Cosa significa birra artigianale? Parte prima

Lo sapevi che la birra artigianale è in pericolo? Ancora oggi infatti, nonostante il fermento del settore, non esiste una definizione di birra artigianale.

La birra artigianale è un fenomeno che ha portato l’intera Italia (birraria) in fermento, e che in tutto il mondo coinvolge sempre più persone. Se ne parla tanto, ovunque: per strada, nei locali, sui social network…notizie e curiosità si susseguono incessantemente, coinvolgendo chiunque, appassionati e curiosi. Eppure, sebbene sia sulla bocca di tutti, la birra artigianale rimane un argomento spesso incompreso o compreso solo parzialmente. Anche se solo in parte, questo è dovuto alla mancanza di una sua definizione univoca e oggettiva.

birra artigianaleEbbene si, non esiste in Italia un disciplinare di produzione o una precisa definizione di birra artigianale. Qualcuno (in particolare Unionbirrai) ci ha provato, in passato, e probabilmente ancora oggi l’intenzione è quella di riuscire nell’intento, ma le difficoltà sono tante. L’inquadramento del prodotto, innanzitutto, che rende necessario trovare un giusto compromesso tra contenuto ampio o ristretto, ma soprattutto la rapida evoluzione del settore e dei suoi attori, che ha più volte scardinato le definizioni precedenti.

Innanzitutto concentriamoci sulla parola “artigianale”, termine col quale si indica una produzione svolta totalmente o prevalentemente dall’artigiano con mezzi rudimentali, distinguendosi così dalla produzione di tipo industriale. Subito un paio di spunti riflessivi. Il primo ruota attorno alla parola “rudimentale”. Significa impiegare mezzi e strumenti antichi, mossi magari da lavoro fisico e manuale. Nelle industrie, visto il volume di produzione, ci si affida a procedure standardizzate che fanno uso esclusivo di strumentazione automatica e tecnologicamente avanzata.

Anche nei birrifici artigianali, tuttavia, è sempre presente un impianto, che automatizza una o più parti del processo produttivo. Ne consegue che artigianale e rudimentale non sono sinonimi. Semmai si potrebbe distinguere la produzione industriale (interamente automatizzata), da quella artigianale (solo parzialmente automatizzata), affiancata da attività spesso manuali come l’etichettatura o l’imbottigliamento.

Il secondo spunto riflessivo è quello relativo alla persona dell’artigiano, ovvero la mente (e le braccia) che realizza la birra. Che si tratti di una sola persona o di un gruppo di persone, l’elemento essenziale è la “presenza” di una figura di riferimento. La birra è il prodotto finito, ma è ancor prima il risultato di una ricetta pensata, sperimentata e affinata da una persona (o un gruppo di persone) che, per passione, si è impegnata a trasformare una semplice idea in realtà. Elemento fondamentale è quindi la relazione tra il birraio e le sue “creature”, che si traduce sia nella trasmissione del carattere umano alle birre, sia (e questo è fondamentale) in quella sorta di associazione psicologica che si crea tra un birrificio, le sue birre e chi le produce. E che, in qualche modo, produce un effetto rincuorante, quasi familiare, lontano dalla logica del “freddo” consumo fine a sè stesso.

Questo determina una forte distinzione con la birra di stampo industriale, priva di legame “umano”. Il direttore, il presidente, l’amministratore delegato…tutte figure importanti, che si occupano dell’amministrazione e di far “quadrare i conti”, ma che probabilmente considerano la birra solo un business, uno strumento di investimento ed una fonte di guadagno, senza conoscerne le caratteristiche organolettiche, le tecniche e le metodologie di produzione. Potrebbe essere allora l’operaio, ma vi sfido a trovare, in mezzo a centinatia, migliaia di operai addetti alla catena di produzione, quello che “rappresenta” la birra prodotta. Nella speranza non sia stato licenziato prima…

Siamo solo agli inizi, ma sembra già impossibile dare una definizione di birra artigianale senza coinvolgere la componente umana, emotiva e sentimentale. Prima di proseguire, vorrei soffermarmi sulla figura del birraio. Anche per voi è immediata l’associazione tra birre e birraio, e viceversa? Nel definire la birra artigianale, é giusto considerare questo legame?

3 commenti

  1. Secondo me per cercare di dargli un senso concreto si è finiti a dargli un senso filosofico… e non credo sia questo lo scopo dell’articolo.
    Io partire dalle certezze, ovvero la dimensione (come quella che distingue l’Algida da un gelateria artigianale), gli altri due punto sono la pastorizzazione e il filtraggio… ma a quanto pare questi ultimi due punti neanche sono più affidabile visto che anche i grandi produttori ormai per accaparrarsi il pubblico dell’artigianale stanno uscendo con prodotti non pastorizzati e non filtrati (tipo l’ichnusa mi pare).
    Ovviamente il discorso romantico a me piace un sacco, ma se è una legge/definizione istituzionale che cerchiamo non credo sia molto utile.
    😉

  2. é corretto quello che dici, e ammetto (da appassionato) che per la birra artigianale (ma sarebbe potuto succedere anche in un altro campo) si è cercata di dare una definizione abbastanza idealistica, immaginaria piuttosto che reale.
    In questa prima parte dell’articolo ho voluto sia mettere in discussione l’oggettività dei fattori numerici, certi fino ad un certo punto: per pastorizzazione e filtrazione hai risposto tu stesso, per la dimensione è effettivamente un ottimo punto di partenza, ma lo sarà finchè 1)l’industria non applica il principio del “fatta la legge trovato l’inganno” 2) il “grande” birrificio artigianale cresce al punto da superare il limite.
    Ho letto di una situazione analoga fuori dai confini nazionali.
    Secondariamente, credo una componente “umana” sia imprenscindibile. Il problema è come renderla oggettivamente valevole. Forse non è facile, forse non ci si è impegnati abbastanza finora.
    Una definizione “istituzionale” è necessaria, senza si creano troppi danni agli addetti di settore, produttori soprattutto, e rafforzerebbe l’utenza del movimento artigianale.

  3. il legame tra birraio e prodotto è necessario perché la birra possa essere definita artigianale, ma non basta.
    ciò che rende la birra artigianale è soprattutto il suo essere migliore. in tutti gli aspetti.
    al birraio, quello vero che non fa solo il manager, interessa che la sua produzione sia speciale: a partire dagli ingredienti, che devono essere di prima scelta(e non bada a spese), tutto viene fatto con passione e scrupolo:ricerca per affinare le ricette, varietà delle birre prodotte, complessità organolettica e gustativa .
    ciò che rende la birra un prodotto artigianale, distinto da quella industriale, è il diverso interesse che muove chi la birra la fa: il mastro birraio fa birra, meglio che può, l’industria fa soldi, a tutti i costi, anche a discapito della birra.
    l’industria è costretta ad inseguire il consumatore.
    chi ama la birra artigianale sa che non basta una vita per riuscire ad assaggiare tutte le meraviglie del mondo brassicolo.
    una legge dovrebbe tener conto soltanto della qualità del prodotto. che poi sia possibile fare birra artigianale su grande scala, ormai non è più un paradosso. ( un esempio fra i tanti è brewdog)

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