luppolo sostenibile raccolta manuale

Luppolo sostenibile? A mano è possibile!

Il luppolo sostenibile è un concetto delicato. Resa, purezza e sostenibilità: tutto dipende da come viene raccolto.

Continuiamo a parlare del nostro caro amico verde nelle sue infinite sfumature e introduciamo il concetto di luppolo sostenibile. Oggi è tempo di raccolta. Non per nulla il luppolo esplode e viene raccolto tra fine Agosto e inizio Settembre. Ma per raccoglierlo non bastano un paio di guanti e un sacco di canapa. Servono metodo, sudore e un briciolo di coscienza. Senza quest’ultima, in particolare, si rischia di mettere a repentaglio la sostenibilità del luppolo.

La raccolta del luppolo non è tutta uguale.

In un normale processo di raccolta, una volta prelevata la pianta, un sistema automatico divide le foglie dai rami e dai coni.  Il sistema è abbastanza semplice: prima una catenaria trascina la pianta all’interno di un macchinario; poi un rullo, munito di pettini di metallo, la percuote, staccando foglie e coni, che cadono su un nastro trasportatore inclinato. Il cono, essendo cilindrico, rotola verso il basso, mentre le foglie vengono allontanate dal nastro.

Di’ la verità: a te piacerebbe essere percosso?

Credo di no. A me neppure. E alla pianta di luppolo neanche. Non è una questione di sentimentalismo. Il luppolo è delicato e se la pianta viene trattata selvaggiamente perderà buona parte della luppolina contenuta al suo interno. E la luppolina contiene la resina, fonte dell’amaro da birra che tanto ci piace. Questa storia non me la sto inventando. Esistono video raccapriccianti su internet che mostrano macchinari ingialliti perché zeppi di luppolina. Roba da far piangere un homebrewer!

Anche la divisione di foglie e coni non è affidabile al 100%.

Basta acquistare luppolo in coni da un qualsiasi sito per averne conferma. Di certo non è una bella cosa mettere a bollire foglie assieme al luppolo. Non solo. In questo modo la pesatura del luppolo in coni è falsata, in quanto comprensiva di gambo e foglie. Un bel problema, perché la produzione birraria è un processo chimico e il birraio non può fare a meno della matematica. Quando calcola i grammi è perché vuole prevedere esattamente il risultato. Le foglie rischiano di trasformarsi in un ospite indesiderato che potrebbe mandare in fumo tutto i suoi calcoli.

L’alternativa esiste e si chiama raccolta manuale.

Funziona esattamente come il nome suggerisce: il cono viene delicatamente staccato a mano dalla pianta. Per la gioia del luppolo, che rimane integro e carico di luppolina, ma anche per l’homebrewer che ne stava ancora piangendo la triste perdita. Ovviamente la raccolta manuale rappresenta un approccio sostenibile e molto romantico che non può essere praticato ovunque. Basti pensare alle coltivazioni della Yakima Valley o dell’Hallertau tedesco. Se la raccolta fosse integralmente manuale impiegherebbe secoli. Ma nelle aree a coltivazione sperimentale o a bassa resa, come in Italia, un approccio intensivo è brutale e ingiustificato. C’è solo un motivo per il quale conviene: risparmiare.

Se è vero com’è vero che le piante hanno un’anima, anche il luppolo ne possiede una. Bisogna coccolarlo, parlargli, fargli ascoltare della musica. Ma soprattutto bisogna trattarlo coi guanti di velluto.

Va bene, luppolo sostenibile e raccolta manuale non possono essere universali. Ma ti faccio una domanda: se si riuscisse a dimostrare che con una qualità e purezza così alte è necessario meno luppolo per produrre birra?

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