50 50 craft brewery

Fifty fifty? No, 50 50 Craft Brewery!

Quelle della 50 50 Craft Brewery sono etichette irriverenti ma stilose.

Oggi sul blog spazio alla 50 50 Craft Brewery. Ne ho parlato in occasione di un articolo dedicato ai nuovi birrifici artigianali italiani. Ma con delle etichette birrarie così belle non potevo fermarmi lì. Fifty-fifty (50/50) è un’espressione diffusa, utilizzata in numerosi contesti: è probabilità (una possibilità su due) ma è anche una proposta di divisione (facciamo metà per ciascuno). A te la scelta su quale delle due soluzioni dare per buona. Considerando che questo birrificio di Varese conta due soci, Alberto ed Elia, credo il nome sottolinei la filosofia secondo la quale ciascuno dei due è metà dello stesso insieme.

Breve presentazione di rito.

50 50 Craft Brewery è dotato di impianto Braumaster da 8 hl a fiamma manuale. Tale scelta, tecnicamente opinabile, è dettata dalla voglia di dare al birrificio un’impronta romantica. In questo modo, infatti, sarà possibile riprendere lo stesso modus operandi sviluppato in anni di cotte casalinghe (homebrewing) sul vecchio impianto Marican da 1hl. La cantina, invece, è composta da un fermentatore tronco conico da 1.400 lt e due maturatori isobarici PED da 1.200 lt (mantenendo la pressione costante nei tank la classica rifermentazione in bottiglia diventa superflua). Ma al birrificio lo promettono: il rifermentato arriverà. Eccome se arriverà!

Orsù, è tempo di birre!

50 50 Craft Brewery produce sei birre. Tutte strizzano l’occhio ad aromi e sapori dei luppoli, scelti e utilizzati con cura maniacale. Gli ingredienti e il grado alcolico, considerando le giovani ricette, sono in continua evoluzione.

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Man Bassa, una (Hoppy) Lager da 4,5 % alcolici, molto profumata grazie al dry hopping. Prodotta con malto Pils e luppoli Saaz, Kazbek e Sladek cechi. E’ “complessa nella sua semplicità”. E’ la birra le cui caratteristiche organolettiche sono più vicine al gusto del consumatore medio. E’ quindi la birra di bandiera – commercialmente parlando – del birrificio. Ecco giustificato il nome. Il carattere circense, invece, sottolinea la voglia di prendersi poco sul serio.

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Italiano medio è una Blonde Ale di ispirazione americana. Malti Pils, Pale e un po’ di frumento, luppoli a stelle e strisce Warrior, Ahtanum e Cascade. Se Man Bassa è quella commercialmente più interessante, questa è invece il biglietto da visita del birrificio: sfacciatamente provocatorio con ironia, esattamente come l’etichetta. Questa etichetta è stata disegnata da Elia – uno dei soci – successivamente ritoccata dallo studio di tatuaggi (Macaroni Crew Tattoo di Induno Olona). Da qui è nata la collaborazione artistica che ha dato vita ai capolavori di cui nel presente articolo.

«Questa etichetta divide parecchio: o la ami o la odi. Abbiamo avuto anche commenti del tipo è disgustosa… a noi piace scherzare ed essere leggeri, ovviamente un po di provocazione c’è, ma non vuole essere un accusa o un puntare il dito. Ooops magari alzare un dito medio ogni tanto non fà male.»

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ConfessionAle è una Pale Ale da 6% abv, metà UK e metà USA. In ricetta luppoli Amarillo e Fuggle. Caramellata, ma con un finale secco e terroso. La storia di questa etichetta è molto divertente. Nelle cotte casalinghe la ricetta era universalmente conosciuta come Milf – un nome tuttavia abbastanza diffuso, con tanto di copyright. Via, dunque, in attesa di un nome più originale. Finché il loro primo ingresso nello studio di tatuaggi non li ha visti di fronte a un vero e proprio confessionale vero, sul quale – non chiedermi perché – era raffigurato l’editto di purezza tedesco. A quel punto è stato facile fare due più due. «Qui per certi versi siamo al limite del profano, ma noi effettivamente lo siamo».

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Con la Be-Bhop si torna tra le basse fermentazioni. Foneticamente suona molto Bi-Bock (Birrificio Italiano), e alla 5050 craft brewery non nascondono che un po’ è stata proprio questa birra la loro fonte di ispirazione. Una Bock, dunque, ma sui generis. Esatto, perché in ricetta sono presenti luppoli Galaxy e Cascade aggiunti a zero gradi. Il malto tipico dello stile continua a rimanere in evidenza, ma si aggiunge quel pizzico di gusto luppolino – fruttato – e ovviamente l’amaro finale. Il nome? Riprende quello del genere musicale che ha preceduto il Jazz (Bebop), giocando allo stesso tempo con la parola “hop”, luppolo.

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Ultima nata in casa 50 50 Craft Brewery, Django è una American IPA daa 6,5% abv e ben 70 IBU. Spudoratamente ispirata all’eccezionale omonimo film di Tarantino – il secondo della trilogia della vendetta – presenta un bel parterre di luppoli a stelle e strisce: Citra,Simcoe,Centennial,Amarillo e Cascade.

Irriverenti lo sono ma di certo lo fanno con stile. Loro stessi lo ammettono: il loro è uno stile che si ama o si odia. Non c’è gioia nel tecnicismo spinto e allora tanto vale prendersi poco sul serio. E’ questa la filosofia di 50 50 Craft Brewery.

Tu cosa ne pensi della 50 50 Craft Brewery? e le etichette, le ami o le odi? La mia preferita è Italiano Medio. E la tua?

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