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Giacomo Petretto e PierPaolo Peigottu: P3 Brewing

Torna Chiedi al Birraio! Oggi abbiamo non uno, ma ben due birrificatori seriali. Sono PierPaolo Peigottu e Giacomo Petretto del P3 Brewing Company. Ajò!

Sempreverde – e onnipresente – passione. E’ lei l’elemento propulsore che spinge l’imprenditore ad assumersi il cosiddetto “rischio d’impresa”. E’ lei che – con riferimento al settore della birra artigianale – fa svestire i “comodi” panni del birrificatore della Domenica per indossare quelli più impegnativi, ma al contempo remunerativi, del birraio a tutti gli effetti. La stessa passione che ha travolto questi due baldi giovini sardi, PierPaolo Peigottu e Giacomo Petretto. Un bel giorno hanno deciso di lasciare il vecchio mestiere per dedicarsi anima e corpo alla birrificazione. E’ nato così il progetto chiamato P3 Brewing Company.

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Cari ragazzi, quanto tempo è passato! Sembra ieri che scrissi l’articolo dedicato alle vostre superbe etichette birrarie. Invece è passato un anno. E’ un piacere trovarvi cresciuti, più maturi, eppure con la stessa benedetta voglia di fare birra. Cosa è successo nel frattempo? Ah, sì: un argento per la Speed a Birra dell’Anno 2014. Cos’altro mi sono perso?

Se non l’hai ancora fatto ti sei perso la Riff, nostra ultima creazione. Ha una beverinità sconvolgente, pur conservando un carattere fortemente luppolato. La medaglia d’argento per la Speed ci auguriamo sia solo il primo di una lunga serie di riconoscimenti 😉

Questa rubrica è dedicata ai birrai – chiedo venia, PierPaolo. Mi rivolgo adesso a te, Giacomo: ci racconti un po’ della tua formazione birraria?

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La mia formazione si basa su una carriera da homebrewer di 11 anni. E’ stato un periodo intenso dedicato al continuo miglioramento delle ricette, delle tecniche produttive e delle materie prime.

Spulciavo, e continuo a farlo, libri e siti legati al mondo della birrificazione; allo studio faceva poi seguito la pratica con i pentoloni e le attrezzature casalinghe. Non mancava mai il confronto e lo scambio di birre con altri homebrewers, molti dei quali sono ora dei colleghi birrai. Ovviamente è stata la passione a spingermi a lasciare il vecchio lavoro, ma sono state fondamentali una buona dose di pazzia e la voglia di mettermi in gioco con le mie creazioni.

E’ cosa nota: voi sardi siete i principali bevitori italiani di birra. Mi piacerebbe tanto respirare l’aria che soffia da quelle parti. Ichnusa tra le industriali, una caterva di nomi tra le artigianali – molte delle quali vantano un curriculum notevole. Qual è il segreto di siffatta bontà?

Sfatiamo subito un mito: siamo certamente dei forti bevitori di birra, ma ancora molto legati alle lager low cost gelate! Fortunatamente pian piano sta aumentando anche il numero di bevitori attenti alla qualità. Noi ce la stiamo mettendo tutta per non far mancare loro un prodotto originale e senza compromessi. Negli ultimi anni il livello medio dei microbirrifici sardi si è notevolmente elevato; non a caso alcuni ex homebrewers di alto livello hanno trasformato il loro hobby in un lavoro. Purtroppo a questi si affiancano gli improvvisati che credono di poter fare affari d’oro con la birra…ma questo probabilmente avviene ovunque, non solo in Sardegna.

Ho scoperto che la tua birra “illuminazione” è stata la Thomas Hardy’s, annata 2005. Che dire? La fama la precede. E lo dice uno – il sottoscritto – che mai l’ha vista, figurarsi provata. Tuttavia a me piace una cifra la scena birraria nostrana. Quale etichetta italiana ti ha sorpreso al punto da farti gridare al miracolo?

Beh la Thomas Hardy’s 2005 è stata la birra che mi ha stupito di più. Adoro però anche le ordinary bitter inglesi spillate a pompa! In italia ci sono tanti colleghi bravissimi, sicuramente la Tipopils del Birrificio Italiano è una pietra miliare, un esempio per tutte le pils, la Machete del Ducato la berrei tutti i giorni a tutte le ore, così come la Blond di Extraomnes. Tornando in Sardegna ultimamente mi ha stupito la Figu Blanche del Birrificio di Cagliari, una blanche ai fichi d’India in cui il frutto impiegato emerge con eleganza, senza dimenticare la BB10 del Barley.

Ehi PierPaolo! Ci sei ancora? Ecco, sì, vorrei parlare con te. Siamo entrambi Copywriter e non lo sapevamo – un brutto mondo, caro mio… Ebbene, erudiscimi! In Sardegna fate birre di qualità, ma anche in fatto di comunicazione e marketing ci date dentro alla grande. Ci spieghi, una volta per tutte, che curare l’immagine non significa sacrificare la qualità, né tanto meno svilire la propria identità?

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Penso sia un dovere curare l’immagine del P3 Brewing Company a livelli spasmodici. I particolari sono fondamentali sia nella ricetta, sia nel packaging, così come in tutta l’immagine coordinata.
Smettiamola di pensare ad artigiani e artigianalità come mondi lontani dal mercato sfavillante che conosciamo, per relegarli all’immagine del fabbro che lavora nel buio o alla massaia che crea bontà senza saperle vendere.
Oggi l’artigiano si serve di strategie di marketing, di agenti specializzati, di grafici e web-designer, di social network e altri canali. E’ vivo e attivo sul mercato.
Noi non sacrifichiamo ne qualità ne identità, anzi eleviamo al massimo queste due virtù.
Vendiamo e ci presentiamo in modo innovativo, fresco e accattivante, per questo le nostre birre sono belle fuori e buone dentro!!!

Domanda Jolly: qual è il vostro luppolo preferito, e perché?

 Il Simcoe, un luppolo fortemente aromatico ma da dosare con cura per non esserne travolti!

Domanda Bonus: cosa ci fanno rana, tricheco, gatto, e l’ultimo arrivato – il camaleonte – nel bel mezzo delle vostre etichette?

Matteo, l’ultimo arrivato è un “geco” non un camaleonte!
Ci piaceva giocare col nostro pubblico e portarli a scoprire le nostre birre anche tramite delle splendide etichette. Sono dei piccoli animaletti nascosti che abbiamo poi svelato nelle brochure.
In futuro tutti questi simpatici animaletti forse avranno un ruolo, chissà?! ….ma ancora non sveliamo niente!

E ti pareva che non mi toccava una bella tirata d’orecchi? L’ho sempre detto: i birrai sono buoni e bravi, ma se gli tocchi le loro creature… be’, caro mio, preparati al peggio! Giacomo, PierPaolo, vi faccio un grande in bocca al luppolo per l’avvenire, di cuore. Ve lo meritate davvero.

Conoscevi il P3 Brewing Company? hai provato le loro birre? e la nuova Riff, l’hai bevuta? Fammi sapere cosa ne pensi!

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