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La Botanica della Birra: la mia recensione

Ho letto e recensisco La Botanica della Birra, libro scritto dal Professore Giuseppe Caruso ed edito da Slow Food.

Caratteristiche e proprietà di oltre 500 specie vegetali usate nel brassaggio, è questo il nome esteso di La Botanica della Birra, dell’autore Giuseppe Caruso. Un nome che dice molto sui contenuti di quest’opera, molto innovativa per il panorama italiano contemporaneo.

Il Professore, così chiamato per la sua professione di insegnante, è una figura piacevolissima dotata di eccellente personalità. Mio compaesano calabrese e assiduo frequentatore di ambienti birrari – praticamente il corrispondente calabrese dell’Inklings anglosassone – ho avuto la fortuna di conoscerlo e condividere con lui diverse bevute.

Sommo conoscitore della materia botanica, il Professore ha pensato bene di indagare le interazioni del mondo vegetale con la birra artigianale. Dall’unione dei due mondi è nata una nuova biodiversità. Ecco perché appena ho potuto ne ho acciuffata una copia e sono corso a leggerlo. Ed ecco la mia recensione.

L’autore e la panoramica dell’opera

Il Professore Giuseppe Caruso (Profilo LinkedIn) è laureato in Scienze Agrarie presso l’Università Cattolica di Piacenza, con dottorato in Botanica ambientale ed applicata presso l’Università Politecnica delle Marche. Ha proseguito il resto della sua vita in Calabria, sua terra natale e perduto amore, dedicandosi allo studio e alla ricerca. Passando però dall’altra parte del banco, occupando la cattedra ed esercitando l’insegnamento in botaniche applicate.

Il Professore si è già cimentato nella stesura di un libro ma è la prima volta in cui la sua penna crea un’opera così “aulica”. Assieme ai testi, per la gioia degli occhi, vi sono schede e illustrazioni realizzate a china che rendono fruibile la materia botanica sia al lettore informato che a quello, come nel mio caso, che non ha la più pallida di quale aspetto abbiano la Malva e il Rododendro.

Le illustrazioni elevano il testo a vera e propria opera d’arte e prezioso strumento di studio. Nomi, classificazione, morfologia e geografia: ogni scheda di approfondimento analizza la singola pianta in ogni suo aspetto. I disegni sono talmente realistici che sembra di avere le piante tra le mani. Mi viene da azzardare il paragone con gli antichi libri di anatomia utilizzati per lo studio del corpo umano. La completezza dell’opera risiede nell’analisi onnicomprensiva di quasi tutte le specie vegetali utilizzate per fare la birra delle quali si abbia testimonianza, sia come impiego passato che in chiave moderna.

Dopo la lettura e adeguato studio si ha la capacità di conoscere il mondo vegetale e saper all’occorrenza riconoscere le piante e. Ma soprattutto sapere quali parti utilizzare in ambito brassicolo e quali invece da eliminare per il loro potere tossico.

L’opera ha avuto una calorosa accoglienza, soprattutto da parte della critica, e indiscrezioni sostengono che Slow Food stia stringendo accordi per tradurlo in una o più lingue straniere. Una conferma della bontà e dell’originalità dell’opera. Da parte mia un grande in bocca al lupo all’autore.

La lettura e le impressioni generali.

Per fare un albero, ci vuole il seme e per fare la birra ci vogliono gli ingredienti. Lapalissiano. Leggere La Botanica della Birra è un invito a ripensare la produzione birraria per come è stata sinora. Ed è anche un ritorno alle origini ormai dimenticate.

Il testo si inserisce bene nel contesto storico attuale. Sono ormai lontani i tempi dell’Editto di Purezza Tedesco (Reinheitsgebot). Oggi più che mai il birraio moderno vuole azzardare, vuole stupire il mercato cimentandosi nell’utilizzo di questo o quell’ingrediente non convenzionale.

 A fine libro viene quasi da pensare che il botanico sia il migliore amico del birraio e che un matrimonio d’intenti sia inevitabile nel prossimo futuro. Birra e piante sembrano due facce della stessa medaglia, tanto profonde e complesse da richiedere un intimo gioco di squadra per poterne apprezzare l’essenza.

Assieme al tecnico di laboratorio, quella del botanico potrebbe essere la chiave di volta per lo sviluppo della birra artigianale italiana, dove il legame col territorio e il km 0 sono concetti tanto romantici quanto concreti.

Ed ecco il ritorno alle origini a cui accennavo. Quello tra birra e piante è un rapporto che affonda le radici nella notte dei tempi e che, dopo un massiccio allontanamento del genere umano, sta vivendo un progressivo e lento riavvicinamento.

La tecnica narrativa.

Il libro è realizzato da un professore e come tale ne rispecchia la formazione e l’impostazione didattica. L’approccio sistematico e scientifico potrebbe risultare a primo acchito difficile da digerire, soprattutto per il lettore che abbisogna di elementi narrativi.

La lettura è pertanto facilitata per chi si approccia al testo con finalità di studio. Tuttavia non si tratta di un vero e proprio libro di testo ma di un compendio. Posso però assicurare che una lettura a più riprese aiuta ad apprezzare il testo in tutta la sua bontà, scongiurando gli sbadigli e il bisogno del caffè dello studente.

Il linguaggio adottato è intermedio, un equo compromesso che si rivolge contemporaneamente all’appassionato birrario, all’homebrewer a caccia di nuove idee e al cultore del mondo vegetale. In compenso l’aspetto brassicolo è piuttosto limitato. Potrebbe essere interessante, nelle prossime edizioni, rivedere la componente tecnica, rafforzando la partnership tra birraio e botanico poc’anzi menzionata.

Il libro si limita a indicare quali piante possano essere impiegate per i vari stili birrari. Tuttavia mancano le dinamiche dell’impiego, le fasi del processo in cui realizzare le aggiunte, i vantaggi e svantaggi legati all’impiego di piante. Ma forse la maggiore mancanza è quella degustativa: l’assenza di indicazioni sull’apporto gustolfattivo che la pianta dà alla birra è, a mio parere, una lacuna che può e deve assolutamente essere colmata.

La Botanica della Birra: conclusioni.

Territorio e biodiversità tornano a fare parte della tavolozza di colori con i quali il birraio esprime la sua creatività e dipinge la sua birra. E così il birraio diventa sempre più uno chef, dotato di spiccata sensibilità gustativa e conoscitore di ingredienti nuovi e antichi. Che La Botanica della Birra rappresenti la vigilia di una rivoluzione culturale? Prevedo che ne vedremo (e ne berremo) delle belle!

La Botanica della Birra
Autore: Giuseppe Caruso
Editore: Slow Food
Anno 2019
624 pagine
Prezzo: 33,15 euro

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