the cremorne pub crawl sheffield

Cremorne: rosso, polveroso e affascinante

The Cremorne è il pub della porta accanto: un po’ sciatto ma ancora pieno di fascino.

Il mio viaggio alla scoperta della Sheffield (Derbyshire, centro Inghilterra) da bere inizia con una tappa al The Cremorne. Questo vetusto pub si trova in una delle vie principali della città: London Road. Non è la via commerciale ma questo poco importa, visto che la mia meta sono i pub. The Cremorne è situato fronte strada e gode di ampio spiazzo esterno. Impossibile confonderlo: il suo colore rosso non passa inosservato. Ed è lui a caratterizzare la facciata esterna assieme all’abbondante addobbo floreale. E poi, per non farsi mancare nulla, è rosso anche l’interno (sedute in pelle e vetrate).

The Cremorne è piccino ma tanto carino.

Entro. L’interno è abbondantemente luminoso. A renderlo tale è la presenza di vetrate, corredate da tende in tessuto. La prima impressione è quella di un vero pub inglese segnato dal tempo. A dare il benvenuto è l’immancabile bancone, disposto in orizzontale lungo il corridoio. Corredano la stanza una manciata di tavoli, tanto legno antico e l’odore acre della polvere che ha messo residenza nel mobilio e sulle tende. In un certo qual modo sembra di stare in una baita di montagna. L’impressione è avvalorata dalla saletta munita di camino – ormai sostituito da una stufa a pellet – con le pareti di mattoni. Infine c’è un’area dedicata al divertimento, con musica e un paio di slot machine per gli inguaribili del gioco d’azzardo.

Vetusto invero ma l’offerta birraria è giovine e arzilla.

Al The Cremorne si può dire qualsiasi cosa ma sul fronte birrario nulla da eccepire. Sul bancone sono disposte ben 11 spine e 10 handpump (di cui 2 sidri). Sono ovviamente queste ultime a calamitare la mia attenzione. E’ un pub in vero stile inglese e come tale non c’è cibo degno di nota. Se però subentrato i morsi della fame c’è comunque con cui stuzzicare l’appetito: panini, qualche spuntino leggero e persino la pizza.

Kelham Island Brewery, Best Bitter, 3.8% abv.

Schiuma poco spessa ma densa, cremosa, di colore panna; persistente e aderente. Colore ramato con riflessi aranciati; aspetto limpido. Il naso è delicato eppure intenso. La nota di testa è maltata (crosta di pane), il corpo idem con patate (pasta frolla, frollino, principio di caramello, zucchero candito)più un po’ di frutta (arancia candita, nocepesca). Il cuore vira sulla frutta secca. Ma non è la classica nocciola: si tratta piuttosto di mandorla dolce.

La prima sorsata è leggerissima, poco più di un bicchiere d’acqua. Consistenza tattile morbida, corpo da medio a pieno, totale assenza di bollicine. Ne risulta una birra scorrevolissima, che va giù alla velocità di un raggio-missile. Si conferma quanto percepito al naso, ovvero la simbiosi tra note maltate e fruttate. I malti sono morbidi, “annacquati”: crosta di pane, biscotto gelato, cereali. La frutta è qui ricca di polpa zuccherina (arancia, pesca). Ma soprattutto ci sono le tanto attese tostature. Si parte leggeri (biscotto al cacao, reminiscenze di caffè) per poi acquisire spessore e intensità (cioccolato fondente a bassa percentuale). Il tutto impreziosito dalle note rosse di uva sultanina. Chiude il cerchio il suggerimento di mandorla (Amaretto). Retrolfatto di buccia d’arancia, retrogusto aspro nato dall’incontro tra frutta secca (nocciola) e arancia. Intrigante.

Raspberry Blonde, Saltaire Brewery, Fruit Ale, 4% abv.

Colore oro vivido con sfumature dorate e aspetto limpido. Non bisogna neanche avvicinarla al naso per capire che i lamponi sono l’ingrediente caratterizzante. L’etichetta ne anticipava la presenza ma giammai avrei immaginato la loro presenza potesse spingersi fino a questo punto. Intensità notevole, tanto da dare l’impressione di qualcosa di consistente, gelatinoso. I lamponi coprono anche lo spazio delle note di corpo. Solo nel cuore rimane un po’ di spazio per lo speziato (anice).

In bocca va meglio. I lamponi sono ancora l’ingrediente di punta ma lasciano spazio a tutto il resto. Zero bollicine, corpo medio e mouthfeel morbido, quasi gelatinoso. Eppure i lamponi non sono la prima cosa che si percepisce. Fanno piuttosto da trampolino di lancio all’intera bevuta. C’è un po’ di confusione: crosta di pane, cracker, cereali; arancia candita, caramello liquido, melone, pesca a pasta gialla. Finale che sembra un esercizio di stile, attenuato in maniera suprema. Se tutto ciò non bastasse ci pensa la chiusura tostata di pane e frutta secca (nocciola) a bilanciare le parti in causa. Retrolfatto di gelatina di lamponi, retrogusto tostato (toast) e nocciolato. Graziosa.

Topaz, Pictish Brewery, IPA, 4.4% abv.

Colore oro antico con riflessi paglierino e aspetto limpido. Come dice l’etichetta si tratta di una birra monoluppolo (Topaz, australiano). Un luppolo gradevole e poco ruffiano, esattamente l’opposto di un luppolo fruttato americano. Lo descriverei come erbaceo (cicoria), speziato (noce moscata) e leggermente terroso, riconducibile alla campagna, alla gramigna e all’esplosione primaverile dei fiori (geranio). Oltre al luppolo ci sono anche cracker, cereali, melone retato, arancia candita.

In bocca il luppolo si rivela caratterizzante ma più modesto. Carbonazione a terra con le quattro frecce, corpo medio e mouthfeel leggero. Il profilo gustativo ha tendenza dolce ma viene equilibrato dall’asprezza fruttata e dall’amarezza erbacea. Pane, cereali e miele millefiori aprono le danze. Dopodiché ci sono frutta (melone, arancia, pesca), buccia d’arancia, fieno ed erba. Finale secco, amaro e lunghissimo, persistente. Retrolfatto di arancia candita, retrogusto aspro di buccia d’arancia. Peperina.

De-li-zio-so! Anche se il tempo ha lasciato i segni il The Cremorne rimane una piccola bomboniera. Al suo interno, oltre alla polvere, si respira l’aria di un pub longevo ma dallo spirito giovane. E’ la birra la sua fonte di eterna giovinezza.

Hai mai visitato Sheffield? Conosci il The Cremorne?

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