jet black heart brewdog

Jet Black Heart BrewDog

Jet Black Heart, Oatmeal Milk Stout con la quale BrewDog dichiara guerra alla Guinness.

La vendetta è una Jet Black Heart che va servita fredda, secondo BrewDog. Si tratta infatti della Stout definitiva con la quale il birrificio scozzese ha pubblicamente dichiarato guerra alla Stout per eccellenza, l’irlandese Guinness, finora dominatrice del mercato. L’inizio delle ostilità tra i due brand birrari risale al lontano 2012 quando Diageo – nome della società che detiene il marchio Guinness – “soffiò” un premio a BrewDog. In pieno stile brewdogghiano, Jet Black Heart non è solo una birra ma anche una colossale operazione di marketing. Un paradosso, visto che la campagna promozionale utilizzata per lanciarla sul mercato si chiama #BeerNotAds (birra, non pubblicità). Si fa riferimento a una delle pubblicità più famose della Guinness, del quale James Watt e Martin Dickie (fondatori) fanno la parodia nei panni di un cavallo.

E’ la novità birraria (per modo di dire) dell’anno 2016. Si tratta di una Oatmeal Milk Stout,entrata in produzione stabile dopo aver vinto l’annuale Prototype Challenge del birrificio. Il grist bill si compone di ben 8 malti mentre i luppoli sono Magnum (Germania) e Sorachi Ace (Giappone).

Bottiglia da 33 cl, 4,7% abv.

Schiuma

Abbondante cappello nocciola dalla trama fine e compatta, persistente e aderente; aspetto pannoso.

Colore

Nero come la pece, opaco e privo di riflessi.

Aroma

Impatto olfattivo pericolosamente goloso, talmente dolce da dover essere vietato a un diabetico. Gli ingredienti caratterizzanti, avena e lattosio, si percepiscono entrambi distintamente. C’è anche respiro per i malti scuri, che giacciono distesi in sottofondo. L’intensità è buona, beneficiando dell’accentuata nota di latte con cacao/Nesquik. Non mancano cioccolato al latte, brownie e un leggero sentore di liquirizia (girella). A metà percorso arriva il lattosio. Corpo aromatico formato da crosta di pane, pane nero, toast. Non è finita qui. Prima di salutarci la Jet Black Heart si tuffa in acque salmastre, che partono dall’acidulo del caffè in chicchi, attraversano la fava di cacao e arrivano alla salsa di soia. Man mano che si stempera emerge anche una leggerissima nota alcolica (Mon Sheri). Una birra eseguita in maniera impeccabile, con precisione chirurgica. Esercizio di stile.

Gusto

La prima sorsata regala un piacevolissimo excursus gustativo. Al termine rimane grande soddisfazione e la lingua continua a leccarsi i baffi. Grande pulizia, che ne mette in risalto tutte le sfumature. Ingresso docile e piuttosto watery, passaggio in latte al cacao e conclusione dolce e al contempo leggermente amara (cacao, cioccolato fondente). Il tutto equilibrato dall’acidulità del caffè. Corpo da medio a pieno, mouthfeel goloso, morbido e vellutato. Le prime note sono di pane, toffee, latte, frollino al cacao e un po’ di biscotto al burro. In sottofondo giacciono pazienti note “maschie” di cioccolato fondente ad alta intensità e ciliegia sotto spirito. In chiusura ritorna il tenue salmastro di salsa di soia. Retrolfatto di grappa, retrogusto che offre la sensazione (ma non il calore) di un Whisky. Finale secco e ripulente pur non attenuato al 100% – il lattosio non è fermentabile. Vale quanto detto per l’aroma: Jet Black Heart è una birra impeccabile, gustolfattivamente travolgente e dal controllo ossessivo compulsivo. E’ però un’esecuzione sterile, avara di emozioni. Senza cuore.

La mano di BrewDog è impeccabile, anche quando si tratta di produrre una birra con lattosio e il rischio di diventare stucchevole è dietro l’angolo. Non è il caso della Jet Black Heart, che va giù a grandi sorsi.

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