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Degustazione edonistica: di che parliamo?

Se ti chiedessi di partecipare a una degustazione edonistica sapresti a cosa mi riferisco? Bastano un po’ di tecnica e lo spirito giusto. Seguimi!

Si è concluso il secondo appuntamento del corso di degustazione birra al quale sto partecipando qui in Calabria. Come la volta precedente voglio condividere con te le impressioni relative alle birre assaggiate. Questa volta, però, una cosa mi ha particolarmente incuriosito: l’espressione “degustazione edonistica”. Ovvero? Si tratta una un’espressione irragionevolmente pomposa – del resto è un lascito del mondo vitivinicolo – per indicare un assaggio attento ma spassionato. E’ bello scoprire, a tre anni dalla mia “redenzione” artigianale, che è quello che ho sempre fatto.

Fuori la prima: Reutberger Kloster Weisse.

Abbondante cappello di schiuma pannosa dalla grana fine, densa e persistente. Colore dorato o meglio oro antico, dall’aspetto opalescente – pur meno torbido rispetto ai canoni stilistici. L’impatto olfattivo suggerisce l’onnipresente banana, acerba piuttosto che matura, dalla discreta intensità e con una punta di zuccherosità candita. Immancabili chiodi di garofano ma ci sono anche camomilla, robusta acidulità del frumento e una ghiotta presenza di pasta frolla e arancia candita. Lentamente si rilassa la parte zuccherina (bubblegum e suggestioni di caramello). In bocca è watery e di corpo esile. Acidulità piuttosto contenuta. Sembra un succo di frutta all’arancia. La banana arriva solo in un secondo momento, matura, seguita da frutta candita. Carbonazione a terra con le quattro frecce. Retrogusto speziato (chiodi di garofano), acidulo (frumento). Acetone nel retrolfatto. Solita nota.

Seconda birra: Den Herberg Bruin.

Belgian Ale della quale disconoscevo sia birra che produttore. Cappello di schiuma generoso di colore ocra, persistente e cremoso. Colore ambrato scuro tendente al bruno con riflessi cola. Impatto olfattivo dolcissimo nel quale si abbracciano caramello, zucchero candito bruno e cioccolato al latte. Brezza ossidata che richiama marsala e salsa di soia. Tanta mandorla e suggestioni di vaniglia. Nel finale la parte floreale incontra un leggero etilico. In bocca ha consistenza tattile leggera, così come leggera e di poche bollicine è di corpo. Nuovamente dolce, si distingue per l’iniziale presenza watery e per il seguito deciso e ricco di tostature, molto più intense che al naso: caffè, cioccolato fondente, tantissima mandorla sul filo dell’amaretto, caramello, frutta rossa sotto spirito. Zuccherina e saporita ma decisa e “tosta”, dal bouquet di malti scuri che arrivano fino al caramello bruciacchiato. Retrogusto lungo e piacevolmente warming. Retrolfatto nutty. Curiosa.

La degustazione edonistica prosegue con la VIÆMILIA del Birrificio del Ducato.

Finalmente un’italiana! Schiuma cremosa e perlacea. Colore dorato tendente al paglierino, opalescente, dai riflessi verdognoli. Impatto olfattivo deciso, fantasticamente ricco di agrumi in buccia. Meglio ancora: zesty. Tanti malti pastosi: fieno, miele di acacia. Perfino qualche spezia (coriandolo). Aroma de-li-zio-so. In bocca è ricca di bollicine senza offuscare la ricchezza citrica e la pastosità maltosa, che ben si sposano assieme e accompagnano l’intera bevuta. Leggero acidulo di frumento. Ottima presenza di crosta di pane nel retrogusto. Birra sadica: condanna a una gran sete grazie al lunghissimo retrogusto amaro, aspro quanto basta. Carota e bastone.

L’ultima della giornata ha spaccato: Caracole Saxo.

Schiuma imponente, fine e compatta, persistente e aderente. Colore dorato tendente all’ambrato, dall’aspetto opalescente e particolarmente frizzante. Viene presentata come Saison ma ho avuto seri dubbi a considerarla tale. Al naso ci sono banana e spezie (chiodi di garofano), acidulità da frumento e bubblegum. Insomma pare una Weizen. La parte Saison emerge dopo il rilascio degli esteri fruttati (buccia d’arancia, lime) con una decisa presenza di spezie (pepe rosa, coriandolo). Presente anche il floreale. In bocca è ricca e deliziosa, con un ampio finale pepato e quasi piccante, pungente. C’è tanto frumento ma soprattutto pane (crosta), ricordi di pasta frolla e arancia candita. Chiude secca, asciutta. La parte warming è magistralmente nascosta. La si percepisce appena nel retrogusto pre-deglutizione e nella persistenza piccante. Vertiginosa.

Fosse sempre così, una degustazione edonistica, sarebbe uno spasso. Esatto: spasso. Per quanto responsabile e consapevole, il consumo di birra artigianale deve rimanere un’attività ludica, di puro piacere. Meglio ancora se condivisa con gli amici.

Che te ne pare delle birre odierne? ne conosci qualcuna? Fammi sapere se ti sono piaciute!

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