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Homebrewer informatica. Fermentare in casa non è più una coincidenza

Homebrewer informatica, espressione che indica i software “fatti in casa”. Sembra strano, ma se esistesse una relazione tra informatica e birra? I fatti parlano chiaro: non può essere una coincidenza!

Per la serie “dimmi che birra programmi e ti dirò chi sei”. Lo slogan ideale per un gruppo di beer nerd, o beer geeks che vuol si dica. In realtà si tratta di un’espressione utilizzata per indicare i software amatoriali — fatti in casa — creati per migliorare le funzionalità di un oggetto. Non solo. Homebrewer informatica è la curiosa simbiosi, in forma di espressione letterale,  tra due mondi apparentemente distanti, ma che nella realtà risultano essere collegati più di quanto si possa solo immaginare.

homebrewer-informaticaSu Cronache di Birra, nella rubrica “Viaggio al centro della birra” curata da Marcello Mallardo, è emerso quello che è praticamente un dato di fatto: molti appassionati di birra, birrai ma soprattutto homebrewers, sono contestualmente appassionati di informatica. Un binomio particolare, che mette sicuramente radici nella comune passione per il fai da te. Non è raro leggere storie di uomini che, da impiegati nel settore dell’informatica, per passione (o per pazzia) abbandonano tutto, dedicandosi anima e corpo (ma anche luppoli e lieviti) alla birra.

E’ un esempio eccellente Marco Tamba del Birrificio La Mata, che dopo ben 13 anni spesi nel settore informatico, ha deciso di appendere… la tastiera al chiodo, indossando i panni di birraio e rilevando l’attività agricola di famiglia. Vi anticipo che è mia intenzione ospitare il birrificio per tessere le lodi delle sue splendide, simpatiche e coloratissime etichette birra.

Non solo. Proprio nell’articolo menzionato, Marcello individua in Beppe Vento del Birrificio Bi-Du un esponente della corrente “homebrewer informatica”. Lasciatosi alle spalle l’attività di programmatore informatico, Beppe decide di occuparsi esclusivamente della birrificazione. Meno conosciuta — ma altrettanto affascinante — è la storia del Birrificio Alta Quota, che vede un lieto fine nell’avventura di Waleed, immigrato afgano (ormai ambientato a tutti gli effetti in Italia), ex informatico, arrivato nel Belpaese nascosto sotto l’asse di un camion.

Se poi si passa dalla produzione cosiddetta pro (quella dei birrifici artigianali) alla birra fatta in casa (homebrewing) allora di esempi possiamo citarne a bizzeffe: difficile infatti trovare una comunità birrariamente prolifica quanto quella degli informatici. Tra i più “famosi” (tanto per citarne qualcuno) abbiamo Fabio Stilo, realizzatore del portale gratuito di gestione della birrificazione artigianale casalinga Brewonline, e Matteo “Billy” Billia, laureato in informatica, che ha scritto (assieme a Lelio Bottero) il libro Birra fatta in casa, nonché membro della redazione di Fermento Birra Magazine.

All’antologia di nomi si aggiungono Andrea Fralleoni di Free Lions, il fondatore di Birra Tubal Denis Gnaccarini, mentre con il Birrificio I Peuceti raggiungiamo il top, visto che tutti e tre i soci fondatori hanno un passato da informatici. Homebrewer informatica… sarà un caso? Non credo proprio! Anche per esperienza personale, i primi homebrewer conosciuti sono stati amici legati — chi per passione e chi per lavoro — al mondo informatico. L’elemento comune tra i due paralleli è, probabilmente, lo “sporcarsi” le mani direttamente col problema fino a quando, testardamente, non lo si risolve.

E’ proprio il caso di dirlo: orgoglio nerd. Con la birra in mezzo, però! E voi, quali altri nomi conoscete, legati sia al mondo della birra che dell’informatica?
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