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Latte Più Birrificio Retorto Blanche

Latte Più è la Blanche interpretata dal birrificio Retorto.

Latte Più è un nome che richiama il capolavoro cinematografico di Stanley Kubrick dal titolo “Arancia Meccanica”. Ma niente panico: stavolta le intenzioni sono buone e il nome vuole indurre l’avventore in uno stato di piacevole abbandono. Si tratta di una birra artigianale prodotta dal birrificio Retorto, l’avventura imprenditoriale dei fratelli Monica, Davide e Marcello Ceresa. Quest’ultimo si ritrova a indossare le vesti di birraio senza avere alle spalle alcun trascorso da birrificatore casalingo.

Laurea in Tecnologie Alimentari, esperienza nella filiera agroalimentare e corso per birrai nel 2007. Nel suo curriculum può vantare esperienze come publican (Docks) e come aiuto-birraio presso il birrificio Toccalmatto di Bruno Carilli, birrificio da cui sono venute fuori diverse figure di spicco. Il nome Retorto richiama il toponimo della valle in cui si trova (Alta Val Nure) e, come si evince dalle etichette, ricostruisce un mondo fiabesco dove il regnante beve buona birra. Con un impianto da 12 hl, una cantina con 10 tini di fermentazione e una produzione annua di circa 2.000 HL ci sono tutti i numeri per fare bene.

Quattro sono le birre dell’esordio, tutte ad alta fermentazione, e Latte Più è una di queste. Si tratta di una Blanche belga “rivisitata”: oltre alla canonica speziatura a base di buccia d’arancia amara e coriandolo ci sono anche scorza di pompelmo, zucchero e fiocchi d’avena, mentre il frumento si impiega maltato anziché non maltato com’è tipico della scuola belga. Il risultato è una birra delicatamente più amara e astringente, certamente più ricca e intensa. Il nome è un chiaro riferimento all’aspetto dello stile birrario, tipicamente lattiginoso. Latte Più è stata inoltre insignita del titolo di Birra Quotidiana nella Guida alle Birre Slow Food 2019.

Il birrificio la consiglia in abbinamento a: salumi leggeri, primi piatti leggeri al pomodoro, primi piatti di pesce bianchi, insalata di mare con verdure crude di stagione, pesce alla brace, tartine di ostriche, fritto di paranza con verdure grigliate, carni bianche.

Bottiglia da 33 cl, 4.8% ABV, lotto 18011. Ringrazio Quality Beer per il campione assaggio.

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Aspetto

Sostanzioso cappello di schiuma colore bianco albume, dalla grana fine e aspetto pannoso, persistente e aderente. Colore più carico del classico paglierino – siamo qui sul dorato tendente all’aranciato – ma sempre lattiginoso.

Aroma

L’impatto olfattivo mostra le carte in tavola. Profumi delicati che non ardiscono a stupire l’avventore, limitandosi a mantenere una condotta composta ed elegante. In testa c’è il coriandolo. Il corpo invece si sposta verso il frumento, affiancato dai malti chiari (miele d’arancio, pane, frollino). Infine il cuore ritorna in territorio speziato, chiamando in causa la scorza d’arancia. In un secondo momento, a temperature più alte, emerge anche un delicato sentore lattico che richiama lo yogurt.

Gusto

Carbonazione presente, corpo medio, mouthfeel avvolgente con punte carbonate sulla lingua. L’ingresso conferma l’impressione maturata all’olfatto, plasmando l’idea di una birra beverina e rinfrescante. La prima parte della sorsata è spessa, densa, simile a un succo di frutta all’arancia. Successivamente si percepisce la nota acidula del frumento, ancora una volta affiancata da sentori di pane e miele. E’ una birra a tendenza dolce, dal finale secco e dal retrogusto amaro da agrumi (arancia, pompelmo) potenziato da spezie (pepe). A conti fatti ogni sorso chiude con un pareggio che accontenta tutti. Sulla lunga distanza vincono le spezie, in particolare scorza d’agrumi e pepe, che pizzicano la lingua con un leggero sentore piccante.

In cucina con @cuocosottocenere: in tema di abbinamenti birra-cibo ho ricordato al giorno in cui ho assaggiato la Blanche del birrificio Il Mastio in abbinamento a una pizza Marinara. L’affinità degli acidi (pomodoro e frumento) e l’eco tra spezie della macchia Mediterranea (origano, basilico) è stato un abbinamento straordinario. Ho pensato allora di riproporre qualcosa di simile, ovvero le uova al purgatorio (uova cucinate in una salsa di pomodoro concentrata e aromatizzata con cipolla e origano). L’idea era di utilizzare la Latte Più come leva per le spezie del piatto. L’abbinamento è risultato lusinghiero solo a metà. Effettivamente gli accostamenti sono stati azzeccati ma non avevo considerato che la Blanche un filo di amaro in più e una speziatura aggiuntiva a base di scorza di pompelmo, che non si sposano con il piatto. Da riprovare con una Blanche canonica.

Latte Più è una Blanche dalla sincerità disarmante. Pur rimanendo fedele all’originale si concede una licenza poetica che gratifica la bevuta. Personalmente avrei apprezzato un filo di carbonazione in più ma già così dà gusto alle giornate più calde e insipide.

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3.8
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