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Dry Dock: la chiatta, il pontile e il naufragio

Il Dry Dock è un pub particolarissimo: si tratta di un’imbarcazione “parcheggiata” nel mezzo della città.

Il pub crawl in Inghilterra continua imperterrito: oggi si fa tappa al Dry Dock. Piccolo resoconto delle puntate precedenti: dopo aver visitato ben 13 pub nella città di Oxford mi sono trasferito a vivere a Sheffield. Il lavoro mi ha invece condotto a Leeds, la più grande città della contea del West Yorkshire. Qui si svolge ogni anno il Leeds Festival, evento musicale che ha reso famosa la città. Oltre alla musica ho trovato una scena birraria entusiasmante. Non ho saputo resistere: approfittando delle pause pranzo e dei tempi morti tra la fine del lavoro e il treno per casa mi sono lanciato alla scoperta dei pub locali. Il primo di questi è stato proprio il Dry Dock.

Lo ammetto: visitando il Dry Dock ho fatto peccato.

Contrariamente ai miei principi, mi sono avvicinato a questo locale non tanto per l’offerta birraria quanto piuttosto per il suo aspetto. Comprendimi: tu cosa faresti se vedessi un’imbarcazione piantata a terra nel mezzo di una città? Il Dry Dock è proprio questo: una grande chiatta ormeggiata nel centro di Leeds. La birra la metto per un attimo in secondo piano e mi concentro sull’ambiente. Innanzitutto il beer garden, che contrariamente a qualsiasi logica della fisica non è a terra bensì sul tetto, ovvero sul pontile della nave. E’ graziosissimo, un angolo di pace ritagliato al centro della città. A renderlo ancora più speciale è il giardino che lo circonda, luogo di spensierate bevute sul prato durante le belle giornate.

Il pontile è fenomenale ma la stiva è di una bellezza clamorosa.

Il Dry Dock è ancora più bello all’interno. Immagina di trovarti sul set di Pirati dei Caraibi, magari all’interno della Perla Nera. Oddio, forse l’atmosfera non è così tetra ma c’è comunque tutta la caratterizzazione marittima. Le pareti sono in plastica resinata ricoperta di vernice, la stessa usata per le imbarcazioni. Il tetto è invece in vetro trasparente, consentendo un’illuminazione morbida e una vista suggestiva dell’esterno. L’elemento dominante è il legno, tuttavia non mancano elementi di contesto più tipici da pub (poltrone).

Al Dry Dock ogni giorno è differente.

Per stuzzicare il consumatore l’offerta è stata strutturata in maniera da riempire l’intera settimana. Il lunedì, giorno della mia visita, è quello dedicato al torneo Fifa. Se però ti piacciono i videogiochi ma il calcio non lo riesci a digerire sappi che il Dry Dock dispone di una consolle Sega di tutto rispetto, dove potrai giocare a Sonic – te lo ricordi il simpatico porcospino blu? Se poi ulteriormente ti piace giocare ma non sei un fan dei pixel potrai ripiegare sul tavolo da biliardo o su qualche slot machine.

Non sia mai dovesse venirti fame.

Il Dry Dock offre anche da mangiare. Fedele alla sua identità commerciale, qui troverai quello che un qualsiasi altro pub inglese può offrirti: Burgers, Fish&Chips e qualche succulento piatto a base di carne di manzo o maiale. Non mancano i burritos e qualche piatto asiatico appositamente pensato per i sempre più frequenti vegetariani (ramen, pad thai, halloumi).

Prevedibile: la tap list lascia a desiderare.

Torniamo a parlare di birra. Al bancone ci sono alcuni cask ma sono in realtà la alla mercé dei marchi più crafty del momento (BrewDog, Brooklyn Brewery, Desperados) e qualche blanda Lager industriale. Per fortuna c’è qualche cask in più, sebbene anche in questo caso la qualità è scarsa: Yorkshire Classic, Black Sheep e un sidro chiamato Old Rose.

Yorkshire Golden, 4.2% abv.

Cappello di schiuma sottile ma immortale, di colore perlaceo; trama fine, densa, di aspetto cremoso. Il colore è ambrato scuro con riflessi aranciati; aspetto limpido. L’inizio del percorso olfattivo stempera un po’ gli animi, facendo crollare le aspettative. La nota di testa è leggermente stonata, con quel burroso tipico delle Ale anglosassoni – qui però eccessivo. Il copro è maltato ma sempre poco intenso: pane, cereali, miele millefiori. Il cuore è fruttato e leggermente aspro (buccia d’arancia).

Nonostante la mescita alla spina la carbonazione è assente, mente il corpo è medio. Sensazione tattile gradevole, di pane liquido. L’ingresso in bocca lascia intravedere la presenza watery, la quale viene presto accantonata a favore di un ritorno maltato. Parimenti al naso l’intensità latita. C’è invece una buona pulizia e una discreta caratterizzazione. Le note sono fresche, morbide, a tratti persino fragranti: crosta di pane, miele, frollino, pasta frolla, arancia candita. Fastidioso acetone nel retrolfatto. Finale poco attenuato che viene però prontamente bilanciato dall’asprezza della buccia d’arancia. Banale.

Il Dry Dock s’ha da visitare. Non ha nulla a che vedere coi pub di tradizione anglosassone ma vuoi mettere il piacere di bere birra sul ponte di una nave ormeggiata in mezzo alla città?

Hai mai visitato Leeds? Conoscevi il Dry Dock?

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