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Fritz Maytag: padre della craft beer revolution americana

Fritz Maytag ha salvato la Anchor Brewing. Non solo: non contento ha dato vita alla craft beer revolution americana.

La birra artigianale moderna ha una nazione e un padre: gli Stati UnitiFritz Maytag. Con ciò mi guardo bene dal sostenere che la birra artigianale è stata un’invenzione degli americani. Anzi, nel vecchio continente la tradizione birraria si perde nella notte dei tempi. Ciò di cui sto parlando è qualcosa di leggermente diverso. Prima degli americani la birra artigianale era esclusiva dei “soliti” noti (Belgio, Germania, Repubblica Ceca, Irlanda e Regno Unito). Noi italiani avevamo poco con cui bagnarci le ugole. Stesso valeva per il resto del mondo. Finché oltreoceano non scoppiò la craft beer revolution e la birra artigianale divenne affare mondiale. E indovina chi fu il capo dei rivoluzionari? Fritz Maytag!

Le origini e i primi sorsi.

Frederick Louis “Fritz” Maytag nasce il 9 Dicembre 1937 a Newton, in Iowa (USA). Il padre lavorava nell’industria alimentare ed era il produttore del famoso formaggio Maytag. Studi di scuola superiore alla Deerfield Academy in Massachusetts e laurea all’Università di Stanford. Dopodiché tre anni di formazione in Giappone, dove acquisisce una filosofia imprenditoriale molto diversa da quella occidentale. In quegli anni imparò una cosa: l’uomo edotto può tutto. Ne fece il suo mantra. Dopodiché vagò ramingo per un po’ di anni, alla ricerca della propria vocazione. Finché, un bel giorno, non trovò la propria “ancora”.

La California e il birrificio Anchor.

A metà degli anni ’60 si trasferisce a Palo Alto, in California. Fu così che iniziò a bere Anchor Steam, una delle più famose birre locali. Veniva prodotta nel quartiere Russian Hill dal lontano 1871, quando era ancora senza nome  – il nome Anchor comparirà successivamente, nel 1896. A produrla era un birraio tedesco chiamato Gottlieb Brekle, immigrato in California durante la corsa all’oro. “Niente male”, pensò Fritz. Di certo molto meglio dell’offerta birraria di quei tempi (Bud, Coors, Miller). Divenne la sua birra preferita.

Agosto 1965: l’ultima birra?

Un bel giorno del lontano 1965 Fritz si stava godendo l’ennesima Anchor nel suo locale preferito, l’Old Spaghetti Factory di Fred Kuh. Fu quest’ultimo che lo portò a conoscenza di un fatto terribile: il birrificio avrebbe chiuso nel giro di un paio di giorni. La tristezza pervase il povero Fritz Maytag. I due iniziarono a discuterne e a un certo punto sul tavolo finì l’idea di visitare il birrificio prima della fatidica chiusura. Sai come funziona in questi casi, vero? L’immagine del birrificio, tutta alambicchi e filtri magici, innesca incontenibile curiosità. E si finisce col dire di sì.

Il cambio al vertice e l’inizio dell’era Maytag.

Fu amore a prima vista. Non tanto per la birra in sé quanto piuttosto per tutto ciò che vi era dietro, la sua storia e la sua identità. E l’amore, si sa, rende folli. Tornò a casa con il 51% della proprietà aziendale. Da Settembre 1965 Fritz Maytag era ufficialmente proprietario della Anchor Steam. Gli costò meno di quanto gli sarebbe costata un’auto di seconda mano. Tuttavia nessuno capiva cosa stesse facendo, visto che di fatto stava acquistando un birrificio in bancarotta.

Fritz Maytag, un uomo che si è fatto da solo.

Fritz è il cosiddetto self-made man, uno di quegli imprenditori cresciuti sulla strada che non conoscono il significato della parola “impossibile”. Quando acquistò Anchor non ne sapeva un fico secco di birra. Oggi un atteggiamento del genere sarebbe un suicidio: fare impresa senza una strategia pianificata significa darsi in pasto agli squali. Ma 40 anni fa le condizioni erano diverse. Il mercato aveva sete, letteralmente. Ciò non toglie che Fritz possedeva una dote innata che tutti gli imprenditori odierni dovrebbero avere: l’intraprendenza.

Ne fece una questione di qualità.

A Fritz Maytag la birra Anchor piaceva. Del resto fu lei che lo portò a investire nel birrificio. Tuttavia sapeva che spesso, per risparmiare, la vecchia proprietà impiegava sciroppo di mais. Questo non sarebbe mai più dovuto succedere. Da quel momento in poi avrebbe utilizzato solo malto d’orzo. Non solo: ristoranti e bar non facevano in tempo a montare la birra alla spina che questa era già guasta. Fritz ritagliò uno spazio all’interno del birrificio e mise in piedi un laboratorio, equipaggiandolo col suo microscopio. Esatto, Fritz era la classica persona che a casa possiede un microscopio. Louis Pasteur era il suo scienziato di riferimento. Fu proprio grazie a quanto imparò dal suo Studies on Fermentation che seppe riconoscere l’evidente infezione che aveva attaccato i malti usati in birrificio.

