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Ducato Verdi Imperial Stout

Birrificio del Ducato Verdi Imperial Stout. Una birra impegnativa, pare. Che sapore ha il frutto dell’opera birraria di un italiano ispirato dall’America?

Tutto ruota attorno alla città di Roncole Verdi di Busseto. E’ qui che il Birrificio del Ducato ha piantato radici. Ed è qui che ha vissuto il buon Giuseppe Verdi, celebre personaggio italiano al quale questa birra è dedicata. Tanta Italia in formato 33 cl, dunque. Ma non manca l’America e la sua mania di ingigantire tutto. Pare che sia stato proprio un viaggio nel continente americano, ovvero l’assaggio di qualche ipertrofica Stout imperiale a stelle e strisce, a ispirare Giovanni Campari (birraio) e a dare i natali a questa birra. Insomma, c’è tanta roba in questa Verdi Imperial Stout.

Bottiglia da 33 cl, 8,2% abv, lotto 201 14 – assaggiata oltre il TMC previsto, ovvero a 12 mesi dall’imbottigliamento.

Etichetta

Il solito Birrificio del Ducato! Anche questa volta riesce a realizzare un perfetto connubio tra eleganza e piacevolezza. Il format è sempre lo stesso: etichetta bassa a forma di corona con una frase impattante e riflessiva. Perfetto contributo al buon Verdi, che tra l’altro è protagonista dell’etichetta.

Colore

Colore ebano privo di riflessi o sfumature, completamente impenetrabile.

Schiuma

Schiuma non esuberante ma neppure timida. Di media altezza alla mescita, persistente ma non particolarmente aderente. Trama fine e compatta. Colore a aspetto danno vita al classico effetto cappuccino.

Aroma

L’impatto olfattivo non è esaltante invero, ma fin dalla prima annusata si può percepire una graziosa vena torbata, tra il legno ubriaco e l’affumicato. Molto in primo piano gli aromi scuri e le note tostate, mentre sono decisamente più defilate – praticamente marginali – quelle salmastre. E’ un naso molto ruffiano, che ti stuzzica. L’inizio è di pane nero, toffee, farina di castagne, orzo, caffè. Tra la frutta secca ci sono le mandorle dolci e un po’ di nocciola. Ben in evidenza anche il cioccolato al latte, a seguito del quale iniziano a intravedersi profumi di prugna disidratata e amarena sotto spirito. L’ossidazione, come dicevo, è marginale: appena un velo per snellire l’opulenza aromatica, apportando note legnose, liquorose, e un peletto affumicate. Lasciandola riposare le note tostate esplodono, affinando gli spigoli e diventando sì meno morbide ma decisamente più gradevoli: cacao amaro in polvere, fave di cacao, liquirizia, un accenno balsamico appena. Piena.

Gusto

In bocca è ricca e corposa ma ha quella bollicina in più che la rende scorrevole. Lascia un piacevolissimo retrogusto tostato in bocca, che quasi raschia l’arcata palatale, con graffi di cacao e pepe nero. Suggestione a parte, direi che il sapore è quello piccante del peperoncino. Ingresso pieno ma morbido, con passaggio che prosegue in linea retta. Fin qui tutto bene, grazie a un mouthfeel semisolido che mi ha ricordato il frappè. Ma la Verdi Imperial Stout è una birra sostanziosa, di carattere. Difficilmente si lascia trattenere dalle pastoie della mediocrità. A deglutizione avvenuta diventa una pantera, sensuale e graffiante, con la quale rischi di farti male. L’alcol non si vede mai, tranne nel leggero retrogusto, dove comunque prevale la sensazione salmastra a quella liquorosa. Ampio e variegato il parterre di descrittori: crosta di pane, toffee, caramello leggermente bruciacchiato, miele di castagno, orzo e caffè, cioccolato fondente. E ancora: fave di cacao, ciliegia sotto spirito, prugna disidratata. L’unico “problema” è che la sensazione pepata e piccante tende a diventare preponderante già dopo un paio di sorsi, anestetizzando le papille gustative. Capacità di beva definitivamente compromessa, dunque. Non ti resta che berla con moderazione. Esasperata.

La Verdi Imperial Stout mi lascia di due cuori. L’aroma mi ha entusiasmato: un ventaglio di profumi pregevole per pulizia e armonia. Altrettanto in bocca, dove inizialmente l’ho sentita sorprendente. Poi è arrivato il pepe/peperoncino e il giocattolo si è rotto.

In sua arringa è bene ricordare che la birra è stata consumata oltre la data di scadenza. Ritengo comunque difficile che questo possa averla compromessa a tal punto. Non è asfalta-palato come le cugine danesi e norvegesi ma di certo non è una cima di beverinità. Tienilo in considerazione quando decidi di stapparla.

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