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Fabio Garigliano: Birrificio della Granda

Un (non) viaggio nella birra artigianale del Birrificio della Granda. Quale mistero nascondono le sue etichette? Ce lo spiega il grafico, Fabio Garigliano.

Oggi ho il piacere di intervistare Fabio Garigliano, padre delle etichette del “nuovo” Birrificio della Granda. Perché nuovo? Perché da un po’ di tempo a questa parte ha variato cifra stilistica ma soprattutto ha migliorato notevolmente – secondo il mio punto di vista – le etichette birrarie. Ho deciso che quelle etichette erano talmente ganze che meritavano un articolo. Ma non mi è bastato. E allora, senza pensarci troppo, ho contattato il loro padre putativo, il grafico. Eee… sorpresa! Anche lui c’è rimasto di sotto con la birra artigianale.

Dopo una bella chiacchierata ecco quello che è venuto fuori.

E’ piccolo il mondo, eh? Appassionati di birra artigianale a destra e manca! Meglio così, altrimenti sai che noia? Partiamo delle presentazioni di rito. Raccontaci un po’ chi è Fabio Garigliano.

Sono Fabio Garigliano, titolare del beershop LOsFUSO di Torino, da sempre appassionato al mondo delle birre artigianali, alla buona musica e al criterio nelle cose.

“Ho sempre disegnato e dipinto, unendo a quest’altra mia passione la progettazione grafica.”

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Ma cosa c’entra la musica in tutto questo? Ancora oggi, dopo aver acquistato un vinile, la parte fanciullesca resta la medesima; spacchettare, annusare, ascoltare, osservare, scrutarne i minimi dettagli artistici e grafici che sono in esso contenuti. Quindi prima di ogni cosa credo d’essere un fanatico osservatore della musica.

Bene, abbiamo avviato la fermentazione. A questo punto però ci devi spiegare quale bislacca coincidenza ti ha portato in quel del Birrificio della Granda.

Ho conosciuto Ivano (il birraio) nel contesto del beershop…un giorno si presentò nel mio negozio proponendomi le sue birre in degustazione. All’inizio erano soltanto le quattro base, quelle il cui nome finisce con “ALE”. Tra l’altro ho da poco colto che “ALE”, oltre all’evidente riferimento brassicolo, è una dedica del birraio alla sua amata ALEssia! Ivano ha da subito suscitato in me molta simpatia, ma l’impatto con le prime edizioni delle bottiglie, a livello visivo, m’ha destato parecchie perplessità. Una vocina diceva: “ecco, un altro birrifcio anonimo!”…assaggiando le birre però ho dovuto ricredermi in quanto, nonostante gli stili un po’ inflazionati, le birre erano davvero fatte bene, pulite e senza difetti. Contattai Ivano e sfacciatamente gli proposi di buttarsi in stili birrari più azzardati e intriganti…insomma d’ispirazione più americana con birre più luppolate, forse modaiole per qualcuno, ma quelle che personalmente apprezzo molto tutt’oggi. Inoltre gli consigliai di effettuare un restyling sull’immagine delle bottiglie e del birrificio.

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Adesso sì che si ragiona. Devo dire che voi grafici avete un modo alquanto originale di farvi volere bene. Passiamo al mosto del discorso: i dettagli grafici. Com’è nata questa insolita collabrewation?

Siamo partiti dalla revisione del logo, senza stravolgerne l’originale, ma rendendolo più d’impatto. Il motto “fermentiamo passione” è stata una frase spontanea che ha racchiuso in due parole quel che vedevo, da quasi estraneo, in un birraio che si ammazzava di lavoro, passando dalla produzione nel birrificio alla gestione del pub. Dopo innumerevoli ore di telefonate ed incontri informali partì in modo del tutto naturale la realizzazione di alcuni disegni che realizzai per Ivano. L’idea steampunk è tutta sua…io semplicemente l’ho resa mia uscendo un po’ dai canoni di questo stile post-futuristico.

