Limen Brewery: rivisita con doppia cotta

Seconda parte dell’appuntamento dedicato a Limen Brewery e alle creature del birraio Nicola Ferrentino.

Torniamo a parlare del microbirrificio Limen Brewery. Dopo aver introdotto Nicola Ferrentino, il birraio, il birrificio e l’impianto di produzione nella prima parte dell’articolo, torniamo a snocciolare quello che ho visto, e quelle che sono state le mie impressioni.

Assieme a Nicola trovo Andrea, aspirante birraio e praticante homebrewing, che approfitta di ogni occasione utile per assisterlo nel suo mestiere. Beato lui! Da parte mia, l’attenzione per il loro lavoro è evidente, e devo faticare non poco per riuscire a carpire qualche “segreto” in più in merito alla produzione birraria, cosa a me ancora per la quasi totalità sconosciuta.

A guardarli lavorare assieme, e osservando il viavai di persone, curiosi o conoscenti, che vengono a fare visita durante tutto l’arco della giornata, capisco che il movimento birrario calabrese sta crescendo (nel gergo, è in fermento), probabilmente è anche più attivo di quanto potessi immaginare. La semplice curiosità, alla Limen Brewery, è già allo stadio di interesse diffuso. Lo dimostra anche la qualità delle birre prodotte, che mostrano profonda attenzione e, soprattutto, una conoscenza delle categorie stilistiche profonda, condizione essenziale per sapere cosa e come si produce.

Si compone attualmente di tre bottiglie la gamma del birrificio. I nomi, bisogna ammetterlo, non sono molto fantasiosi, in quanto adottano la convenzione di rispecchiare lo stile di appartenenza. Per fortuna compensa una buona creatività nella realizzazione delle etichette. Wit, una birra di frumento di ispirazione tedesca, prodotta con ben il 70% di malto di frumento, Pale Ale, reinterpretazione delle omonime birre di origine anglosassone, e la American IPA, che si presenta da sé. Prossimamente gli assaggi, vi dirò cosa ne penso.

Nel frattempo vi anticipo quello che ho  provato. La American IPA merita davvero: ottima beverinità, corpo consistente forte dei suoi 6,6% ABV, pur senza mai stancare, con una generosa luppolatura che le regala un amaro intenso e persistente, secco, rinfrescante e dissetante…Davvero un bel bere! Che sia stata la calura della sala cotte a renderla così godibile?

Ho poi avuto il piacere di provare una ricetta attualmente in fase di definizione: dovrebbe essere una blanche aromatizzata al bergamotto, e se la Calabria fà sicuramente parte del DNA di questa birra, non manca certo anche il contributo belga. Fresca e dissetante, intensa, leva via l’arsura che è una bellezza.

Arriva il momento della luppolatura ed è in questa fase che Nicola dà il meglio di sè: improvvisamente diviene agitato, quasi irrequieto, diventa impossibile riuscire a stargli dietro. Si entra nella fase più frenetica e delicata, comprendo, e la conferma arriva quando inizia a chiedermi ogni 15 secondi (no, non sto scherzando!) l’orario, per essere sicuro di rispettare i tempi di luppolatura previsti dalla ricetta. Per me, che ero esterno, è stato incredibilmente divertente, ma vorrei chiedere a lui se è o meno dello stesso parere!

Raffreddato il mosto e travasato nel fermentatore, si passa a ebollizione e luppolatura della American IPA. L’ammontare di luppoli previsti dalla ricetta è disarmante. Praticamente è come girare il mondo intero in forma di pellet. Eccezionale sentirne l’aroma direttamente dai sacchi, apprezzando freschezza e profili aromatici di ciascuna tipologia. è un primo modo per percepire le differenti sfumature con cui contribuiscono a fornire amaro, ma soprattutto aroma, alle birre.

E voi avete già assaggiato le birre di Limen Brewery?

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