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Corsi birra: Accademia delle Professioni e Lab4Beer

Corsi birra fantastici e dove trovarli: all’Accademia delle Professioni, in aula con Lab4Beer.

Mi piace la birra a tuttotondo: l’assaggio, la spiego, l’abbino al cibo in maniera stravagante e nel tempo libero frequento corsi birra. Ecco, tempo libero. Prima di arrivare al succo del discorso fammi fare un veloce preambolo “filosofico”.

Stiamo vivendo un periodo storico – ahimè – eccezionale e il tempo, prima sfuggevole, è finalmente tornato prepotentemente a fare parte della nostra vita. Un ritorno inaspettato che ci ha preso in contropiede: non eravamo più abituati ad avere tempo, non in questa mole. E’ il limite della società in cui viviamo. E adesso che si fa con questo esubero di tempo?

C’è chi lo inganna guardando la nuova serie tv su Netflix, chi trasforma la cucina in un forno in piena attività, chi riprende vecchi libri polverosi. E c’è chi frequenta corsi birra, fa formazione, studia. Perché per quanto lunga possa essere, anche la quarantena passerà. E bisogna essere preparati ad affrontare il futuro. Non sarà un futuro “normale”, scordatelo. La normalità non esiste più e non esisterà per un bel po’. A pandemia rientrata avremo sconfitto un nemico invisibile ma dovremo affrontare un’altra piaga: il dissesto economico. Buona fortuna a tutti quanti noi.

Corsi birra, andiamo al mosto del discorso.

Smetto di fare l’uccello del malaugurio e inizio a parlare di cose assai belle. Perché si dice che dalla crisi nascono le opportunità e io ci credo. E’ quello che crede anche Nicola Coppe, birraio – prima l’homebrewing Brewhouse Rock, poi le acide Bionoc e più recentemente il Sake dal gusto italiano  – poi nelle vesti di fondatore e consulente di LAB4BEER, progetto itinerante che sensibilizza i microbirrifici su un aspetto troppo spesso trascurato, ingiustamente: il controllo qualità.

Nicola è da anni Docente dell’Accademia delle Professioni, dove si trova un moderno Laboratorio di Chimica e Microbiologia realizzato con il contributo dell’Università Ca’Foscari. Insieme hanno trasformato uno dei corsi birra presenti nella didattica tradizionale in un ciclo di lezioni online completamente gratuite. Un calendario di otto lezioni, arricchite dalla partecipazione di ospiti, all’interno di una capiente aula virtuale e interattiva di ben 250 persone. Ed ecco l’opportunità di cui parlavo in introduzione.

Perché fare il controllo qualità?

Il corso si apre con questa domanda. La risposta merita di essere articolata, perché molteplici fattori contribuiscono alla risposta. Si può considerare alla stregua di un investimento che il birrificio di turno realizza, assieme ad altri, per migliorare l’efficienza produttiva, la qualità e la costanza qualitativa. E anche per prevenire imprevisti, con costi e danni di immagine al seguito. Ebbene sì, anche nella birra vale il detto “prevenire è meglio che curare”. Un investimento il cui riscontro è difficile da determinare ma che certamente, come qualsiasi altro, contribuisce al ritorno economico futuro del birrificio.

Nella prima lezione è emersa l’amara verità: il controllo qualità è imprescindibile per qualsiasi birrificio. Amara semplicemente perché costa. In questo senso è bene osservare le best practises dei birrifici industriali, dove il controllo qualità rappresenta la voce di costo più importante dopo il marketing.

Lo stesso Nicola, durante la lezione, fa notare che un certo Sierra Nevada, quando ancora non era Sierra Nevada, ha investito in controllo qualità sin dal primo giorno. Perché chi conosce la materia sa che la peggiore infezione è quella che non hai mai preso. Cosa significa? In termini meramente economici significa che un maggior costo attuale si traduce in minori costi e maggiori guadagni futuri. Del resto guarda dov’è adesso Sierra Nevada!

Il concetto chiave è il rapporto costi/benefici.

Giustamente un microbirrificio non può sostenere un investimento di tale portata, palesemente esagerato. E’ però utile stressare il concetto di autocontrollo, che dipende dalle conoscenze del birraio e dal suo timore verso “ciò che non si vede”. Ma c’è una verità che nessuno dice, ovvero che non bisogna fare tutto internamente.

Si può demandare, ricevere consulenze, richiedere analisi a un laboratorio dedicato. Tutte le analisi? Assolutamente no: alcune sono essenziali, altre sono utili, altre superflue. Il concetto chiave è sempre il rapporto costi/benefici e tutto dipende dalle dimensioni del birrificio. L’autocontrollo in particolare

Tra le analisi di laboratorio, chimiche e microbiologiche, rientra l’analisi sensoriale a me tanto cara. Ovvero l’addestramento di un manipolo di soldati, esperti nell’uso di armi quali vista, aroma e gusto, che affianchino o addirittura sostituiscano le analisi di laboratorio per determinare l’esistenza di difetti della birra (off-flavors) prima o dopo la commercializzazione. Costi contenuti e grande ritorno d’immagine.

In aula con me c’erano appassionati, degustatori, birrai casalinghi e professionisti. Insomma, un bel gruppetto. Ciascuno porta con sé in aula il suo background le sue motivazioni personali ma tutti condividiamo un fine superiore: la qualità. E’ lei che da sempre guida la mano del birraio, in un percorso di perfezionamento che richiede perseveranza, tempo e conoscenza. La prima dipende da ciascuno, il secondo finalmente lo abbiamo, la terza è un’opportunità che possiamo e dobbiamo cogliere.

Chi fosse interessato a partecipare ai prossimi corsi birra troverà tutte le informazioni e il modulo di partecipazione sulla pagina dedicata dell’Accademia delle Professioni. Ci vediamo in aula, adesso corro a studiare!

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