liberazione birra artigianale italiana

Liberazione della birra artigianale italiana

La festa della liberazione d’Italia, dopo la cessione di Birra Del Borgo alla AB InBev, ha un sapore amaro come il fiele.

Oggi (25 aprile), giorno della Liberazione d’Italia. Pochi giorni fa la notizia ufficiale: il birrificio italiano Birra Del Borgo diventa consociata della multinazionale belga-brasiliana Ab InBev. Non è una bufala: è il comunicato stampa congiunto di Birra Del Borgo e AB InBev ad annunciarlo. Un comunicato che ancora non lo sapeva ma che nel giro di qualche ora avrebbe scatenato il putiferio, scuotendo le fondamenta del mercato della birra artigianale italiana. Ebbene sì, il momento tanto temuto è giunto: la birra industriale si beve ancora la birra artigianale e per la prima volta a farne le spese è un’italiana artigianale. Neanche una qualsiasi, a dire la verità, visto che stiamo parlando uno dei birrifici più rappresentativi della nazione. Il suo nome, soprattutto in questi giorni, è sulla bocca di tutti. E’ Birra Del Borgo.

Un’occasione unica per avviare gli investimenti necessari.

Queste le parole di Leonardo Di Vincenzo, birraio e fondatore del birrificio di Borgorose, provincia di Rieti. Lo stesso che, consapevole del subbuglio in corso, si è sentito in dovere di dichiarare che nonostante la cessione “le stesse persone di oggi
guideranno questo secondo corso”, aggiungendo “continueremo a produrre le nostre birre a Borgorose, continuando a investire
localmente”. Una magra consolazione. Le sue sono parole pesanti come macigni, difficili da mandare giù.

Quella di oggi è una festa della liberazione italiana dal sapore agrodolce.

Una giornata di sconforto, di lutto quasi. Il mondo della birra artigianale piange la prematura scomparsa di uno dei suoi più grandi nomi. Per molti oggi Birra Del Borgo è venuta a mancare, non tanto nel nome quanto nell’intenzione. Per molti… ma non per tutti.

La collaborazione con AB InBev rappresenta per noi una grande opportunità.

Ho deciso di non scrivere questo articolo venerdì, giorno della pubblicazione del comunicato – e del conseguente putiferio – per evitare di parlare con la pancia piuttosto che con la testa. Ho preferito calmarmi e riflettere, evitando di limitarmi all’ovvio. E’ vero, la prima cosa che ho pensato è stata che fosse scoppiata la terza guerra mondiale. Poi, però, qualcosa mi è scattata nella testa. Leonardo Di Vincenzo, infatti, non ha tutti i torti: l’afflusso di capitali freschi consentirà al birrificio italiano di ampliare notevolmente la sua produzione.

L’obiettivo dichiarato è quello di raggiungere una produzione di 50 mila ettolitri l’anno in 5 anni – a fronte dei 12 mila ettolitri attuali. Questo consentirebbe di espandersi in mercati finora raggiungibili solo in sogno. I più maliziosi metteranno in campo la solita dicotomia tra produzione e qualità. Ciò non toglie che questa potrebbe essere un’importante vetrina per tutta la birra artigianale italiana nel mondo. Non è un aspetto da sottovalutare.

Birra Del Borgo potrà beneficiare di liquidi e know-how. O meglio potrebbe.

Il condizionale è d’obbligo: Leonardo continuerà a portare avanti la baracca in qualità di Amministratore Delegato con totale capacità decisionale ma in una società decide il gruppo (l’organo collegiale), non il singolo. “I termini dell’accordo non sono stati resi noti” e i dubbi circa la reale capacità di Birra Del Borgo di mantenere un orientamento improntato sulla qualità sono concreti. L’ho più volte detto a gran voce su questo blog: mettere su un birrificio artigianale significa aprire impresa. Punto. Non importa che il birraio sia artigiano, che nel suo lavoro ci metta mani, cuore e passione. Un’impresa è un’impresa e in quanto tale è soggetta alle regole di mercato. Tutte, nessuna esclusa. Anche quella che consente a una multinazionale di far passare al “lato oscuro della forza” un birrificio artigianale, se questi si lascia tentare dalla brama di potere – il vile denaro.

Oggi cambiano le regole del gioco. Oggi inizia la (vera) liberazione.

E’ davvero un lutto per la birra artigianale italiana? Secondo me no. Come ho già detto potrebbe rappresentare, nel bene e nel male, un buon modo per far conoscere il made in Italy brassicolo nel mondo. Ma non è l’unica opportunità. Oggi, giorno della liberazione d’Italia – quella storica – inizia anche la liberazione italiana – quella birraria. Oggi impareremo che il cuore e le emozioni sono deboli. Che il mercato è dominato dai grandi. E che il mercato birrario, nonostante tutta la sua passione, è un mercato come tutti gli altri. Da oggi sapremo che essere appassionati non ammette ignoranza, che bere è un diritto. Ma farlo consapevolmente è un dovere.

Forse è vero, oggi ci siamo fatti male. Ma domani ci alzeremo e saremo più forti. E combatteremo. Forse non lo sappiamo ancora ma oggi è iniziata la (vera) liberazione della birra artigianale italiana. E concludo come ho iniziato, con le parole di Leonardo di Vincenzo, questa volta piene di speranza:

Sarà nostro compito far cambiare idea con i fatti a chi adesso pensa il contrario. Daremo l’anima per la qualità e non diventeremo schiavi.

Cosa ne pensi dell’acquisizione di Birra Del Borgo? dove ti schieri in questa possibile battaglia per la liberazione della birra artigianale italiana?

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