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Imbottigliamento senza data: una nuova crociata?

Parlare di data di imbottigliamento ha senso per il consumatore di birra? Eccome se lo ha!

Mai sentito parlare di data di imbottigliamento? Attenzione: non sto parlando della data di scadenza. Sono abbastanza certo che su quest’ultima ti sarai soffermato parecchie volte prima di un acquisto ma che della prima non ne conosci neppure l’esistenza. Sai che ti dico? Non è colpa tua. La data imbottigliamento è un’informazione che, per quanto utilissima al consumatore, latita sulle etichette di birra artigianale italiana.

Data imbottigliamento e data di scadenza: due facce della stessa medaglia.

Il falso mito della birra che scade è stato sfatato da un pezzo. E’ bene ricordarlo: la birra non ha data di scadenza, bensì un Termine Minimo Consigliato (TMC), una sorta di raccomandazione che il produttore ci fa per assicurarci di poter godere appieno del suo prodotto. Oggi la birra artigianale italiana è cresciuta e ha abbondantemente superato la maturità. E’ finalmente giunto il momento che i birrifici inizino ad apporre in etichetta la data di imbottigliamento.

Volevate l’informazione trasparente? La data di imbottigliamento è la risposta.

Considerare la data di imbottigliamento – non solo il lotto di produzione – al momento dell’acquisto è ciò che distingue il consumatore tradizionale da quello consapevole. Non sono il primo a suggerire questa “crociata”. Un paio di anni fa, all’acme della moda delle birre straluppolate, se ne è discusso molto. Complice il rapido decadimento dell’impronta luppolina, infatti, queste birre devono essere bevute poco tempo dopo essere state prodotte. Esistono tecniche di produzione atte a esaltare le caratteristiche del luppolo che ritardano il loro naturale invecchiamento. Ma nulla si può contro lo scorrere inesorabile del tempo.

Ebbene sì, anche la birra invecchia.

La birra artigianale soprattutto. Ovviamente il discorso non riguarda solo le birre straluppolate ma tutte – o quasi – le categorie stilistiche. E’ dunque essenziale consumare la birra quando è ancora fresca, ovvero il più possibile vicino alla data di imbottigliamento. Per questo è necessario disporre in etichetta di quest’informazione. Data di imbottigliamento e shelf life (data di consumo ottimale consigliata), inoltre, sono utili non solo al consumatore ma rappresentano anche la miglior forma di autotutela da parte del produttore: birrai e birrifici potranno così giustamente affermare “ve l’avevamo detto”.

Obiettivo finale? Acquisti intelligenti e consumatore responsabile.

Anche questa è cultura birraria. Non vorrei risultare arrogante o sbruffone – lungi da me – ma con questo articolo intendo sensibilizzare i birrai a una migliore informazione birraria. Bastano due semplicissimi accorgimenti: iscrizione in etichetta della data di imbottigliamento e della shelf life. E’ l’ora di dire basta a sigle numeriche indecifrabili e lotti di produzione incomprensibili. Il risultato sarà vantaggioso per tutti: consumatori, produttori e… palati.

E’ giunto il momento di dare una svolta al settore della birra artigianale italiana. Ma la crociata è dura e ha bisogno del contributo di tutti per riuscire.

In un virtuale ballottaggio per la data di imbottigliamento voteresti sì o no? Di’ la tua!

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