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Harviestoun Broken Dial Amber Ale

Harviestoun Broken Dial è la Amber Ale dello scozzese “birrificio del topolino”. Il suo punto di forza? L’utilizzo del luppolo Simcoe.

Harviestoun Broken Dial mi lancia l’assist per presentare la scozzese Harviestoun Company. Fondata nel 1984 da Ken Brooker – ex dipendente di Ford Motor Company per oltre 20 anni – ed Eric Harris, affiancati dal birraio Vaux Stewart Cail. Il tutto avviene all’interno di un vecchio fienile di pietra di oltre 200 anni. Cinque anni dopo è già tempo di allentare la cinghia dei pantaloni: dalla Devanha Brewery di Aberdeenshire viene acquistato un impianto da 10 barili. Non è durato molto. Il birrificio viene costretto a spostarsi a causa dei lavori comunali che avrebbero presto interessato la zona. Una fortuna, col senno di poi, perché ad appena pochi chilometri di distanza sorge il villaggio si Alva, adagiato ai piedi della splendida Orchill Hills, attuale sede della Brewery e del suo moderno impianto da nientepopodimeno che 50 barili.

Nel 2006 il birrificio perde temporaneamente l’indipendenza.

Colpa dell’acquisizione da parte della (industriale) Caledonian Brewery, per poi riacquistarla nuovamente nel 2008 una volta che la Caledonian viene a sua volta soggiogata dal gruppo Scottish & Newcastle. La birra di bandiera è la Bitter&Twisted ma oggi mi tocca “ripiegare” sulla Harviestoun Broken Dial. Una Amber Ale la quale, anziché la setosità dei malti, ha come marchio di fabbrica l’utilizzo del Simcoe, ritenuto dal birrificio scozzese “uno di luppoli più pregiati”. In suo aiuto arrivano Celeia, Citra e Liberty. Il tutto si svolge sotto l’attenta direzione dei malti Lager, malto di frumento, fiocchi d’avena e frumento tostato.

Bottiglia da 33 cl, 4,5% abv, lotto 18060945.

Colore

Bel colore ambra con venature ramate. Aspetto limpido, frizzantezza assente.

Schiuma

La schiuma è timida anche alla mescita ma una volta nel bicchiere, pur nella sua sottigliezza, lì rimane persistenza senza smuoversi di un passo. Trama a bolle medie piuttosto grossolana, aspetto cremoso e colore ocra.

Aroma

L’impatto aromatico è evidentemente dolce ma quello che stupisce non è questo, quanto piuttosto l’abbondanza di frutta: altrettanto dolce, delicata, in polpa piuttosto che in buccia, con chiari richiami mediterranei. Merito dei luppoli, probabilmente. La componente maltosa rimane comunque la base, col suo soffice tappeto di note abbastanza fragranti e anche “croccanti”. In testa ci sono caramello, butterscotch, crosta di pane, pasta frolla, arancia candita. C’è una leggera vena dolce e zuccherina nel mezzo che ricorda le caramelle gommose (morositas) e lo zucchero di canna. Poi tocca alla frutta: mango, albicocca sciroppata, arancia. Suggestioni a parte c’è della presenza di pesca zuccherina che mi ha ricordato l’estathé. Ma non è finita qui. Il percorso olfattivo, lungo ma pulito e armonioso, intercede attraverso un velo tostato dove il caramello incrocia per un istante la nocciola, per poi planare su un leggerissimo etilico (il già menzionato butterscotch). Goloso.

Gusto

Il primo sorso si mostra gradevole, dolce ma equilibrato da un lungo strascico carico di tostature e una leggera presenza di pepe luppolino. La Harviestoun Broken Dial si regge su gracili gambe che pesano appena 4,5 gradi alcolemici A volte l’impalcatura maltosa sembra vacillare sotto il peso del pane liquido, vibrando di acquosità. La presenza watery si percepisce fin dall’inizio, per poi scomparire e tornare nuovamente nella prima parte del finale. Nel mezzo ci sono un ingresso scorrevole e un passaggio che prosegue in linea retta come fosse un treno caricato a mosto fruttato (polpa e leggerissima buccia d’arancia dolce).

Carbonazione bassa o nulla, corpo da medio a leggero. Il finale arriva veloce sul binario dell’acquosità, discretamente secco, ma dopo la leggera deglutizione rilascia la prorompenza dei malti, che si dividono tra caramello, tè alla pesca, mandarino, zucchero di canna. Nel retrogusto c’è un po’ di buccia d’arancia amara e un pizzico di pepe in punta di lingua, con strascichi erbacei e lievemente resinosi nel finale. Assenti le tostature e con esse la fragranza dei malti. Il “ruttino” di contorno è a base di ananas. Affondata.

Harviestoun Broken Dial: conclusioni

Harviestoun Broken Dial si lascia andare giù con facilità, grazie alla leggerezza alcolemica e alla verve fruttata e marginalmente luppolina la quale, divisa tra amaro e pepe, ne equilibra la dolcezza. Ma la fragranza dei malti è una mancanza che non le si può perdonare. Il risultato ha il sapore di tè alla pesca dalla discreta presenza alcolica.

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3.5
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