Solitamente in Chiedi al Birraio domando qual è la cifra stilistica al malcapitato di turno. Tu non sei birraio ma ti occupi di grafica. E comunque la birra la bevi. Ordunque, qual è la tua cifra grafica?

“Sono stato ispirato dalla grande ammirazione per il folle gipsy brewer danese Mikkeller.”

Non mi sono ispirato a lui a livello di realizzazione grafica, credo questo sia evidente, ma sono rimasto folgorato nel vederlo giocare con le vesti delle sue bottiglie. Personalmente sono dell’idea che solitamente di fronte ad una bella bottiglia appariscente si nasconda un contenuto mediocre. Inoltre perché investire in qualcosa, facendo rincari sul cliente finale, per l’involucro di un prodotto che poi viene cestinato? …insomma, avrete capito…preferisco senza alcun dubbio il contenuto! Questo non esclude che prestando attenzione ai costi non si possa rendere comunque l’immagine di una bottiglia accattivante e riconoscibile. In questo mio pensiero ho trovato il totale appoggio di Ivano e dal confronto di idee e dalla nostra collaborazione sono nate inizialmente India Pale Ale (recentemente ribattezzata in Missis-Ipa), XTRA-Ipa e da poco BlackHopSun e Sirena. In tutto questo l’integrazione del birraio Davide (homebrewer e grande appassionato/sperimentatore) ha incrementato la ricerca e ha permesso ad Ivano di dedicarsi ad accendere altre lampadine! Insomma…in qualche modo, anche se un po’ sparsi e sgangherati, siamo una vera e propria squadra.

Personalmente l’unica competenza grafica che possiedo è un banale ritocco fotografico, ma devo ammettere che quello della grafica è un mondo che mi ha sempre incuriosito. Qual è il tuo approccio? hai qualche consiglio da darci?

“Tecnicamente il mio modo di lavorare è un po’ retrò in quanto non uso tavole o tablet.”

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Preferisco lasciare il compito della realizzazione artistica completamente alla sola mano libera. Mi piace che restino delle imprecisioni nei miei lavori, mantenendo la giusta dose di grezzaggine. Nello specifico, per la realizzazione delle etichette/grafiche per il Birrificio Della Granda, ho creato i disegni su carta, utilizzando una semplice matita e un pennarello, scannerizzandoli in più fasi e assemblando il tutto con l’aiuto di un software per l’elaborazione delle immagini. Insomma, non ho investito del tempo per poter photoshoppare la cellulite delle “perfette” modelle!!! ahahahah

Domanda jolly: qual è il tuo luppolo preferito e perché?

Non è semplice dare una preferenza ad un singolo luppolo, tanti i fattori variabili e le varietà con cui si possono sposare (non amo particolarmente le single hop)… il Simcoe è sicuramente uno di quelli che preferisco per le spiccate sensazioni resinose…persistente come i Queens Of The Stone Age, una delle mie band preferite!

Domanda bonus: qual è la tua etichetta per birre preferita e perché?

Nel fantasioso mondo delle grafiche, come già dichiarato, amo l’ironia e il divertimento con cui Mikkeller veste le sue birre..la Black Hole mi ha fatto letteralmente impazzire per il suo aspetto tetro e minimal!
…adoro anche la etichette di Buskers, Fidelius è un’artista pazzesco!
…e anche la Black Betty del londinese Beavertown, la versione in lattina è fantastica! Tenendo in considerazione che il fondatore di questo birrificio è Logan Plant, figlio di Robert Plant (cantante dei Led Zeppelin), non poteva che essere tra le mie preferenze! Rock’n’Roll!!!

Birra artigianale a suon di musica. Queste etichette hanno decisamente vinto. Merito di un fuoriclasse quale Fabio Garigliano. E’ suo l’l’assist che ha mandato in rete il Birrificio della Granda.

Conoscevi Fabio Garigliano? Ti piacciono le birre del Birrificio della Granda?

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