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Geografia della birra: Germania, Boemia, Scandinavia

Di certo studiare la geografia della birra non è la cosa più entusiasmante del mondo. Ma se ti dicessi che si può studiare bevendo?

Continuano le giornate dedicate a corso di degustazione di birra artigianale. Siamo esattamente a metà percorso. Proprio quando la storia della birra era ormai un lontano ricordo, ecco che arriva la geografia della birra a ricordarmi che bisogna studiare. Ci si è addentrati negli stili birrari di Germania, Repubblica Ceca e Scandinavia. Due ore non bastano a raccontare nel dettaglio le potenzialità di questi territori ma sono sufficienti a stimolare l’interesse. Hai intenzione di fare turismo birrario? Prendi carta e penna: si parte!

Una partenza deliziosa: Malastrana Original Pils.

Siamo in Repubblica Ceca. La incontrai per la prima volta quando ricevetti un campione assaggio. Non ne serbavo un bel ricordo ma questo nuovo assaggio mi ha fatto ricredere. Credo abbiano modificato la ricetta, visto che l’alcol è salito (da 4,7 a 4,8% abv). All’aroma la nota di testa è delicatamente erbacea, sorretta da pane, miele millefiori, fiori di campo, cracker, fieno. Nel finale l’erbaceo va smorzandosi assumendo i tratti dell’erba umida. In bocca è dolce, avvolgente, morbida. Corpo medio e maltoso: pane, miele, cracker. Retrogusto amaro di erbe, tenue ma prolungato, leggermente astringente.

Dici Germania e pensi Weizen: Schneider Weisse Tap 7.

Anche questa è una vecchia conoscenza. Questa volta però è andata al contrario: il ricordo era buono, l’assaggio meno entusiasmante. Al naso ci sono banana, bubblegum e fenoli (chiodi di garofano). La componente maltosa elogia invece mollica di pane, miele millefiori e una carezza di caramello. In bocca è sottile, troppo. Non watery ma dà comunque poca soddisfazione. Pane ammorbidito dall’acqua, caramellatura tendente al tostato, chiodi di garofano. E finalmente una leggera acidulità di frumento. Frumento nuovamente nel retrolfatto e banana nel retrogusto.

Ancora in Germania ma si alza il tiro: Reutberger Heller Bock.

La famiglia stilistica è quella delle Bock, qui nella versione chiara (heller). Aroma interamente dolce: bubblegum, sciroppo di liquirizia, caramello, pane. In bocca ha una sensazione tattile setosa, di una morbidezza commovente. Fluida e dolce, scorre giù per la gola con grandissima grazia, pur in assenza di bollicine. Corpo medio e carico di alcol, più pronunciato di quanto la gradazione dichiarata (6,7% abv) potesse fare immaginare.

E’ lei che fa strage di cuori: To Øl Raid Beer.

La firma è quella della beerfirm danese To Øl. E’ una birra dal potenziale devastante, carica come un mulo sia all’aroma che al naso – nonostante sia una Lager/Helles – ma al contempo armoniosa e pulita. I profumi sono suggestivi e spaziano dagli agrumi (pompelmo, arancia, mandarino) alla frutta a pasta gialla (pesca, albicocca), con una leggera digressione in area tropicale (ananas, melone giallo). Perfino un tocco di spezie, quel tanto che basta ad aggiungere – è proprio il caso di dirlo – un po’ di pepe. L’ampiezza del bouquet aromatico si trasferisce testé nel gusto. Corpo medio, carbonazione che solletica. Speziata e leggermente piccante a centro lingua, regala emozioni dal primo all’ultimo sorso. Retrolfatto e retrogusto elogiano gli agrumi (pompelmo).

Per apprezzare al meglio la bontà di questi prodotti bisognerebbe andare alla fonte. Non ti nascondo che a fine bevuta sarei voluto scappare in aeroporto e partire. Ahimè, il raziocinio ha prevalso. Ma lo farò. Eccome se lo farò! Nel frattempo ho capito una cosa: la geografia della birra è una materia che mi piace assai assai.

Hai assaggiato anche tu queste birre? ti sono piaciute?

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