Goliardia Napoli, andata e ritorno

Non starò a tediarvi raccontandovi le mirabolanti avventure di questo viaggio, il quale mi ha confermato quanto viaggiare sia un’esperienza fantastica e che, indipendentemente dal luogo che si ha intenzione di visitare, una buona compagnia consente di arricchire tale esperienze di sfumature uniche e sensazionali.
Voglio piuttosto soffermarmi sulle mie “esperienze” culinarie: l’Italia, in generale, può vantare un patrimonio enogastronomico ed una tradizione culinaria eccezionale, una tra le prime se non addirittura la prima in tutto il mondo. Napoli, ed in generale l’intera regione Campania, non sono affatto da meno, riuscendo a creare un perfetto connubio tra la salutare e “popolare” cucina meridionale (dieta mediterranea), arricchendola con spunti di innovazione ed estro, arte che caratterizza pizzaioli e cuochi locali, il cui merito è quello di esaltare il prodotto e le eccellenze locali.

Goliardia Napoli, dicevamo. L’appuntamento è ad una delle pizzerie storiche napoletane, “La Notizia“, di cui esistono due locali: quello anziano, e quello di costruzione più recente, ove abbiamo cenato. L’ambiente è confortevole, allietato dalla dovizia dei pizzaioli, incredibilmente sorridenti, il cui forno è situato fronte ingresso, ed i camerieri, estremamente disponibili. Un massimo di 40 posti a sedere, design informale ma ricercato, con simpatici riferimenti giornalistici sparsi per tutto il locale, sino ai coperti sulla tavola. E la pizza, che spettacolo di sapori (ed odori)! Gli ingredienti sono vari e disparati, tutti d’estrema qualità: partendo dalla rinomata mozzarella di bufala (accompagnata anche da altri formaggi e salumi prodotti dallo stesso animale), alla salsa di pomodori freschi (S. Marzano, tra i tanti), il profumatissimo basilico, il prosciutto di Colonnata, le alici di Cetrara…avrete molta indecisione , una volta aperto il menù in, potendo spaziare tra un ampissimo numero di pizze, distinte tra le “tradizionali” e quelle “dell’evoluzione”. E la birra, a fare da contorno alle pizze, servite tutte nei teku (bicchiere da degustazione birra) con la confortante attenzione del servizio a non far mischiare sapori diversi. Il successo è riconducibile al fatto che la selezione birraria indica solo e soltanto birre provenienti da microbirrifici campani.

Ci siamo lasciati tentare da due bottiglie da 75 cl: la prima scelta è ricaduta su una Weizen (5 gradi) del birrificio Aeffe, la Cinquant O’ Marenare, mentre per il birrificio Maltovivo si è optato per la Noscia, una IPA (6 gradi).
La prima scelta è stata obbligatoria, trovando personalmente molto azzeccato l’abbinamento pizza/weiss (il lievito è un elemento comune). Di un bel color giallo vivido, dai riflessi dorati (manca il carattere torbido tipicamente associato a questo stile birrario, riconducibile probabilmente al trattamento di alta piuttosto che di bassa fermentazione, che riduce sensibilmente il contenuto dei lieviti in sospensione). Al naso si percepiscono note di malto biscottato, caramello, lievito speziato. Al gusto la birra in questione si è presentata decisamente meno pulita. Un corpo comunque carico, beverino per quanto no watery, scarsa la carbonazione. Una curiosità: la birra prende il nome Cinquant in quanto è un termine utilizzato nella cabala per indicare il “marinaio”. é infatti pensata come una birra di mare, per la sua freschezza (cit. dal sito Aeffe).
La seconda è stata la mia prima IPA (India Pale Ale), scelta mossa dalla curiosità e dalla notevole “fama” che accompagna questo stile birrario. Di colore ambrato vivace, limpido, ed una schiuma particolarmante consistente, pannosa e molto persistente, aromatizzata, color ocra. Al naso si conferma la caratteristica abbondanza di luppoli impiegati per la produzione: sentori erbacei e speziati la fanno da padrona, riempiendo la scena, lasciando spazio ad un accenno di nota alcolica e ad una timida traccia maltata. Al gusto si confermano i sentori percepiti al naso. La birra ha un corpo particolarmente amaro, comunque non eccessivo, smorzato da un finale secco che lascia la bocca asciutta e dissetata, nonostante l’elevata persistenza amarostica. La nota alcolica rimane ben nascosta. Impossibile comunque considerarla, come riportato sul sito, una Imperial Pale Ale: il titolo alcolometrico è fin troppo contenuto. Questa birra è stata premiata nel 2006 come miglior birra artigianale.
Ps. obbligatorio usufruire del bagno e, in particolare, dell’asciugatore automatico…poi capirete perchè! 😉 

Altro appuntamento eccellente: è la volta del beershop Babette. Eccellente locale birrario, con adiacente beershop (era chiuso ma, ad osservare le vetrate allestite sembra abbastanza fornito, con in aggiunta un’ampia selezione di vini, liquori e distallati, nonchè accessori vari ed eventuali). Blombier, Franziskaner, La Chouffe da 75 cl e, per il sottoscritto, una (fantastica) Duchesse de Bourgogne e una Murphy’s Irish Stout alla spina.
La Duchesse de Bourgogne merita assolutamente una recensione a parte, per la quale vi rimando ai futuri post. Per la seconda ricordiamo con piacere un bellissimo cappello di schiuma alto e compatto, color nocciola, estremamente cremoso e persistente (tuttavia incapace di superare la prova del “pfenning”), capace di allietare piacevolmente le labbra ancor prima del sorso. Al naso prevalgono liquirizia e sentori erbacei, non altrettanto pulita al gusto.
Una menzione positiva merita il locale: l’ambiente interno rimane piuttosto freddo e anonimo, tuttavia l’accoglienza da parte del personale è eccezionale e professionale, riuscendo a compensare ampiamente questa mancanza. La gestione delle prenotazione è ottimale, ed il servizio a tavola è assolutamente perfetto. Molto disponibili, cordiali e affabili, i camerieri non si tirano timidamente indietro di fronte a qualche improvvisata chiacchiera. A proposito, il locale è stato premiato come migliore pub d’Italia nel 2006.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

x

Check Also

migliori-birrifici-americani-founders-brewing

Tra i migliori birrifici americani: Founders Brewing

La storia di oggi, dalle stalle alle stelle, è dedicata a uno dei migliori birrifici ...