De Kievit, il nome della nuova birra trappista

Il mondo birrario è (per fortuna) in costante fermento, e le novità, riguardanti i birrifici e le loro produzioni, si susseguono a ritmo incessante. Tra queste buone nuove, tuttavia, alcune risaltano particolarmente all’occhio, giocoforza l’attenzione mondiale che vi è proiettata. é il caso del recente annuncio della nascita di una nuova birra trappista.

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Il birrificio trappista, con nome De Kievit, il secondo di origine olandese (dopo La Trappe), fà salire a nove il numero delle produzioni trappiste. La notizia è diffusa in rete da pochi giorno ma, cari lettori, dovrete armarvi di pazienza: la prima birra, dal nome Zundert, non sarà disponibile probabilmente prima di fine anno. I monaci De Kievit hanno deciso di lanciarsi nella produzione birraria, come già avvenuto per altri monasteri trappisti, seguendo il naturale percorso tracciato dall’esercizio dell’attività agricola, già praticato all’interno delle mura del monastero. Il lavoro agricolo, secondo le regole della Stretta Osservanza, cui i monaci trappisti devono necessariamente attenersi, è destinato a produrre le entrate monetarie necessarie a finanziare le spese del monastero, la crescita comunitaria, la preghiera, le attività benefiche. Anche la birra, storicamente bevanda dei monaci, avrà questo scopo.

Al momento non sembrano essere state rilasciate ulteriori dichiarazioni, e poche sono le informazioni in merito. Vi invito a tenere d’occhio il sito del nuovo birrificio trappista, ancora in fase di costruzione. Anche il sito dell’associazione internazionale trappista è un buon punto di riferimento per futuri aggiornamenti. Staremo a vedere, allora, se la notizia diverrà reale, o se si tratta dell’ennesima bufala.

Fregiarsi del famoso logo esagonale con la scritta “Authentic Trappist Product” fà sicuramente gola a tante abbazie. Del resto, non è neanche troppo lontana (neppure un anno) la notizia dell’ingresso sul mercato dell’ottavo birrificio trappista, l’austriaco Engelszeller. Sembrano essersi quindi ridotti sensibilmente i tempi di attesa necessari alla nascita di un nuovo birrificio trappista. Molti lo considerano un problema, nella misura in cui l’affacciarsi della produzione trappista sul mercato mondiale, con la sua anima affarista e la conseguente espansione della produzione, equivarrebbe ad una riduzione della qualità. Secondo me non è una conseguenza necessaria. Piuttosto temo vada perduto  quell’alone di “mistero” e venerazione che ruota attorno alle produzioni birrarie trappiste, all’attività dei monaci e alla vita di monastero. Sarà il mercato a rispondere. Amen!

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