La questione si rivelò più delicata del previsto.

Decise di chiedere aiuto. In suo soccorso venne un tal John Borger, autorità in fatto di chimica. Inoltre, per dare un segno tangibile di cambiamento, tagliò la testa al toro: passò dal keg alle bottiglie. Fu un successone. Il risultato fu un flusso costante di nuovi prodotti. Nel 1975 la famiglia Anchor contava già 5 etichette: Steam, Porter, Liberty, l’annuale Christmas Ale e Old Foghorn, un Barley Wine definito dal beer writer Michael Jackson come “uno dei migliori al mondo, la risposta birraria al Cognac”.

Seguirono quattro anni di incubo. Un incubo dolce come il miele.

Nessuno ci avrebbe scommesso un dollaro ma nel giro di quattro anni Fritz Maytag portò il birrificio al limite produttivo. Era riuscito a compiere un miracolo ed erano i numeri a dimostrarlo: da 100 keg al mese a 100 mila barili all’anno, da 5 a 53 impiegati. Eppure non ce la si faceva a stare dietro alla domanda. Venne persino razionata la distribuzione, limitando il numero di casse vendute. Ma niente: le persone che bussavano alle porte del birrificio erano costrette a tornare a casa a mani vuote. Un vero peccato. Per i clienti e per le casse aziendali. Fritz Maytag non poteva accettarlo. Iniziò a cercare nuovi locali ma non voleva perdere le radici storiche. Si limitò pertanto alla sola area di San Francisco. Dopo un’estenuante ricerca nel 1979 trovò i locali adatti a Potrero Hill, gli stessi odierni.

Dubbio amletico: borsa o non borsa?

Il progetto era enorme. Ciò non toglie che quando al pubblico la birra piace c’è poco da fare. Nel 1990 il birrificio raggiunse nuovamente la capacità limite. A questo punto le soluzioni erano due. Una era la quotazione in borsa. Questo avrebbe consentito l’ingresso di nuovi investitori e il reperimento di capitale fresco. Ma Fritz Maytag aveva un’altra idea. Era convinto che qualità e dimensioni fossero nemiche. Promise a sé stesso che giammai avrebbe trasformato il birrificio in un’industria.

Paradosso dei paradossi: il soccorso arriva dal nemico.

Erano passati 25 da quando Fritz Maytag aveva acquisito Anchor Steam e il “fenomeno microbirrificio” aveva già abbondantemente attecchito altrove. Mentre Anchor cresceva, parallelamente nacquero numerosi birrifici artigianali. Fritz era tutto fuorché avido e sapeva bene che c’era spazio per tutti. Anziché dichiarare loro guerra li aiutò a crescere. Li rese capaci di dissetare quel mercato che il suo birrificio da solo non poteva soddisfare. Scoppiò quella che oggi abbiamo imparato a chiamare craft beer revolution. In questo modo dirottò la richiesta verso altri prodotti e riuscì a far combaciare perfettamente domanda e offerta. Fritz Maytag fu dunque un rivoluzionario? Certamente: ha insegnato alle nuove generazioni che è possibile combattere i colossi dell’industria.

La famiglia Anchor si espande.

Col passare del tempo  alle birre tradizionali si affiancano quelle bizzarre. Nel 1987, in occasione delle sue nozze, Maytag produsse Bridale, un Gruit (con aggiunta di luppoli) il cui lievito venne inoculato direttamente da sua moglie Beverly Jean Horn. Nel 1991 arriva la Spruce Beer, prodotta con aghi di abete in occasione del meeting della American Microbrew Association. Si cimentò perfino nella replica di una birra Sumera, la cui ricetta fu trovata scritta su una tavoletta del 3.000 a.C.

Arrivano i tempi del Whisky.

Nonostante il successo Fritz Maytag non ha mai smesso di guardare oltre. A partire da Dicembre 1994 Anchor è anche distilleria. La sua specialità è la produzione di un Rye Whisky (Whisky di segale) chiamato Old Potrero. Era molto diverso dagli altri whisky dell’epoca, prodotti con orzo. Ma a Mr. Maytag inseguire le mode non è mai piaciuto e ha sempre dimostrato che per avere successo bisogna avere il coraggio di seguire strade diverse. Nel 1997 al whisky si aggiunge il Gin (Junípero).

L’addio e l’eredità.

Dal 2010 Fritz Maytag non è più parte della Anchor Brewing Company. Dopo 45 anni di onorata carriera e all’età di 73 anni ha deciso di vendere a due imprenditori, Keith Greggor e Tony Foglio. Hanno garantito che Anchor avrebbe continuato a percorrere la strada tracciata da Maytag. Mi perdoneranno se penso che di Fritz Maytag sia unico e inimitabile. Quello che ha fatto è stato fenomenale, imprenditorialmente e birrariamente parlando. E gli vale il diritto di entrare nel club esclusivo degli uomini che hanno fatto la storia della birra.

Ha preso un birrificio in bancarotta e l’ha rivoltato come un calzino. Così è diventato il padre del beer boom. Fritz Maytag ci ha insegnato una cosa importante: fare la birra significa avere il coraggio di essere originali.

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