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Homo Luppolo: la favola diventa realtà

Conosci la favola dell’Homo Luppolo? Si narra di questa fantomatica e terrificante creatura, assetata di birra, che nelle notti di luna piena…

Un nome impossibile da confondere, quello di Homo Luppolo, nuova (e buona) realtà birraria nostrana, sede operativa a Sgurgola e sede legale ad Anagni (FR). L’avventura inizia nel 2013: tre giovani promesse in fermento (Giacomo, Gianluca e Sara), decidono di fare della propria passione per la birra una vera e propria professione. Con un passato da homebrewers alle spalle, e una matta voglia di birrificare, decidono di mettere in piedi il proprio birrificio artigianale, compiendo il famoso salto nel “mondo dei pro”. Si meritano tutti gli auguri questi ragazzuoli, belli, simpatici e spontanei, sinceri come la birra che tanto ci piace. Cheers!

Sono quattro le birre attualmente prodotte. Un buon numero, considerando che Homo Luppolo deve ancora soffiare la prima candelina. Il numero  diventa poi eccezionale se si considera che il birrificio si è distinto sin da subito per  la contemporanea realizzazione di birre ad alta e bassa fermentazione. Gestire due tecniche di fermentazione assieme significa avere una profonda conoscenza dell’arte birraria, delle tecniche di birrificazione e delle innumerevoli categorie stilistiche. Ma denota anche grande personalità e coraggio: “bestia nera” dei birrifici, le birre a bassa fermentazione si distinguono per una minore produzione di esteri da parte del lievito – gli esteri a volte mascherano qualche piccolo difettuccio. Molti le considerano comuni, banali. Lasciatemi dire che una bassa fermentazione – ben fatta – saprà farvi innamorarecome nessun’altra. Come spesso succede, le cose più buone sono quelle più semplici!

Quello che mi ha maggiormente colpito di questo giovane birrificio – complice il personale e spudorato interesse per la comunicazione birraria – sono le etichette. Le labels hanno recentemente subito un intervento di restyling, realizzando un notevole salto di qualità. Il “chirurgo” è Francesco Lo Nigro (ChiccoDesign), grafico e amico. Il risultato? Che ve lo dico a fare: ve lo mostro, facciamo prima!

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Chiara di Luna è la “bionda”, birra di bandiera del birrificio – nonché nome della ragazza di Giacomo. L’etichetta riporta  un occhio dalle lunghe ciglia spalancato verso l’alto, elogio della femminilità. E’ quello dell’uomo lupo affascinato dalla luna piena, croce e delizia della sua anima, responsabile della sua trasformazione in un essere mostruosamente affamato di… luppolo! Si tratta di una Dortmunder, stile birrario originario dell’omonima cittadina tedesca, corrispondente in un certo senso alle Pilsner boeme. Leggera e beverina, 5,4% abv, impiego esclusivo di luppoli “nobili” tedeschi.

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homo-luppolo-notre-dameChiara di Luna è la birra di punta del birrificio, ma è la Notre Dame ad avere il primato in termini di storicità. E’ infatti la prima ricetta che i tre ragazzi, al tempo giovani e rampanti homebrewers, iniziarono a produrre sistematicamente. Lo stile è quello delle bière Blanche: malto Pilsner e frumento non maltato, abbondante speziatura a base di coriandolo e scorze d’arancia, più un pizzico di insolito pepe rosa. L’etichetta è tutto un programma: da una parte il sacro (il rosone della Cattedrale di Notre Dame a Parigi), dall’altra il profano (la ballerina del Moulin Rouge). Quale delle due parti preferite?

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American Wheat (Citra per l’amaro, Citra più Cascade per l’aroma), la Dreizehn (‘tredici’, in tedesco) è ispirata alle birre di frumante d’impronta americana. Tredici è il numero ricorrente tra Sara e Gianluca. Qui gatta ci cova, direte voi. E infatti, ho scoperto che tra i due piccioncini corre l’amour, ah l’amour… Ma bando a smielati baci e cuoricini, spazio a un’irriverente critica a tutti quelli che temono la sfiga – il 13 è tipicamente associato alla sfortuna: a loro è dedicata questa splendida etichetta che,richiamando il numero, vuole sfidare la sorte. La stessa che tutti gli innamorati decidono – più o meno i(n)consapevolmente – di affrontare. Che porti bene, questo benedetto tredici!

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 Finiamo a suon di musica. Ebbene sì, perché Let it be non solo è il nome dell’ultima birra prodotta dal birrificio, ma anche il famoso brano musicale dell’ancora più famosa  band (i Beatles). In realtà, la storia di questa etichetta è un po’ triste: la birra è dedicata a un grande amico, il quale avrebbe dovuto accompagnare il trio nel loro tour birrario in giro per il mondo. Purtroppo la storia è stata scritta diversamente… a lui, amante degli “scarafaggi inglesi” e delle birre in stile Porter – anch’esse di origine anglosassone – è dedicata questa label. In etichetta un tandem a quattro, così come ci piace immaginare che sia!

Il Birrificio Homo Luppolo ha tutte le carte in regola per fare bene. Non resta che provare le birre; ma, come si dice, “se il buongiorno si vede dal mattino”! E voi, le avete provate? cosa ne pensate?

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