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Luppoli nobili: quelli nati con la camicia

I luppoli nobili sono così chiamati perché possono vantare caratteristiche uniche, da veri purosangue.

Mai sentito parlare di luppoli nobili? E’ un’espressione tipica nel gergo birrario e viene utilizzata per indicare una stretta cerchia di luppoli originari del centro Europa. Sono appena quattro. Tre di questi sono tedeschi: Hallertauer Mittelfrüh, Spalt e Tettnanger. L’ultimo è boemo (Saaz). Sono loro a firmare le Pilsner tedesche e ceche e le Lager continentali. Ma perché li chiamano luppoli nobili? E perché, in mezzo al mare magnum di varietà esistenti, solo quattro possono vantare il titolo nobiliare?

A contraddistinguerli sono caratteristiche ben precise.

Innanzitutto tanti oli essenziali e profumi da fare invidia all’industria profumiera – gli oli essenziali sono utilizzati dall’industria dei profumi per confezionare fragranze. Se hai fatto i compiti a casa saprai che gli oli essenziali di cui si compongono i luppoli sono tre: mircene, cariofillene e umulene. Di quest’ultimo i luppoli nobili sono particolarmente ricchi. Possiede profumi erbacei, legnosi e leggermente terrosi. Purtroppo l’umulene non è un cliente facile da gestire: soffre di facile ossidazione. Senza contare che luce e calore ne causano la precoce degradazione, dando vita a cose poco simpatiche come l’effetto puzzola. Questo è il motivo per il quale, quando si ha a che fare coi luppoli nobili, bisogna prestare particolare attenzione alla loro conservazione. Del resto non si chiamano nobili a caso: vanno trattati coi guanti di velluto.

Sull’amaro hanno le braccine corte.

I luppoli nobili possiedono pochi alfa-acidi. Ma attenzione: poco non significa nulla. E’ un dettaglio importante che spesso si sottovaluta. Non faranno cose da pazzi ma anche i luppoli nobili apportano amaro. E’ un amaro moderato, privo di eccessi. In un certo senso educato, distante anni luce dall’arroganza tipica delle varietà di luppolo statunitensi. Soprattutto è un amaro che non diventa astringente grazie al basso livello di beta-acidi.

La verità è che i luppoli nobili non esisterebbero senza terroir.

Luppoli nobili si nasce, non si diventa. La differenza sta nel terroir. Nel linguaggio vitivinicolo il concetto di terroir è stato abbondantemente metabolizzato. E’ il termine utilizzato per indicare l’influenza del terreno sulle sue uve e quindi sul vino con le quali è prodotto. Con la birra, i cui ingredienti sono quasi sempre importati dall’estero, sentir parlare di terroir fa storcere il naso a qualcuno. In verità, che si tratti di vino o birra, il discorso non cambia. Nella raccolta del luppolo, infatti, il terreno e il meteo influiscono sulla resa. I luppoli nascono dalla terra ed è chiaro che ogni terreno dà loro un’impronta diversa. Magari sono sfumature sottili e impercettibili. Ciò non toglie che ci sono e fanno la differenza.

Imitarli? Tutti ci provano ma nessuno ci riesce.

Essendo luppoli affascinanti molte persone si sono cimentate nell’impresa di trapiantarli in aree diverse. Non ci sono riusciti. Purtroppo per loro i luppoli nobili sono unici. Anche qualora si riuscisse a farli emigrare con successo non potranno più essere definiti luppoli nobili. Se strappati dal luogo di origine, infatti, perdono le caratteristiche distintive. Non solo. Possono fregiarsi del titolo nobiliare solo quelli purosangue, ovvero nati per concessione di madre natura all’umana specie e non per effetto di incroci o innesti.

Tale e quale: nelle origini è scritto il loro nome.

Adesso che sappiamo di che pasta sono fatti proviamo a conoscerli uno per uno. Il Tettnanger viene nasce nella città di Tettnang, nel Baden-Württemberg; il Mittelfrüh viene fuori dalla regione dell’Hallertau e lo Spalt dall’omonimo comune bavarese. L’unico tra i luppoli nobili ad avere origini boeme (Repubblica Ceca) è il Saaz. Anche in questo caso il nome richiama il terroir: la località natia è Zatek, in tedesco ‘Saaz’.

Ci sono i nobili e i quasi nobili.

Mi riferisco a tutti quei luppoli che possiedono caratteristiche molto simili ai luppoli nobili, ma che non possono fregiarsi del titolo nobiliare per difetto di origine o di carattere. Ce ne sono parecchi, in tutto il mondo. In Inghilterra il Fuggle e l’EKG hanno provato più volte a ottenere dalla Regina l’inclusione al club dei nobili. Accesso negato. In Germania c’è l’Hersbrucker, altra varietà originaria dell’Hallertau, che però ha aromi molto più spiccati rispetto al Mittelfrüh. Assieme a lui lo Styrian Golding, che però è nobile solo per metà – è una variante del Fuggle.

Una volta erano la quintessenza dei luppoli ma oggi…

Il tempo passa e le luci dei riflettori si spengono per tutti. Anche per i luppoli nobili. Dopo aver dominato la scena birraria per secoli, oggi sono stati messi in ombra dalle nuove varietà di super luppoli. Cambiano i gusti, è vero. In questo caso, però, il cambiamento ha carattere storico. “Colpa” della craft beer revolution americana, che ha spostato l’epicentro birrario dal vecchio continente al nuovo mondo. Non solo. Come già detto la delicatezza dei luppoli nobili ne determina anche una certa cagionevolezza. Ai coltivatori di luppolo la nobiltà importa un par de ciufoli se poi non si traduce in una resa eccezionale. Per questo si fa sempre più ricorso a varietà appositamente create per resistere alle malattie. Negli USA ve ne sono bizzeffe: Liberty (derivato dal Mittelfrüh), Mt. Hood, Willamette e US Mittelfrüh.

Il concetto di terroir non è mai stato così forte. C’è poco da fare: se non nascono in una data area perdono testé il diritto a far parte dell’esclusivo club dei luppoli nobili.

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