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De Molen Amerikaans Bitter

Amerikaans di De Molen. Un birrificio olandese decide di produrre una birra in stile inglese (Bitter). Tu cosa ti aspetteresti?

Amerikaans è l’occasione giusta per ospitare per la prima volta il birrificio olandese De Molen. Un birrificio noto agli “addetti al settore”, meno conosciuto invece per il sottoscritto, che approfitta dell’assaggio per compensare questa grave lacuna. La birra in questione è una Bitter, stile tipicamente inglese, sfacciatamente ammiccante ai luppoli americani – con tanto di dry hopping di Amarillo.

Bottiglia da 33 cl, 4,5% abv.

Colore

Birra di colore ambrato, velato, praticamente torbido, con riflessi rame. Aspetto opaco, in controluce traspare una vivace frizzantezza.

Schiuma

Cappello di schiuma maestoso e imponente; riempie praticamente metà del bicchiere, e rimane saldamente a occupare la posizione per lungo tempo. Buona persistenza, insomma, affiancata da eccellente aderenza ai bordi. Trama fine, aspetto cremoso, colore ocra.

Aroma

Una prima annusata e sono stato costretto ad alzare le mani in segno di resa: il dry hopping c’è, e si sente! Non aspettarti però il massimo dell’eleganza e dell’intensità: c’è sì una vagonatadi luppoli, ma sono piuttosto fiacchi, praticamente “spompati”. Quello che esce fuori è un po’ di tutto. Il fruttato è evidente, con note a metà strada tra l’aggrumato e l’esotico. La sensazione prevalente è però quella di avere sotto al naso un bicchiere di succo di frutta, di quelli industriali per giunta – magari fosse stata una spremuta! – tanto zuccherini quanto stucchevoli. Non manca inoltre un fastidioso sentore, preludio di una possibile infezione, a cavallo tra il diacetile (burro) e il lattico (lactobacilli). Povera la consistenza maltata, praticamente soppiantata dalla frutta: crosta di pane e cereali, leggero frumento, miele di arancio. In chiusura tenue erbaceo del luppolo, che ricorda gli aghi di pino, e una leggerissima presenza etilica.

Gusto

Se al naso è quello che è, in bocca la Amerikaans è di tutt’altro malto. La prima impressione è quella di una birra abbondantemente amara, ma con un amaro distante dalle incisive – eppur “morbide” – bitter inglesi. Qui sono i luppoli americani a farla da padrona, molto più spigolosi e – se vogliamo dirla tutta – molto più “ruffiani”. L’inizio è tondeggiante, il passaggio consistente, ma dura pochissimo, ché subito arriva il finale. Il principio è watery, fulmineo, giusto il necessario per preparare la gola all’arsura che le toccherà immediatamente dopo. E che puntualmente arriva con note aspre e aggrumate, di buona intensità e dalla discreta persistenza. Quello che rimane è un piacevole solletichio in punta di lingua, che ricorda il pepe. Bassa carbonatazione, corpo medio. Anche al gusto si ripete quanto percepito all’aroma: prevale la frutta, prevalentemente gli agrumi (lime, curaçao, cedro), con un minor apporto di frutta esotica (melone retato, ananas, pompelmo, kiwi). Il malto è appena percettibile, mentre è pronunciato il lungo retrogusto, dove ritorna il pompelmo – qui in pompa magna – affiancato dall’arancia e dal nocciolo di pesca. Seppur in misura minore rispetto al naso c’è anche quella sgradevole sensazione di succo di frutta andato a male.

Il primo incontro col birrificio olandese, debbo ammetterlo, è stato deludente. Bottiglia sfortunata? Chissà! Mi rimetto ai prossimi assaggi per un giudizio più esaustivo su un birrificio che, a quanto si legge in Rete, fa birre di tutt’altra pasta. Amerikaans, sarà per la prossima!

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2.2
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