Wine & Spirits, Food & Wine, Wine Spectator, Slow Food. Per non parlare delle riviste di settore: All About Beer, Celebrator, Ale Street News, What’s Brewing, Pint, Bière, Beer Passion, Class, Brewer’s Guardian, Malt Advocate, Whisky Magazine, Journal du Brasseur, Islay Whisky News, Alephenalia News. Tutto il mondo ormai conosceva Michael Jackson, lo scrittore birrario.

Nel 1986 “la svista”: inizia l’epoca del Whisky.

Oltre alla birra Michael fu grande appassionato del distillato di malto. A iniziarlo al Whisky fu l‘azienda giapponese Suntory, che gli propose di scrivere un libro dedicato al distillato. Del resto tra birra e whisky c’è un forte legame: a fare la differenza sono la distillazione e l’assenza di luppoli. Al pari della birra, anche per il whisky la sola conoscenza teorica non lo soddisfa. Il Whisky vuole toccarlo con mano e per conoscerlo nel dettaglio girerà il mondo. Di nuovo. Al suo rientro scriverà uno dei suoi testi di maggior successo: la World Guide to Whisky.

Da autore a conduttore: arriva la serie Beer Hunter.

Michael Jackson viene coinvolto in un video sulla vita del birrificio inglese Samuel Smith. Michael diventa conduttore del programma dedicato. Ebbe un discreto successo e questo gli fu d’ispirazione. A distanza di qualche anno (1989) avrebbe iniziato a girare e mandare in onda la sua serie inedita chiamata Beer Hunter. La serie raccontava la sua vita e i suoi viaggi alla scoperta della birra. Nessuno prima d’ora aveva affrontato il tema dal punto di vista culturale. Il successo è clamoroso e nel 1991 Discovery Channel acquista i diritti.

E i riconoscimenti internazionali fioccano.

Il primo premio lo ottiene per aver gravitato l’attenzione mondiale sul Belgio con il testo Great Beer of Belgium (1991). In segno di riconoscimento diventa persino il primo membro non birraio della Confederazione dei Birrai Belgi. Nello stesso anno pubblicherà quella che è probabilmente la sua opera più celebre: il Beer Companion.

E’ stato un autore più che prolifico.

In 31 anni di onorata carriera ha scritto qualcosa come 16 libri tradotti in 21 lingue. Per non parlare dei contributi per opere terze. Purtroppo la salute non lo ha assistito. Il suo terribile nemico si chiamava Parkinson. Lo affrontò in una durissima battaglia durata ben 10 anni. Alcuni additarono i suoi evidenti problemi all’alcol. Per tutta risposta, con una lucidità eccezionale, nel 2006 pubblicherà un testo dal titolo I Am Not Drunk (‘Non Sono Ubriaco’). Un anno dopo (30 Agosto 2007) un infarto se lo porterà via, lasciando dietro di lui un vuoto incolmabile.

Dopo la morte la sua collezione è stata donata alla Oxford Brookes University.

The Michael Jackson Collection si compone di 1.500 libri, 300 testi provenienti dalla sua libreria personale e 28 riviste scientifiche. C’è perfino il suo personale taccuino degli appunti scritti a mano. Durante la mia permanenza a Oxford ho avuto la possibilità di consultarla ed è qualcosa di veramente imponente. Difficile spiegare il misto di eccitazione e reverenza che si prova nello sfogliare le stesse pagine che Michael Jackson a sua volta sfogliò.

Chi se lo sarebbe mai immaginato? Il ragazzino che lasciò gli studi all’età di 16 anni sarebbe diventato un autore estremamente prolifico. Michael Jackson ha preso la birra sotto le sue ali e le ha fatto spiccare il volo.

Avevi mai sentito parlare di Michael Jackson?

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