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Hyde Park: il bello, il brutto e lo pseudo-artigianale

Prosegue il pub crawl nella città di Leeds. Oggi si fa tappa a Hyde Park, enorme pub situato a due passi dal centro.

Vieni con me: oggi ti porto a visitare l’Hyde Park di Leeds! Ma come, non lo sapevi? Leeds è la città perfetta per fare pub crawl (passeggiata da un pub all’altro). E qui a Leeds il pub crawl regala soddisfazioni. Qui lo chiamano Otley Run (dal nome della Otley Road) ed è il più grande itinerario birrario di Leeds. Tu pensa: è talmente famoso da essere diventato uno dei tour guidati più ambiti della città.

E’ una strada lunga ma qualcuno la deve pur percorrere.

Dopo “lungo” peregrinare – 200 metri al massimo – finalmente giungo di fronte al Hyde Park Picture House. L’ingresso è micidiale: fronte strada, posizione ad angolo, ampio spiazzo esterno. E una parete che è un arcobaleno di colori, straripante di decorazioni floreali. All’esterno non lo si percepisce ancora. Tuttavia il tempo di accomodarsi, dare un’occhiata al menù ed è lapalissiano: Hyde Park appartiene a una catena.

Il pub inglese che sembra irlandese. Però poi diventa canadese.

L’arredamento è a tinte irlandesi, con pareti verdi e sedie rivestite da cuscini col motivo quadrettato scozzese. La hall sembra invece in salotto di una baita: legno, colori caldi e carta da parati che ricorda l’autunno. Alcune sale sono invece arredate a mo’ di libreria, in mezzo alle quali sono piantati un paio di tavoli da biliardo e qualche slot machine. Fanno tanta, tantissima atmosfera le lampade da comò in tessuto. A dire la verità non c’è un grande carattere quanto piuttosto un curato minimalismo.

L’atmosfera è allietata dal sottofondo musicale, con una selezione priva di qualsiasi logica – dal pop commerciale alla disco finanche all’heavy metal. Tanta pubblicità sulle offerte gastronomiche del giorno. Ce n’è una per ogni giorno della settimana: hamburger, english pie, grigliate, Sunday roast e chi più ne ha più ne metta. Non manca neppure lo sport: tutte le sale sono circondate da ampi schermi sui quali vengono trasmessi gli avvenimenti sportivi del giorno.

E la birra? Beh, diciamo che non è il top.

Il bancone si presenta molto bene nella sua ampia disposizione a forma di “L”. Tutto fumo e niente arrosto. Lo dimostra la selezione birraria: 10 spine, crafty se non addirittura di origine industriale, per giunta le stesse incontrate in precedenza al Dry Dock. Nutro infatti il sospetto che i due pub facciano parte della stessa catena. Si salvano a malapena un paio di handpump ed è su loro che faccio affidamento.

Black Sheep Bitter, 3.8% abv.

Personalmente non avrei dato una lira a questa birra viste le mie precedenti esperienze con questo birrificio. Mi sono dovuto ricredere. Il naso è una sorpresa: maltitudine a più non posso. E’ quell’odore da forno in attività che tanto mi piace. Quello del pane, così fragrante da sembrare masticabile. Il corpo cambia radicalmente registro, a cavallo tra i farinacei (pane, frollino, cracker, miele di arancio) e il fruttosio (arancia, pesca a pasta gialla). Il cuore è di melone retato.

La prima sorsata è rinfrescante, leggerissima di corpo ma di sapore pieno. Gusto a tendenza dolce, dal finale ben attenuato e bilanciato dall’amaro di frutta in buccia e leggero erbaceo. Bollicine assenti, corpo medio e mouthfeel in procinto di tuffarsi nell’acqua. Le note gustative riprendono quanto percepito al naso: pane, toast, frollino, miele di arancio ma anche arancia e pesca sciroppata. Retrolfatto di pane tostato. Il morso amaro del finale fa emergere tostature finora latenti (caffè in chicchi, cioccolato fondente ad alta percentuale), un forte erbaceo ma soprattutto una suggestione di frutta secca (pellicina di noce). Micidiale.

Blonde Ale, Acorn Brewery, 4%abv.

Anche stavolta il percorso olfattivo inizia mandandomi in fuorigioco, perlomeno rispetto alle mie aspettative. Ci sono l’erbaceo, il fruttato e soprattutto lo zesty del lime. Il corpo è sottile, composto da pane, farina e miele millefiori. Il cuore è aranciato.

Zero bollicine in bocca ma tanto, tantissimo gusto. E’ bene anticipare che si tratta di birra estremamente ruffiana. Lo dimostra la matrice zuccherina ed edulcorata di tè alla pesca, che si ingrazia le papille gustative del consumatore in cerca di dolci coccole. Corpo da medio a leggero e mouthfeel rotondo. C’è anche altra frutta: polpa d’arancia e mandarino. I malti hanno fragranza appena accennata e si compongono di crosta di pane, pan bauletto, pasta frolla, miele di arancio, caramella gommosa all’arancia. Retrolfatto di di tè alla pesca. Peschereccia.

Ci sono posti che non sono adatti ai deboli di cuore. Leeds è uno di questi. La città in sé e per sé non ha nulla di male. Ma il suo pub crawl sì. Hyde Park ne è l’esempio: nonostante una selezione birraria discutibile è talmente grazioso da farti emozionare.

Conoscevi il pub crawl di Leeds? Hai mai visitato Hyde Park?

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