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Degustare birra artigianale: niente paura!

Degustare birra artigianale è facile, anche se tutti ne parlano come se fosse un’impresa titanica. Non mi credi? Allora credi a chi ne beve una al giorno.

Mr. UBAG (Una Birra al Giorno) è un personaggio misterioso: nessuno sa chi è o come è fatto. Da anni scrive sul suo blog, lasciando che siano le recensioni a parlare per lui. Il suo progetto è ambizioso: bere una birra per ogni giorno dell’anno. E ci riesce alla grande. Le sue recensioni sono per tutti, dall’esperto al neofita. Per non parlare degli approfondimenti su vita, morte e miracoli del birrificio e della birra in questione. E’ una delle mie letture serali preferite. Ma aspetta un momento: se degustare birra artigianale è così difficile com’è che lui ci riesce ogni giorno? L’ho chiesto direttamente a lui. Ecco cosa mi ha risposto.

Mr. UBAG, benvenuto su Birramoriamoci. La tua identità è un mistero: nessuno ti conosce eppure tutti ti seguono. Anche io, fin dai miei esordi sul web, non mi faccio scappare una recensione. Ecco, recensioni birrarie. Com’è nata l’idea di bere (almeno) 365 birre all’anno?

Ho iniziato collezionando etichette di birra. Il mio perimetro d’azione era principalmente il supermercato. Pian piano sono arrivate anche le cosiddette “birre artigianali”, che per me significavano nuove etichette da aggiungere alla collezione! Il mio palato ha apprezzato la differenza di gusto e dalle etichette l’interesse si è spostato verso le birre vere e proprie. A quel tempo c’erano diversi blog che parlavano di birra, ho iniziato a leggerli con interesse alla ricerca di consigli. Probabilmente anche io volevo dare qualche indicazione a chi cercava informazioni prima di acquistare o no una certa birra, restituendo “il favore” che mi avevano fatto altri blog.

Per molto tempo ho parlato solamente della storia delle birre, evitando volutamente la fase della “degustazione”; di birra ne sapevo molto poco, le mie descrizioni potevano limitarsi ad un inutile “sapore di malto”, “gusto fruttato” o “amaro di luppolo”. Pian piano, con l’esperienza, con letture di libri e con partecipazioni a laboratori o a serate ho iniziato a capirci un pochino di più. Ripensandoci adesso penso che avrei dovuto aspettare qualche altro anno prima di aprire il blog.

Nei tuoi articoli trovo schiettezza, correttezza e costanza ammirabili. I miei complimenti. Entrambi non siamo giudici né valutiamo le birre in base all’aderenza stilistica quanto piuttosto in base al gusto personale. Cosa significa per te degustare birra artigianale? cosa consigli ai nuovi consumatori?

Innanzitutto ti ringrazio dei complimenti.
Guarda.. a me la parola “degustazione” fa sempre uno strano effetto, preferisco sempre usare il termine “bere”, perché la birra mi piace berla. Poi io ho questa passione, o questo “tarlo”, di buttare giù qualche appunto descrittivo.. ma non è assolutamente necessario.

Ai neofiti dico: non abbiate “timore”. E’ birra e basta.

Per berla non dovete necessariamente aprire un blog o mettere voti. Bevetevela e godetevela ma state attenti.
La birra “artigianale” non è sinonimo di “birra buona” ma è purtroppo sinonimo di “birra cara”. E’ un settore che va di moda: in giro ci sono tanti squali che se ne approfittano. Stesso discorso per eventi, laboratori o corsi di degustazione. Prima di buttarvi nell’acquisto di esose birre barricate o partecipare a costosi corsi fatevi un po’ di auto-gavetta per scoprire quello che vi piace e per allenare il vostro palato. Ci sono delle birre molto complesse che necessitano di allenamento e di “competenza” per essere capite ed apprezzate in pieno. Non correte subito a cercarle. Fate un passo indietro, partite dall’ABC, da quelle birre che vengono prodotte da decenni: la Westmalle Tripel la trovate al supermercato a meno di 3 Euro.

Etichette birrarie. Anche tu ne celebri la bellezza. Pensi che per un birrificio artigianale valga davvero la pena di investire tempo e denaro in comunicazione e immagine, volgarmente detti marketing?

Sicuramente sì, ma dipende dal target di consumatore che un birrificio vuole raggiungere. Se ti basta vendere bottiglie e fusti alle sagre di paese puoi anche fare etichette asettiche e chiamare le birre “la rossa” e “la bionda”.
Alla fine è sempre la sostanza che fa parlare di sé: con delle splendide etichette ma delle pessime birre non fai molta strada.

Beer firm che citano codici incomprensibili, date di scadenza poco funzionali e descrizioni povere di contenuto. Ti sei più volte lanciato nel difficile sentiero della trasparenza in etichetta. Cosa può fare il mercato italiano? c’è qualche esempio internazionale da osservare?

Più che sulla trasparenza delle beerfirm (auspicabile, certo) io mi focalizzerei piuttosto sul problema della freschezza della birra.
E’ una caratteristica fondamentale. Quella bella frase “gusto in evoluzione” che troviamo su molte etichette andrebbe sostituita con “gusto in involuzione”, a parte poche eccezioni. Auspico che ci siano sempre più birrifici in Italia che arrivino ad indicare in etichetta la data di produzione/imbottigliamento. La data di scadenza non mi basta.

Gli Stati Uniti possono essere un esempio.

Ormai quasi tutti i maggiori produttori di “craft” indicano la data di produzione. Chi non la mette si sta mettendo in cattiva luce e molti appassionati smettono di acquistare le birre.

Il tuo blog è diventato un vero e proprio archivio della birra. Sono curioso: cosa vedremo nel futuro? c’è qualche ghiotta novità?

Nel 2014 ho iniziato ad ospitare le produzioni casalinghe e quest’anno ho “aperto” alla birre industriali, una al mese. Per il futuro mi piacerebbe organizzare qualche bevuta “alla cieca”, magari un bel confronto “craft” vs “crafty”?

Domanda jolly: qual è il tuo stile preferito e perché?

Saison. E la Dupont è la birra che mi porterei su di un’ipotetica isola deserta. Nei migliori esempi, sono birre semplici da bere ma dotate di una bella complessità.

Domanda bonus: qual è il tuo bicchiere da degustazione preferito e perché?

Ho la pinta nel cuore ma non è certamente il bicchiere ideale per tirare fuori i profumi di una birra. Ho un rapporto amore-odio con il Teku, nel senso che è un ottimo bicchiere da degustazione (non lo riempite sino all’orlo, però) ma purtroppo viene sempre più spesso associato ad un’idea di birra (Gourmet, Sommellerie, etc..) un po’ troppo elevata. Direi che un bel bicchiere a tulipano si può utilizzare con grande soddisfazione per moltissimi stili differenti.

Allora, ti sei finalmente convinto che per degustare birra artigianale non bisogna essere eroi? Al contrario! Prendi appunti, affonda il naso nel bicchiere, fai strane facce sorseggiando una birra e sorridi a chi ti darà del pazzo. Non dimenticare, però, che la tua missione è una: bere. E’ facile ma assicurati di farlo con gusto.

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