Ecco i risultati del Great American Beer Festival 2012

Dopo il GBBF, un altro acronimo viene annoverato tra queste pagine, andando ad arricchire la copiosa sfilza di manifestazioni birrarie a carattere competitivo. Il GABF, per intero Great American Beer Festival, rappresenta la trasposizione americana di un evento diffuso in tutto il mondo, organizzatto dalla Brewers Association a Denver, in Colorado.

La peculiarità questa volta risiede nelle dimensioni della celebrazione, essendo la nazione coinvolta quella americana, da sempre abituata ai “grandi numeri”, ma anche per via delle dimensioni geografiche del territorio, che può vantare una storia di passione ed esperienza nella produzione di birra. E poi l’America è considerata (a merito) patria natale della “craft beer revolution” (e quindi della diffusione della birra artigianale di qualità).
Questi i grandi numeri di cui si parlava: 48 stati americani presenti, con un totale di 666 (blasfemia) birrifici ed un ammontare complessivo di ben 4.338 birre. Non per nulla si tratta di una delle manifestazioni a carattere brassicolo più grandi e importanti del mondo. Le migliaia di birre presenti sono state suddivise in 84 stili (ma quanti ne esistono, accidentaccio, è impossibile tenerli tutti a mente!), e successivamente soggette a valutazione da parte di 185 giudici. Per ogni stile è stato decretato un vincitore, ed è facile immaginare la valanga di premi che costituiscono il medagliere, al termine delle gare.

Numerosi i premi e le tipologie di birre premiate, quindi. Prima ancora delle birre, però, i birrifici. Questi sono stati divisi prima per tipologia, distinguendo tra birrificio e brewpub (locale che produce birra, presso il quale la si può anche consumare), e poi per dimensioni. Il premio per il miglior microbirrificio è stato assegnato a Funkwerks di Fort Collins, in Colorado. Per le medie dimensioni il premio va a Troegs Brewing Company di Herhey, mentre per le grandi dimensioni vince il Pabst di Los Angeles. Tra i brewpub, sempre nell’ordine piccolo-medio-grande, rispettivamente Devils Backbone di Roseland, The Church Brew Works di Pittsburgh e il Great Dane di Madison. Grande assente, invece, Pizza Port, che aveva negli ultimi anni conquistato le prime posizioni all’interno delle sezioni medio/grandi.

Enorme la partecipazione, come si poteva immaginare, delle IPA di origine americana (203 in totale). Per questo stile, la vincente è stata la Tap It IPA, vittoria che segna l’ingresso tra il novero dei grandi birrifici di un’azienda estremamente giovane, nata appena nel 2010. Di rilievo anche il successo della Haxelnut Brown Nectar del birrificio Rogue, che come lascia intendere il nome stesso, è una produzione alle nocciole. L’eccezionalità di questo risultato sta nel fatto che la birra ha bissato l’oro dell’edizione precedente, confermando le aspettative e le sue potenzialità, mostrando di avere le carte in regola per un futuro di successo.
A seguire, nomi più o meno noti nello scenario brassicolo americano e mondiale. Tra i più noti spiccano sicuramente Sierra Nevada, oro per la Estate Homegrown, che rientra nella nuova categoria intitolata Fresh Hop Ale, ovvero birre prodotte con luppolo fresco, appena raccolto, Firestone Walker e Pizza Port, rispettivamente con 2 ori ed 1 bronzo e 5 ori ed 1 bronzo.
Tra le novità dell’edizione 2012, una varietà di nomi attualmente sconosciuti al mercato italiano. Si spera questo sia solo conseguenza della giovane età di molti dei birrifici coinvolti, piuttosto che di una selezione oculata e restrittiva dei prodotti italiani d’importazione americana.

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